martedì , 20 febbraio 2018
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Il Parlamento Europeo chiede maggiore impegno per i rifugiati siriani

Il 23 maggio scorso, il Parlamento Europeo riunito in seduta plenaria ha adottato una risoluzione a proposito della situazione dei rifugiati siriani nei Paesi vicini, incaricando il suo Presidente Martin Schulz  di trasmettere il documento al Consiglio e alla Commissione Europea, all’Alto Rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai parlamenti e ai governi degli Stati membri, al Segretario generale delle Nazioni Unite nonché a tutte le parti coinvolte nel conflitto.

La risoluzione 2013/2611(RSP) è stata discussa e approvata alla luce sia di quanto è emerso dalla visita del Commissario agli aiuti umanitari Kristalina Georgieva in Giordania e Libano circa due settimane fa, sia degli ultimi dati pubblicati dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR). Lo scorso 12 maggio, Georgieva aveva annunciato la decisione della Commissione di stanziare 65 milioni di euro supplementari per far fronte all’aggravarsi della crisi umanitaria causata dal conflitto in Siria.

L’UE è il primo donatore di aiuti umanitari alla popolazione siriana: il 22 aprile 2013 l’importo totale stanziato dall’Unione ammontava a quasi 473 milioni di euro. Nel suo discorso, il Commissario ha però anche lanciato un monito: a meno che le forze sul campo e gli attori internazionali non trovino subito una soluzione politica al conflitto, gli aiuti umanitari diverranno ben presto insufficienti di fronte ad un bisogno senza precedenti. La situazione fotografata dalle Nazioni Unite e dall’UNHCR è a dir poco drammatica: 80.000 persone avrebbero perso la vita dall’inizio delle ostilità, mentre il numero di rifugiati siriani avrebbe ampiamente superato il milione, secondo le ultime stime.

In particolare, l’UNHCR calcola che solo i rifugiati siriani registrati (compresi quelli in attesa di registrazione) siano circa 1 milione e 591 mila. Al 27 maggio 2013, il numero totale dei rifugiati presenti nei paesi d’accoglienza era così ripartito: circa 490.000 in Libano, 488.000 in Giordania, 377.000 in Turchia, più di 150.000 in Iraq, 71.000 in Egitto e più di 10.000 tra Marocco, Algeria e Libia. Tuttavia, secondo le previsioni dell’UNHCR entro la fine del 2013 i rifugiati provenienti dalla Siria avranno raggiunto i 3,5 milioni.

La capacità dei Paesi vicini di assorbire il flusso crescente di rifugiati siriani è ormai esaurita. La situazione è particolarmente esplosiva in Libano e Giordania, Paesi che stanno già di per sé affrontando enormi sfide interne. Per non parlare poi degli effetti che la guerra civile siriana ha avuto su circa 400.000 rifugiati palestinesi: la Giordania ha chiuso le frontiere ai palestinesi in fuga dal conflitto, il Libano invece li accoglie ma impedisce loro di lavorare.

Avendo ben presente questo quadro d’insieme, il Parlamento Europeo (PE) ha adottato una risoluzione composta da una ventina di punti. In primis, ha espresso la sua profonda preoccupazione per il fatto che l’esodo dei rifugiati siriani continui ad aumentare in maniera esponenziale e ha ribadito la sua condanna non soltanto per le atrocità perpetrate dal regime di Assad, ma anche per ogni forma di violazione dei diritti umani commessa dalle forze di opposizione. Il PE ha sottolineato inoltre che la possibilità di un vero processo di transizione democratica in Siria dipende dal ritiro di Assad e che l’unica soluzione percorribile al conflitto risiede nei «meccanismi politici atti a guidare un processo politico guidato dalla Siria».

Il PE ha inoltre sollecitato la Commissione a presentare un pacchetto complessivo di assistenza umanitaria sulla base di tre pilastri: 1) potenziamento degli aiuti; 2) sostegno ai Paesi vicini per rafforzare le comunità locali e aumentare la capacità e le infrastrutture e 3) rapida introduzione di pacchetti di assistenza macrofinanziaria per il Libano e la Giordania. Pochi giorni dopo, il messaggio alla base della risoluzione 2013/2611(RSP) del PE è stato rilanciato, con forza ancora maggiore, da Navi Pillay, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani. Nel suo discorso di apertura delle sessioni annuali del Consiglio per i diritti umani tenutosi a Ginevra, la Pillay ha infatti definito la guerra civile siriana un «affronto intollerabile per la coscienza umana», una catastrofe politica, sociale e umanitaria che può soltanto essere seguita da un «autentico incubo».

Resta da vedere che impatto avrà sul conflitto siriano la decisione del Consiglio Affari Esteri dell’UE di non rinnovare l’embargo sulla vendita delle armi ai ribelli siriani. Quel che è certo per ora è che il Cremlino ha annunciato l’invio al regime di Assad di missili anti-aereo S-300.

In foto il campo rifugiati di Za’atri (Giordania), che ospita decine di migliaia di rifugiati siriani (Foto: UN/Mark Garten)

L' Autore - Stefania Bonacini

Responsabile politiche regionali e industriali - Ho conseguito la laurea magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Bologna, con una tesi in inglese dal titolo: "Dynamics of Transition in Egypt: the Role of the EU". Dopo aver lavorato un anno a Bruxelles, mi sono trasferita di nuovo in Italia. Mi occupo principalmente di comunicazione.

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