giovedì , 22 febbraio 2018
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Il Consiglio apre un nuovo capitolo dei negoziati: Turchia più vicina all’adesione?

Erano passati più di tre anni da quando l’Unione Europea aveva per l’ultima volta aperto un nuovo capitolo nei negoziati di adesione della Turchia: si trattava infatti del giugno 2010 e il capitolo in questione riguardava la sicurezza alimentare e la politica veterinaria e fitosanitaria. Questo era andato ad aggiungersi ad altri undici capitoli aperti (su un totale di trentacinque capitoli da negoziare nel processo di adesione), mentre il numero di capitoli chiusi restava, e resta tuttora, fermo ad uno (scienza e ricerca, il primo ad essere stato aperto nel 2006).

Dopo una lunga fase di stallo, è arrivata martedì da Lussemburgo la decisione del Consiglio Affari Generali di proseguire con l’apertura del capitolo 22 (in materia di politica regionale, considerata una delle aree su cui è più facile raggiungere un accordo), già prevista e poi posticipata nel giugno scorso a causa degli avvenimenti di Gezi Park e piazza Taksim, a seguito dei quali un rapporto della Commissione Europea aveva condannato l’uso eccessivo della forza da parte delle autorità governative nei confronti dei manifestanti.

L’apertura del capitolo, che sarà ufficializzata dalla conferenza intergovernativa di adesione del 5 novembre prossimo, è stata accolta con favore dal Commissario europeo all’allargamento Stefan Füle, che ha espresso l’augurio che al più presto possano essere aperti capitoli ulteriori, ed in particolare il capitolo 23 su giustizia e diritti fondamentali e il capitolo 24 in materia di giustizia, libertà e sicurezza.

Füle ha inoltre fatto riferimento all’Enlargement Package 2013, presentato meno di una settimana fa (il 16 ottobre) dalla Commissione Europea. Il rapporto individua, da una parte, le riforme positive compiute dalla Turchia, e, dall’altra, le lacune che restano da colmare. Nel primo caso vengono citati la riforma della giustizia, l’avvio del processo di pace nel sud-est del Paese (che coinvolge il PKK) ed il progresso nell’allineamento con l’acquis communautaire, soprattutto nei settori della libera circolazione dei beni, dei servizi finanziari, dell’energia, della politica regionale e della disciplina del diritto d’asilo. Si sollecitano invece emendamenti della legislazione penale che garantiscano il rispetto della libertà di espressione e di riunione, così come si richiede il rafforzamento di un sistema politico realmente partecipativo che possa superare la concezione della democrazia come mera maggioranza parlamentare.

L’apertura di un nuovo capitolo segnala sicuramente un rinnovamento della volontà negoziale, ma resta lontana dal costituire un reale punto di svolta in un processo eccezionalmente lento ed inconcludente. Basti per questo fare un confronto con i tempi dei negoziati con altri Paesi candidati, tra i quali particolarmente significativo può essere il caso della Croazia. La domanda ufficiale di adesione da parte di quest’ultima risale al 2003, ossia è di sedici anni successiva alla domanda della Turchia: per entrambi i Paesi l’apertura dei primi capitoli è avvenuta nel 2005, ma nel caso della Croazia sono stati chiusi tutti entro il 2011.

Per comprendere la difficoltà di giungere a compimento del processo di negoziazione con la Turchia, è necessario anche ricordare che, secondo quanto stabilito dall‘UE nel dicembre 2006, nessun nuovo capitolo potrà essere chiuso e otto capitoli non potranno essere neppure aperti finché la Turchia non accetterà di applicare anche a Cipro il Protocollo Addizionale dell’Ankara Association Agreement, stretto fra UE e il Paese anatolico, secondo il principio dell’implementazione non discriminatoria.

Tuttavia, in un momento in cui si fa riferimento sempre più di frequente a un crescente divario tra Turchia ed Occidente, soprattutto in materia di politica estera, la Commissione ricorda che i negoziati di adesione restano la strategia più efficace nella mani dell’UE per incentivare la cooperazione e promuovere nel Paese riforme che siano in linea con le politiche comunitarie: se non altro, l’esperienza storica insegna che l’allargamento è stata la forma di soft power più potente nelle mani dell’Europa. La Commisione ricorda però anche che, per produrre i suoi effetti, il processo di adesione deve essere “attivo e credibile”: questo resta da vedere, in quanto, per il momento, non vi è stata alcuna svolta sostanziale e il nuovo capitolo aperto oggi rimane lontano dal costituire un vero e proprio “nuovo capitolo” nelle relazioni Turchia-UE.

In foto stretta di mano fra il Primo Ministro Erdogan e Stefan Füle (Foto: Wikimedia Commons)

L' Autore - Chiara Franco

Laureanda magistrale in International and European Studies presso l’Università di Trento ed allieva della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Nel frattempo, sono passata da Parigi, Londra ed Istanbul per periodi di studio e ricerca. Scrivo di relazioni esterne dell’UE, con un occhio di riguardo a Turchia e Medioriente.

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