martedì , 14 agosto 2018
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Il PE chiede una nuova politica europea per i profughi siriani

Durante la seduta plenaria del Parlamento Europeo del 9 ottobre, i deputati europei hanno affrontato anche il tema, estremamente sentito in questi giorni, dell’ondata di profughi siriani che si sta riversando in Europa. Pressoché in contemporanea con la visita del Presidente della Commissione Europea Barroso sull’isola di Lampedusa, i parlamentari dell’Unione hanno chiesto, e ottenuto, l’assicurazione di un maggiore dialogo interistituzionale per tracciare una politica unica europea, mirata a far fronte a questa situazione drammatica. Il Vicepresidente della Commissione Europea, Michel Barnier, si è infatti impegnato a convocare in tempi rapidi una conferenza umanitaria interistituzionale per “affrontare insieme, ad alto livello, questa emergenza”.

La guerra civile attualmente in atto in Siria si traduce in una serie di numeri molto astratti, se non si considera che ad ogni unità corrisponde un uomo, una donna o un bambino che fugge dal proprio Paese in cerca di salvezza e protezione: come registrato dall’Alto commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, i profughi siriani al 20 settembre scorso erano poco meno di 2 milioni, ma per fine anno si stima che si raggiungerà il tetto dei 3 milioni di persone, mentre nel Paese, ad oggi, si trovano circa 6 milioni di sfollati. Ogni giorno, 6 mila profughi giungono in Libano, mentre la Giordania, secondo alcune stime, ospita attualmente circa 500 mila siriani. Per gli equilibri dei Paesi mediorientali la situazione sta diventando esplosiva, come hanno spiegato le autorità giordane alla deputata finlandese Sari Essayah, che ha recentemente fatto un sopralluogo nella regione.

I Paesi di frontiera dell’Unione meta dei flussi migratori dei rifugiati siriani sono la Bulgaria, l’Italia, Cipro, Malta e la Grecia, ma Germania e Svezia hanno accolto singolarmente circa 16 mila rifugiati, mentre altre 10mila richieste di protezione sono in attesa di risposta. A far discutere e indignare il Parlamento Europeo è stato soprattutto il fatto che solo una parte degli Stati membri (nove per l’esattezza) abbia dichiarato la propria disponibilità ad accogliere i rifugiati, e tra questi non figura l’Italia. Ad aprire le porte ai profughi siriani finora sono stati infatti Germania, Finlandia, Austria, Danimarca, Svezia, Ungheria, Lussemburgo, Olanda e Irlanda.

“C’è bisogno di stabilire come gestire i flussi di profughi nell’Unione Europea e dobbiamo giungere a una migliore ripartizione di quest’onere tra gli Stati membri”, ha affermato la deputata Véronique Mathieu Houillon. Della stessa opinione si sono detti anche gli altri parlamentari, fatte salve alcune eccezioni: toni forti e perfino accesi sono stati utilizzati dai rappresentanti della Bulgaria, che hanno chiesto un maggiore aiuto dell’Unione nella gestione dei flussi di immigrati. Negli ultimi mesi, come denunciato da Nadezhda Neynsky, attraverso la frontiera con la Turchia sono entrati nel Paese oltre 3mila siriani e questo, stando alle parole della deputata bulgara, ha originato un “rischio di sicurezza nazionale”. “Molti nel mio Paese hanno proposto di chiudere le frontiere”, ha concluso Neynsky. Un richiamo simile a una maggiore partecipazione europea è stato rivolto anche dai rappresentanti italiani, che hanno inoltre chiesto l’intervento della Corte Penale Internazionale nei confronti dei trafficanti. “Lo scafista catturato a Lampedusa”, ha denunciato Mario Borghezio, “rischia al massimo una pena pari a quella del comandante della Concordia, Simone Schettino. È inaccettabile, ci vogliono pene più severe”.

“Occorre rivedere Dublino II”, ha poi aggiunto l’onorevole Costa, “modificare la norma che consente di chiedere asilo solo nei Paesi di arrivo”. “L’Unione Europea è ipocrita. Questa discussione è ipocrita”, ha sbottato poi il deputato irlandese Paul Murphy, “mentre noi parliamo di solidarietà, nuovi profughi giungono in Europa. Entro la fine dell’anno più della metà della popolazione siriana avrà bisogno di aiuti umanitari e l’Unione continua a stanziare solamente 27 centesimi a persona”.

Più risorse economiche per affrontare la situazione alle frontiere, ma soprattutto per sostenere i partner mediorientali come Libano e Giordania, una politica d’accoglienza più bilanciata e ripartita in modo proporzionale alla capacità degli Stati membri, più risorse per la protezione civile e l’impegno per una risoluzione politica della crisi di Damasco: sono stati questi, in sintesi, i temi su cui hanno dibattuto i parlamentari europei e che saranno portati avanti nella prossima conferenza umanitaria.

In foto il Commissario europeo Kristalina Georgieva e il Ministro degli Esteri italiano Emma Bonino visitano un centro profughi al confine fra Siria e Giordania lo scorso giugno (Foto: European Commission) 

L' Autore - Sara Monetta

Laureata in Scienze Politiche, curriculum Studi sull'Asia e sull'Africa. Studiosa, nel suo piccolo, di politica internazionale, Unione Europea e Medio Oriente. è giornalista pubblicista e collabora con Radio Base e con il quotidiano Le Cronache del Salernitano. Il suo motto è "Insisti che si può fare"

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