domenica , 25 febbraio 2018
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Golpe in Libia: un’altra primavera diventata inverno?

Gheddafi non c’è più. E questo è un dato di fatto. Ma cosa stia avvenendo in Libia non è per niente chiaro. A rendere offuscata la situazione, infatti, è la notizia rilasciata da Al Arabyia secondo cui nel Paese parrebbe essersi verificato un golpe ad opera delle milizie di Khalifa Haftar. Haftar sembra abbia preso il controllo dei principali centri nevralgici della capitale: a rendere la situazione enigmatica è la nota del governo libico secondo cui non sarebbe vero che il Parlamento e lo stesso governo siano stati destituiti o che nel Paese sia in atto un trasferimento di poteri.

Con un documento articolato in cinque punti, Haftar ha chiesto inter alias la nomina di un Primo Ministro che possa governare fino a nuove elezioni. “Il colpo di Stato è stato necessario per intervenire contro le milizie che hanno portato il caos nel Paese“, ha dichiarato Haftar, aggiungendo: “Ci siamo riversati nella capitale per respingere eventuali attacchi delle milizie, abbiamo l’appoggio del popolo”.

La situazione a Tripoli è calma e dalle informazioni che giungono non si percepirebbe che qualcosa possa cambiare nelle prossime ore. Il Ministro della Difesa Abdulah al-Thani, tuttavia, ha parlato di un colpo di Stato sventato e ha fatto sapere che sono già stati emessi i mandati d’arresto per i protagonisti della vicenda. “La situazione a Tripoli è sotto controllo”, ha dichiarato il premier libico Ali Zeidan, anche se altre fonti vicine al governo precisano che “tutte le istituzioni sono in stato di allerta”.

Anche nelle altre città del Paese la situazione è tranquilla. Le milizie di Zintan e i gruppi vicini all’Alleanza delle Forze nazionali, il partito politico guidato da Mahmoud Jibril, hanno preso le distanze da Haftar, così come il più insofferente Partito della Ricostruzione e della Giustizia e le potenti milizie di Misurata. Una cosa però è chiara: il governo è fragile a causa dello scontro con le varie fazioni politiche e le brigate ribelli che rendono la Libia un’area ancora non del tutto ordinata.

Anche le forze armate risentono della divisione interna al Paese e dunque pare che non abbiano la necessaria massa critica per portare a termine una transizione politica. Già durante le fasi finali della rivoluzione, il Consiglio Nazionale di Transizione (CNT) aveva tentato invano di costruire una forza militare nazionale e una forza di sicurezza interna, tuttavia la divisione tra le milizie locali prevalse. A questa situazione, probabilmente, ha anche contribuito la programmata e poi mancata missione dell’Unione Europea nel Paese.

Infatti, già nel 2011 il Consiglio Affari Esteri approvò il piano per una missione militare – Eufor Lybia – che avrebbe condotto un contingente guidato dall’Italia inizialmente a rispondere alla crisi umanitaria, poi a fornire assistenza tecnico-militare al CNT. Tuttavia la missione era subordinata ad una richiesta ufficiale delle Nazioni Unite, richiesta mai pervenuta a Bruxelles e, dunque, il piano operativo fu accantonato lasciando le forze armate libiche a loro stesse.

L’Unione Europea, rispondendo ad una richiesta del governo libico, ha poi avviato un’altra missione nel quadro della PSDC, assistendo le autorità e le deboli forze armate nella gestione dei confini, diventati particolarmente permeabili dopo la guerra. L’importanza di EUBAM Libya emerge soprattutto se si considerano gli interventi avviati precedentemente dall’UE nel Sahel. Infatti, le missioni in Niger e in Mali nascono per contrastare le attività di cellule fondamentaliste islamiche che hanno hanno trovato asilo nel Sahel, approfittando del caos generato dalla crisi libica. Inoltre, a seguito dell’apertura degli arsenali di Gheddafi durante le fasi più acute della guerra civile, queste cellule hanno iniziato a varcare i confini del Paese per esportare armi da impiegare in altri teatri. La debolezza delle autorità governative libiche lungo i confini nazionali ha dunque imposto la necessità di richiedere un contributo internazionale ed evitare ulteriori destabilizzazioni del Paese a causa di forze provenienti dall’esterno.

A causa della divisione delle forze armate, pare che un tentativo di destabilizzazione sia però riuscito ad emergere dall’interno. Ma il mancato golpe, almeno per il momento, tranquillizza l’Europa che sa quanto l’equilibrio in Libia sia fondamentale per la gestione dei flussi migratori. L’intervento europeo per la gestione dei confini esterni e la divisione interna delle forze armate, forse, sono oggi la maggiore garanzia affinché nessun gruppo organizzato abbia la forza necessaria ad alterare lo status quo libico.

In foto i membri di una milizia a Tripoli (Foto: Wikimedia Commons -http://flickr.com/photos/[email protected]/6836737573) 

L' Autore - Aldo Carone

Laureato con lode presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha condotto la propria tesi di laurea utilizzando un approccio multidisciplinare utile a descrivere da diverse prospettive le politiche di sicurezza e difesa dell'Unione Europea. Ha frequentato corsi presso la London School of Economics and Political Science, l'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) e l'Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali (ASERI). Attualmente è iscritto al corso magistrale di Relazioni Internazionali - curriculum di Strategia e Conflitti Internazionali – presso l'Università Alma Mater Studiorum di Bologna. Per Europae si occupa di tematiche relative alle politiche europee di sicurezza e difesa, di relazioni UE-USA e di conflitti internazionali.

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One comment

  1. arnaldo guidotti

    non menziona SBCS Southern Border Control System promosso da UE e da realizzare da Italia SELEX. Una settimana fa’ vi e’ stato il via ufficiale.
    EUBAM NON ANCORA ATTIVO?

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