martedì , 14 agosto 2018
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Il Parlamento europeo punta a un approccio globale per l’azione esterna europea

È di questo lunedì l’approvazione in commissione Affari Esteri del Parlamento Europeo della relazione in materia di “approccio globale dell’UE e le sue implicazioni sulla coerenza dell’azione esterna dell’Unione”, nata dalla penna dell’eurodeputato francese Arnaud Danjean. Di approccio globale Europae ha già parlato, prendendo ad esempio il quadro strategico integrato adottato nel Corno d’Africa, fondato sulle tre missioni EUTM Somalia, EUNAVFOR Atlanta ed EUCAP Nestor.

Secondo Danjean, l’UE dovrebbe ispirarsi proprio a questo quadro integrato nel condurre la propria azione esterna, che nel testo della relazione viene definito una “conquista empirica e pragmatica ex-post più che una strategia ben concepita e pianificata”. Insomma, come già espresso in passato, un processo di learning by doing, “apprendere facendo”Il laboratorio somalo non è però bastato per istituzionalizzare questo genere di condotta, dato che il primo vero tentativo di approccio globale, quello nel Sahel, non ha portato all’attuazione di alcuna strategia, nonostante le precedenti pianificazioni.

Al contrario, all’approvazione all’unanimità della strategia per la sicurezza e lo sviluppo del Sahel del 2011 non sono seguite azioni concrete, se non quando la situazione in Mali ha raggiunto livelli di allerta tali da necessitare l’intervento delle forze armate francesi (approccio globale in Mali). Secondo il Parlamento, questo genere di fallimenti può essere superato solo intervenendo su quattro settori chiave, primo fra tutti la coerenza istituzionale.

La multicefalia dell’Unione è, in effetti, il problema a monte della scarsa concretezza dell’azione esterna europea, che ne debilita l’immagine unitaria. Sarebbe necessario un maggior coordinamento tra le istituzioni competenti in materia di azione esterna (Servizio europeo di azione esterna, DG ENLARG, TRADE, ECHO, DEVCO) e tra tutti gli strumenti di azione esterna, inclusa la Politica di Sicurezza e Difesa Comune.

Inoltre, Catherine Ashton, nella sua triplice funzione di Alto rappresentante, Vice-Presidente della Commissione e Presidente del Consiglio Affari Esteri, non è stata in grado di sfruttare a fondo le potenzialità della sua posizione. Compito, a parziale discolpa, tutt’altro che semplice, ma comunque determinante per garantire il necessario livello di “omogeneità, coerenza, visibilità ed efficacia” dell’azione esterna dell’UE.

Una proposta particolarmente interessante è stata “l’elaborazione di strutture formali […] dove potrebbero essere gestiti il preallarme, l’analisi situazionale e il monitoraggio delle crisi e post-crisi, integrando potenzialmente le strutture in essere”, un’affermazione che rievoca la pluriennale richiesta da parte di alcuni Stati membri, in particolare Francia, Germania, Italia, Polonia e Spagna, di un quartier generale per la pianificazione e conduzione delle operazioni all’estero.

Gli altri due pilastri su cui si dovrebbe intervenire sono, a detta del Parlamento, la coerenza finanziaria e la coerenza nella pratica. Da un lato, il PE chiede, infatti, una migliore previsione dei finanziamenti necessari ad attuare le strategie europee, facendo valere tutta la sua determinazione ad esercitare il maggior controllo democratico possibile su questo aspetto. Dall’altro, approvando lo sviluppo di strategie regionali per definire le priorità politiche europee, insistendo sulla necessità di chiarezza negli obiettivi e nelle priorità e negli strumenti utilizzati di volta in volta dall’UE a livello internazionale, e differenziando a seconda delle esigenze del caso.

L’ultimo pilone è quello dei partenariati, ritenuti dal Parlamento un elemento fondamentale, affinché l’approccio globale possa essere proficuo, coinvolgendo le organizzazioni internazionali e regionali, nonché gli attori della società civile e del settore privato in grado di dare un contributo al raggiungimento degli obiettivi prefissati.

La relazione Danjean è un riepilogo di ciò che, secondo il Parlamento, il comprehensive approach dovrebbe rappresentare, un’analisi di quanto è stato fatto e una proposta di revisione per quanto possa essere migliorato o corretto. Ricalca vecchi problemi e mette in luce nuove criticità, sottolineando ancora una volta la necessità del coordinamento tra i due binari dell’azione esterna europea, gli strumenti civili e l’intervento armato. Due binari che per ora faticano ancora a viaggiare in parallelo, rendendo il cammino verso l’affermazione a livello globale lento e sconnesso.

Nell’immagine, Operazione Serval, gennaio 2013, soldati francesi prima dell’imbarco per il Mali, su velivoli C17 (photo: Wikimedia Commons).

L' Autore - Enrico Iacovizzi

Responsabile Difesa europea e NATO - Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso la Facoltà Roberto Ruffilli di Forlì con una tesi sull’evoluzione delle relazioni esterne dell’UE e sul suo ruolo come potenza civile globale, vivo e lavoro a Bruxelles. Appassionato di politica internazionale ed in particolare dell'evoluzione politica ed istituzionale della difesa comune europea.

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