mercoledì , 21 febbraio 2018
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IBK: tre lettere per un nuovo Mali

Dopo una breve campagna elettorale all’indomani dei risultati parziali del 28 luglio, i cittadini del Mali sono stati chiamati l’11 agosto a esprimere una scelta per l’avvenire del loro Paese. Una scelta che si e’ incarnata in un’alternativa tra due nomi: Soumaila Cissè e Ibrahim Boubacar Keita. Entrambi hanno realizzato una scissione dai loro partiti di appartenenza, creando rispettivamente il Rassemblement pour le Mali e il Front pour la Republique et la democratie per marcare una netta cesura con il passato. Rispettati dalla Conferenza degli Stati Africani Occidentali, come anche dagli osservatori internazionali ed europei presenti sul territorio del Mali a partire da fine giugno, gli sfidanti hanno organizzato campagne elettorali serrate che hanno coinvolto centinaia di volontari e attivisti che hanno aiutato l’amministrazione statale prima, durante e dopo lo svolgimento dello spoglio dei voti.

Nella dichiarazione preliminare del 12 Luglio, Louis Michel, Chief Observer della Missione di Osservazione Elettorale in Mali dell’UE, si e’ detto molto soddisfatto di questa seconda giornata di voto. Le difficoltà organizzative della prima tornata sono state appianate grazie anche al lavoro intenso del Ministro dell’Amministrazione territoriale, il colonnello Couliabaly, che ha saputo esercitare anche una delicata funzione di mediatore. Dopo la pubblicazione dei primi risultati parziali, alcuni attivisti di Cissè, nel constatare che c’era un distacco di venti punti percentuali per raggiungere Keita (detto da tutti IBK), hanno urlato alla frode, al broglio. Tuttavia, queste dichiarazioni sono rimaste solo illazioni, visto che non sono state presentate prove a suffragarle e le autorità maliane, internazionali ed europee hanno richiamato i membri dei partiti a un atteggiamento consono al loro ruolo e a un periodo delicato come quello tra le due votazioni.

L’unica nota insoddisfacente nel quadro giuridico internazionale in cui si sono svolte le elezioni, ha sottolineato Michel durante la conferenza, è stata la mancanza della scelta di un organo di giustizia super partes nel caso di contestazione del conteggio dei voti effettuato dalla Corte Costituzionale. Fortunatamente, già dal 12 agosto sera, con due terzi dei voti scrutinati, questa eventualità e’ stata scartata. Lo stesso Cissè, rispettando la consuetudine maliana, si è recato a casa del “suo grande fratello IBK” insieme alla sua famiglia per congratularsi di persona per il successo del suo avversario. Vittoria confermata qualche ora dopo nei numeri, che hanno visto Keita ottenere il 76% dei suffragi.

Keita, 68 anni, una lunga carriera politica alle spalle (ha ricoperto l’incarico di Primo Ministro e di Presidente dell’ Assemblea Nazionale ) aveva già partecipato ad altre due campagne elettorali come candidato ed era dato come favorito nel 2012, poco prima del colpo di Stato del capitano Sanogo. Questa volta però, IBK presagiva che sarebbe andata diversamente, sostenendo, alla chiusura della sua campagna presidenziale che <<…il Mali lo sentiva dentro di se’>>. I suoi collaboratori lo chiamano il Kaneletigui (‘l’uomo che non ha che una parola’): ha dimostrato di essere una persona di polso già nel 1997, quando ha gestito la questione della sicurezza pubblica durante le rivolte studentesche di quello stesso anno. Del resto, il suo ideale di uomo politico, come ha detto in un’intervista riportata da Mali actualitè , è Charles De Gaulle.

Per l’inviata speciale di Le Monde Charlotte Bozonnet, appare sospetto il fatto che IBK sia stato l’unico uomo politico a non essere inquisito dalla giunta militare del capitano Sanogo, mentre il suo sfidante Cissè ha rischiato la vita in quello stesso frangente. IBK ha risposto in più di un’occasione che lui non è sostenuto dai militari, ma “ma dall’armata maliana nella sua integralità”. Un’altra contraddizione di questo personaggio è che nonostante il suo partito sia di ispirazione socialista, nelle due campagne elettorali Keita si e’ presentato non solo come padre benevolente, vestito all’occidentale, ma soprattutto come buon musulmano. Proprio la religione islamica e’ stato uno dei refrain del suo battage mediatico. Ci si chiede fino a quanto questa sia una semplice professione pubblica di fede e quanto sia invece una strategia che consiste nell’individuare proprio in una confessione religiosa largamente maggioritaria il “collante” per un nuovo Mali.

L ‘islamismo di Keita non è paragonabile a quello dei Fratelli Musulmani o, per rimanere in tema, di Ansar el Dine, AQIM (Al Qaeda in the Islamic Maghreb), del Fronte di Liberazione Nazionale dell’Azawad o del Movimento Nazionale per la Liberazione dell’Azawad. Non di meno, anche le correnti più aperte al dialogo di questa religione rischiano di perdere vigore se non sono sostenute anche con interventi non diplomatici da attori internazionali esterni.

Eppure, forse, questa volta la speranza è veramente l’ultima a morire: Cissè, in un’intervista a France 24, ha ribadito che con il suo gesto di stima nei confronti dello sfidante non ha voluto “assicurarsi” un posto nel futuro governo Keita, ma favorire la nascita di un nuovo Mali in cui il rispetto e la correttezza della maggioranza verso le minoranze e vice versa possa diventare la pietra angolare di una società nuova che ha saputo trarre profitto dal suo passato. L’Unione Europea non può perdere questa occasione per sostenere un Paese così lontano, così diverso eppure così importante dal punto di vista geo-politico come il Mali e che soprattutto può aiutare l’Europa a ritrovare e a credere sinceramente, non solo nelle occasioni ufficiali, nei valori della democrazia, dello Stato di diritto e della libertà di pensiero ed espressione.

In foto: il nuovo Presidente del Mali Ibrahim Boubacar Keita (Foto: Wikimedia Commons)

L' Autore - Francesca Gennari

Emiliana, Europeista, Entusiasta. Appartengo alla specie libris famelica, amo viaggiare e nel tempo "libero" frequento il Collegio di merito Bernard Clesio, il secondo anno presso la facoltà di Giurisprudenza di Trento e il terzo presso Université Paris 13 nell'ambito del programma doppia laurea. Sogno una Costituzione per l'Europa e credo che fare parte della Redazione della Rivista Europae sia fondamentale per arrivare a questo traguardo.

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