mercoledì , 21 febbraio 2018
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Il candidato dell’ALDE Verhosfadt e la sua visita a Piazza Maidan

La situazione in Ucraina negli ultimi giorni era apparsa ora dopo ora sempre più grave e instabile. L’Unione Europea aveva continuato per tutta la scorsa settimana a fare pressioni per arrivare ad un accordo politico e per mettere fine alle violenze reciproche fra forze dell’ordine e manifestanti. Gli attivisti ucraini avevano incassato il pieno sostegno delle istituzioni europee e dei loro membri. Il Presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz aveva fatto un appello per far cessare le violenze. “L’UE non può dialogare con un governo che utilizza sistematicamente la via della violenza”, aveva dichiarato il tedesco, “gli ucraini vogliono semplicemente maggiore democrazia, giustizia e trasparenza”.

La stragrande maggioranza dei partiti politici europei aveva espresso il proprio appoggio agli attivisti presenti a Kiev e nell’intera nazione. Dal 19 al 20 di febbraio una delegazione guidata da Guy Verhosfadt, capogruppo dell’ALDE al PE e candidato alla presidenza della Commissione, aveva incontrato i 3 principali dirigenti dell’opposizione Vitali Klitschko (UDAR), Oleg Tyagnybok (Svoboda) e Arseniy Yatseniuk (Batkivshina), i rappresentanti della società civile e dei manifestanti.

La delegazione, composta anche da Hans Van Baalen (presidente dell’Internazionale Liberale) e Marielle De Sarnez (eurodeputata) aveva manifestato la propria solidarietà al popolo ucraino che “si batte per una nazione più democratica”. Verhosfadt, in Piazza Maidan a Kiev, si era detto onorato di portare il suo contributo e di essere presente al fianco dei cittadini ucraini. “Non ci sono killer e terroristi fra i manifestanti, ma solo cittadini desiderosi di maggiori diritti e meno repressione”, aveva concluso. Il belga aveva lodato l’iniziativa europea di convocare un Consiglio straordinario di Ministri degli Esteri per affrontare la delicata questione ucraina. Aggiungendo che ogni settimana una delegazione di rappresentanti delle istituzioni europee sarà presente in Ucraina finché l’emergenza non sarà terminata.

Van Baalen e De Sarnez avevano poi chiesto che il Presidente Yanukovich non restasse impunito e che il popolo ucraino tornasse rapidamente alle urne per un nuovo mandato democratico: richieste che paiono oggi soddisfatte dalle notizie dell’indagine per strage ai danni dell’ormai ex Presidente e delle prossime elezioni a maggio. I due rappresentanti dell’ALDE avevano poi ribadito con forza la necessità di difendere valori quali dignità, libertà e rispetto dei diritti umani.

Stessa posizione era stata espressa dal Partito Popolare Europeo che, per bocca del Presidente del gruppo Joseph Daul, si era opposto fortemente alle violenze. “La follia omicida di Yanukovich prosegue imperterrita”, affermava con durezza Daul, “bisogna sanzionarlo finanziariamente e bloccare la circolazione sua e del suo entourage all’interno dell’Unione Europea”. L’eurodeputato francese aveva paragonato il Presidente ucraino a sanguinosi dittatori come Ceasescu e Milosevic e invitato le autorità europee ad elaborare un mandato di arresto internazionale per processarlo di fronte alla Corte Penale internazionale dell’AIA.

Il Partito Socialista Europeo si era detto turbato dalla situazione ucraina e aveva inviato una delegazione di eurodeputati per incontrare le opposizioni e i manifestanti. Secondo i Socialisti “chi utilizza la violenza viola i valori europei di libertà e pace e per questo motivo va combattuto e sanzionato”.

I Verdi, per bocca dei loro europarlamentari, si erano schierati al fianco di coloro, come gli attivisti di Piazza Maidan, che “si battono per un’Europa più solidale e democratica” e avevano invitato l’UE a prendere misure severe nei confronti dei dirigenti governativi ucraini.

La crisi politica e umanitaria in Ucraina ha dimostrato come occorra lavorare per un’Europa diversa, unita e forte abbastanza da diventare un luogo in cui i sogni possano realizzarsi: una vera e propria “land of opportunity” europea. L’UE non può limitarsi a dichiarazioni e proclami, ma deve agire concretamente onde evitare l’insorgere di soprusi e violenze.

Il popolo ucraino ha invece dato prova di come vi siano ancora cittadini e nazioni che credano nel progetto europeo e nei suoi valori a tal punto da rischiare la propria vita. Per questo motivo le elezioni di maggio saranno un crocevia fondamentale per rilanciare un’Europa democratica, forte sulla scena internazionale e in grado di rispondere alle esigenze più profonde della società del Vecchio Continente.

Nell’immagine Guy Verhofstad, durante una conferenza stampa sull’Ucraina, dicembre 2013 (© ALDE Communication, www.flickr.com)

L' Autore - Luca Rosati

Laureato triennale in Scienze Politiche- indirizzo economico presso l'Università degli Studi di Torino. Appassionato di tutto ciò che concerne la politica e la storia. Attualmente iscritto al corso di laurea magistrale in Scienze del governo, sono felice di portare il mio contribuito per questa rivista.

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