18comix

Hollande nel Caucaso: il rinnovato interesse per la regione

Si è conclusa martedì la tre giorni transcaucasica di François Hollande, di rilievo per la politica estera dell’intera UE. La Francia è infatti da tempo il Paese membro più attivo nella regione, basti pensare al ruolo di mediazione svolto da Sarkozy, durante il conflitto russo-georgiano del 2008, oppure al mezzo milione di armeni residenti in Francia. Per non parlare della copresidenza francese del Gruppo di Misnk dell’OSCE che cerca di trovare una soluzione pacifica per il Nagorno Karabakh.

La visita è iniziata l’11 maggio a Baku, dove Le President ha incontrato il suo omologo azero Ilham Aliyev e i rappresentanti della società civile e dell’opposizione. Ha poi presenziato al business forum franco-azero ed all’inaugurazione del liceo francese. Non son mancati gli spunti di interesse. Durante la conferenza stampa seguita all’incontro tra i presidenti, ad una domanda su Mirkadirov e i coniugi Yunusi, Aliyev ha spudoratamente dichiarato che in Azerbaijan nessuno viene arrestato per motivi politici.

Le organizzazioni per la tutela dei diritti umani invece parlano di almeno 130 prigionieri politici. Tra l’altro il 14 maggio, malgrado non detenga i requisiti neppure per esserne membro, l’Azerbaijan ha assunto la presidenza del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa. Durante la visita è stato anche firmato un accordo per la creazione di una camera di commercio franco-azera e sono stati firmati 17 documenti riguardanti la cooperazione economica. Il volume d’affari tra i due Paesi nel corso del 2013 è aumentato del 50% rispetto al 2012.

Si è parlato anche del Nagorno Karabakh. L’incontro infatti si è tenuto nel giorno del 20° anniversario dell’entrata in vigore dell’Accordo di Bishkek. Dopo anni di stagnazione, la questione sta tornando sull’agenda di vari governi: la settimana scorsa al Fondo Carnegie a Washington, James Warlick, copresidente del Gruppo di Minsk, aveva proposto a nome del governo USA un piano di 6 punti per la risoluzione del conflitto: 1) definire uno status provvisorio per il Nagorno Karabakh, 2) garantire la sicurezza e l’autogoverno dell’entità, 3) restituzione all’Azerbaijan dei territori occupati dalle forze armene al di fuori del Nagorno Karabakh, 4) garanzie azere sul corridoio di Lachin che collega Nagorno Karabakh e Armenia, 5) ritorno dei profughi 6) operazione di peacekeeping. Il rinnovato attivismo occidentale potrebbe essere un modo di prevenire una possibile azione destabilizzante, viste le vicende ucraine, da parte della Russia.

La seconda meta della visita è stata Erevan, dove Hollande ha incontrato il presidente Sargsyan. I due capi di Stato hanno visitato il cantiere di un centro commerciale del colosso francese Carrefour. In seguito hanno assistito all’inaugurazione del parco dedicato a Missak Manouchian, eroe della resistenza antifascista francese di origine armena. La sera hanno assistito al concerto di Charles Aznavour, chansonnier franco-armeno.

Riguardo la posizione armena sull’aggressione russa alla Crimea – all’AG dell’ONU ha votato contro la condanna della Russia – Hollande ha dichiarato che il suo compito non è giudicare, ma cercare di capire come l’UE possa reagire. Ha anche affermato di non avere nulla contro l’adesione armena all’Unione Doganale. È semmai compito dell’UE trovare una forma di associazione Armenia-UE compatibile con la membership nell’UD. Riguardo le relazioni turco-armene, Hollande ha definito necessario il riconoscimento del genocidio da parte turca. Si è parlato anche di economia.

Il tour si è poi concluso martedì a Tbilisi, dove Hollande ha incontrato tra gli altri il presidente Margvelashvili ed il premier Garibashvili. È la prima visita di un leader del G7 dopo le elezioni presidenziali dello scorso ottobre. Hollande ha dichiarato di sostenere l’integrità territoriale della Georgia, come dell’Ucraina. Ha anche ricordato, pur restando contrario all’adesione, l’importanza per la Georgia del prossimo summit della NATO.

Francia e UE quindi, alla luce del nuovo atteggiamento di Putin, poco intenzionato a rispettare l’indipendenza delle ex repubbliche sovietiche, sembrano mostrare un rinnovato interesse per il Caucaso. I risultati però si registrano per ora solo sulla cooperazione economica. Per permettere però a questi Paesi di potersi sviluppare e integrare nel mercato europeo è invece essenziale risolvere i conflitti congelati, a partire da quello del Nagorno Karabakh. E dare risposte anche in altri ambiti. Da questo punto di vista il “No” alla Georgia nella NATO e ignorare le violazioni dei diritti umani da parte del regime di Aliyev non sembrano invece buoni segnali.

Nell’immagine, da sx verso dx, Hollande, Aznavour e Sargsyan (© PAN Photo, 2014, www.flickr.com)

L' Autore - Giuseppe F. Passanante

Ho studiato lingue alla Ca' Foscari (triennale) e relazioni internazionali a Torino (magistrale), per poi ottenere un master alla sede di Varsavia del Collège d'Europe dove ho approfondito temi come la Politica Europea di Vicinato, le relazioni UE-Russia e le politiche di allargamento. Attualmente vivo in Polonia, a Breslavia, e lavoro in una multinazionale. Le aree geografiche di mio interesse sono l'Europa Centrale, i Balcani, la Turchia e lo spazio post-sovietico.

Check Also

libia

Libia e la roadmap per le elezioni: l’offensiva diplomatica di Macron

A Parigi il 30 maggio scorso è andato in scena il protagonismo francese sullo scacchiere …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *