martedì , 14 agosto 2018
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Il cubano Farinas ritira il Premio Sakharov 2010. «L’UE diffidi del regime castrista»

Il 3 luglio scorso, durante la seduta plenaria del Parlamento Europeo e a due anni e mezzo dal conferimento ufficiale, Guillermo Farinas ha ricevuto il “Premio Sakharov per la libertà di pensieroper il 2010. Noto dissidente cubano, Farinas non aveva potuto presenziare nel 2010 alla cerimonia di consegna del premio in quanto le autorità dell’Avana gli avevano impedito di lasciare il Paese.

Ogni anno, il 10 dicembre, anniversario della firma della “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo” delle Nazioni Unite nel 1948, il Parlamento Europeo consegna il Premio Sakharov a quella personalità o a quei gruppi che si sono distinti nella difesa dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, prima tra tutte quella di pensiero e di espressione. Il riconoscimento si ispira all’attività del fisico russo Andrei Sakharov che, dopo aver inventato la bomba a idrogeno e averne compreso i pericoli, ha lottato per il resto della sua vita a favore dell’informazione e contro la corsa agli armamenti, al punto da essere considerato un dissidente dall’Unione Sovietica. Negli anni ’70, Sahharov diede vita ad un comitato per la difesa dei diritti dell’uomo e delle vittime delle persecuzioni politiche, che gli fruttò nel 1975 il Nobel per la Pace.

Il Premio Sakharov è stato istituito nel 1988, anno in cui fu assegnato a Nelson Mandela e, postumo, ad Anatoli Marchenko. Ad oggi annovera nella rosa dei vincitori personaggi e movimenti di spicco tra cui Aung San Suu Kyi, Kofi Annan, Memorial e, negli ultimi due anni, gli attivisti della Primavera Araba e l’avvocatessa e il regista iraniani Nasrin Sotoudeh e Jafar Panahi, entrambi incarcerati nel 2010 con l’accusa di propaganda contro il regime.

Farinas, vincitore del 2010 e premiato lo scorso mercoledì a Strasburgo, si è impegnato durante gli ultimi anni a denunciare con una lotta pacifica la repressione politica del regime castrista e, con 23 scioperi della fame, ha ottenuto la liberazione di numerosi prigionieri politici. Il discorso che il “guerriero pacifico” ha tenuto davanti ai parlamentari europei e la successiva intervista rilasciata alla Commissione Europea sono caratterizzati dallo stesso messaggio perentorio di tre anni fa. Con spirito combattivo, ma con lucido realismo, Farinas ha citato il Gattopardo e denunciato ancora una volta la situazione politica di Cuba. I nuovi mezzi di comunicazione e le pressioni sociali hanno costretto il governo ad adattarsi, ma il regime si comporta proprio come il protagonista del romanzo, che «cambia tutto perché nulla cambi».

Nell’intervento telefonico al Parlamento Europeo nel 2010, durante la sua premiazione, il cubano aveva sollecitato l’Europa a «rendere ancora più severe le sue politiche» e a «non negoziare con un governo che ha già disatteso le promesse fatte». Il riferimento era all’apertura del regime all’Unione Europea, prima del sopraggiungere dell’aiuto del governo venezuelano di Chavez, che aveva portato alla brusca sospensione delle trattative. Nel 2013, Farinas ha rinnovato la richiesta all’UE di non rendersi complice del regime, credendo al «grande circo» di falsità che tenta di allestire il governo dell’Avana e che «si scioglierà presto come un cartone bagnato dall’acqua e mostrerà la verità». Ovvero che a Cuba tutto continua come prima.

Nonostante queste riserve alla politica europea, il Premio Sakharov è considerato dall’attivista come un risultato importante, non solo per lui personalmente, ma anche per aumentare la visibilità della questione cubana. Già nel 2002 e nel 2005 il Premio è stato assegnato ad attivisti cubani. Si trattava rispettivamente di Oswaldo Paya e delle “Damas de Blanco”. Farinas ha sottolineato come, in entrambi quelle occasioni, il governo si era visto costretto ad allentare le sue posizioni e ad ammettere di aver violato la Costituzione e le leggi. Il movimento di opposizione riceve da questi riconoscimenti internazionali nuova linfa e nuova legittimazione, indispensabile per mantenere unito il fronte e per battersi in modo compatto. A questo messaggio si aggiunge quello che «la lotta non violenta è il futuro dell’umanità». Il cubano ha sottolineato come questo messaggio sia già stato recepito da molti dei suoi concittadini.

La lotta di Farinas non è solo la lotta per la libertà di espressione in Cuba, ma per l’affermazione della centralità dell’individuo e dei suoi diritti nella politica. Con una forte presa di posizione anche verso le scelte europee, il cubano cita la Realpolitik e ricorda ai deputati che «la più realista delle politiche è precisamente incentrata e deve essere incentrata sull’essere umano». Se la gente non può esprimersi liberamente e se gli accordi tra attori politici e le loro deliberazioni non sono ispirati ai fondamenti dei diritti dell’individuo, bensì a ideologie o credi di parte, tale atteggiamento non è né “reale”, né “politico”.

Solo libertà di spostamento oltre i confini del proprio Paese, possibilità che a Cuba è ancora un sogno, l’incontro e lo scambio di idee e persone diverse e la possibilità di confrontarsi nella diversità assicurerà il rispetto reciproco e la difesa dei diritti di pensiero e di parola. Farinas è convinto che tale libertà sia qualcosa che solo la democrazia può assicurare.

In foto Guillermo Farinas riceve il Premio Sakharov 2010 alla plenaria del Parlamento Europeo di mercoledì 3 luglio 2013 (Foto: European Parliament). 

L' Autore - Giulia Corino

Laureata triennale, sto proseguendo gli studi magistrali in Lettere Moderne e alla Scuola di Studi Superiori dell'Università di Torino. Sono appassionata di storia e culture del mondo antico e moderno.

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