martedì , 20 febbraio 2018
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Razzi sparati da Gaza su Israele © Israel Defence Forces - www.flickr.com, 2014

Hamas fuori da lista nera UE, il Consiglio fa ricorso

Il 17 dicembre 2014 la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha espresso il suo giudizio nel caso Hamas v. Consiglio, annullando le misure prese dal Consiglio dell’Unione Europea in merito alla designazione di Hamas come organizzazione terroristica.

Le sentenza su Hamas e il riconoscimento della Palestina

La vicenda si riferisce all’adozione della Posizione Comune adottata nel settembre 2001, all’indomani dei tragici fatti di New York, con la quale venivano sancite le misure dell’UE per combattere il terrorismo internazionale, comprendenti, tra l’altro, il congelamento dei fondi per i presunti appartenenti a organizzazioni terroristiche inscritte in una black list (lista nera). Tra queste figurava anche Hamas.

La Corte ha giustificato la sua decisione sostenendo che ci fossero dei vizi procedurali.  La trascrizione sulla lista nera deve avvenire dopo un’attenta analisi di atti e fatti rilevanti, eseguita da un’autorità competente in materia. Dall’esame degli atti processuali è emerso che le misure contro Hamas, nello specifico al suo braccio armato delle Brigate Izzedin, siano state fondate su “imputazioni fattuali derivanti dalla stampa e da internet”.

La sentenza della Corte è stata solo l’apice di una serie di fermenti legati alla questione mediorientale, che hanno interessato l’Europa alla fine del 2014. Infatti, nell’ottobre del 2014 il Parlamento svedese votava il riconoscimento della Palestina, divenendo il primo Paese UE a prendere un’iniziativa di rilievo in merito.  Negli stessi giorni il Parlamento Europeo votava una risoluzione per il riconoscimento in linea di principio della Palestina, in base ai confini del 1967, appoggiando la soluzione di due Stati con Gerusalemme capitale, in un certo senso dando un seguito “istituzionale” alla Dichiarazione di Venezia del 1980.

Le reazioni

In questo clima favorevole alla causa palestinese, le reazioni alla decisione della Corte non si sono fatte attendere. Il Primo Ministro israeliano Benyamin Netanyahu si è scagliato contro l’ipocrisia europea,  affermando, forse con un tocco di esagerazione, che “troppe persone in Europa, nella stessa terra dove 6 milioni di ebrei sono stati massacrati, non hanno imparato alcunché”, sollecitando una repentina risposta europea.

La risposta da parte dell’UE è stata altrettanto tempestiva e abbastanza diplomatica, affermando che la decisione della Corte era stata di natura puramente “legale e non politica”, tanto che il Consiglio dell’UE ha deciso di impugnare la sentenza. Pertanto, volendo in qualche modo rassicurare Israele, si è voluto specificare che “come risultato della procedura di appello, gli effetti del giudizio sono sospesi fino al prossimo esame della Corte di Giustizia”. Hamas resta per tanto nella black list dell’UE delle organizzazioni terroristiche.

Inoltre l’Alto Rappresentante per la Politica Estera, Federica Mogherini, ha precisato che si stanno studiando eventuali misure da adottare nel caso la sentenza venisse riconfermata in appello. Questo anche per evitare casi simili, soprattutto in vista del consolidamento dell’impegno UE a combattere il terrorismo internazionale in maniera più radicale dopo gli attentati di Parigi. Positive sono state solo le dichiarazioni dell’avvocato di Hamas, Liliane Glock, sostenendo che il giudizio della Corte ha mostrato al mondo intero la legalità di Hamas.

Le conseguenze della conferma della sentenza

L’UE sarebbe disposta ad avere un nuovo interlocutore in Palestina, anche in seguito all’accordo tra Hamas e l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina per un nuovo governo di unità nazionale? O l’Europa prenderà le stesse misure del 2006, quando, oltre alle sanzioni ad Hamas, sospese gli aiuti europei al governo palestinese?

Hamas, dal canto suo, dovrà decidere se rettificare o meno la propria missione, riconoscendo l’esistenza di Israele e dando vita ad una nuova fase del processo di pace in Medio Oriente. La stessa reazione di Israele costituisce una grande incognita: provvederà ad un raffreddamento delle relazioni l’UE, privilegiando quelle con i singoli Stati membri oppure chiederà, come sempre, supporto agli Stati Uniti, nell’influenzare le politiche UE in Medio Oriente?

Queste e altre domande avranno una risposta, una volta che la Corte si pronuncerà nuovamente sulla questione: fino ad allora è difficile prevederne gli effetti reali.

L' Autore - Stefania Carbone

Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche all’Università di Siena ed ho ottenuto il Master in European Interdisciplinary Studies al Collège d’Europe-Natolin Campus con una tesi sull’esternalizzazione delle politiche europee in materia di asilo. Sono appassionata di relazioni internazionali e diritti umani.

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