martedì , 14 agosto 2018
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Il triste tempismo di Erdogan a Bruxelles

Assente da Bruxelles da cinque anni, Recep Tayyip Erdogan non ha scelto un momento troppo felice per il suo ritorno ufficiale: il premier turco si trova infatti nel pieno della più grave crisi politica nei suoi undici anni di governo. Inizialmente, la visita del 21 gennaio era stata pensata come celebrazione della nuova fase di rilancio delle relazioni fra Turchia e Unione Europea: lo scorso ottobre, dopo uno stallo di oltre tre anni, era stato infatti aperto un nuovo capitolo dei negoziati di adesione, mentre a dicembre le due parti avevano firmato un importante accordo per la riammissione degli immigrati irregolari. L’agenda degli incontri è stata però inevitabilmente modificata, con i tre Presidenti delle istituzioni dell’UE (Van Rompuy, Barroso e Schulz) ansiosi più che altro di ricordare ad Erdogan l’importanza del principio di separazione dei poteri, ed in particolare la necessità di garantire indipendenza del potere giudiziario.

Il riferimento è a quelle che sono state da più parte definite le ‘purghe’ di Erdogan: in Turchia sarebbero infatti quasi duemila gli ufficiali di polizia e i magistrati di alto grado ad essere stati licenziati o riassegnati da dicembre. Questo è accaduto a seguito delle inchieste per corruzione che hanno visto coinvolto il governo di Erdogan e portato alle dimissioni dei Ministri degli Interni, dell’Economia e dell’Ambiente. A seguito delle tre pesanti dimissioni, un rimpasto di governo ha visto inoltre la sostituzione di altri dieci Ministri, incluso il Ministro per i rapporti con l’UE Egemen Bağış, rimpiazzato da Mevlüt Çavuşoğlu.

Ad attirare le preoccupazioni europee è stata anche la recente proposta di legge che darebbe al governo poteri maggiori in materia di nomina dei magistrati: tuttavia, il premier turco a Bruxelles ha voluto dare rassicurazioni in merito al fatto che la bozza sia già in corso di revisione per poter essere adeguata agli standard europei.

Nel corso della conferenza stampa congiunta, Erdogan ha però a tratti usato anche altri toni: oltre a puntare il dito contro i magistrati che pretendono di esercitare poteri non previsti nel proprio mandato e che mettono in pericolo la democrazia creando uno ‘Stato parallelo’, ha espresso risentimento per le critiche trasmesse dalle istituzioni europee attraverso i canali mediatici ed ha auspicato che le questioni controverse possano invece essere gestite esclusivamente per mezzo di negoziati bilaterali di tipo ufficiale. Il premier non ha neppure mancato di ricordare il disappunto per la lentezza del processo di adesione all’UE e non ha escluso che la Turchia possa ‘volgersi in un’altra direzione’, nel caso in cui sia evidente l’impossibilità di ottenere alcun risultato.

Se i media europei non sembrano averci dedicato troppa attenzione, la visita di certo non è passata inosservata a Bruxelles: infatti, la sera del 20 circa 3000 manifestanti pro-Erdogan si sono radunati nella Place Stéphanie, bloccando anche la circolazione dei tram per un paio di ore, per esprimere il loro appoggio al premier turco sotto al lussuoso Steingenberger Grandhotel, dove era alloggiato.

In foto la conferenza stampa di Recep Tayyip Erdogan, Herman Van Rompuy e José Manuel Barroso (Foto: European Commission)

L' Autore - Chiara Franco

Laureanda magistrale in International and European Studies presso l’Università di Trento ed allieva della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Nel frattempo, sono passata da Parigi, Londra ed Istanbul per periodi di studio e ricerca. Scrivo di relazioni esterne dell’UE, con un occhio di riguardo a Turchia e Medioriente.

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