domenica , 25 febbraio 2018
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Montenegro
Il premier montenegrino Dukanovic, a destra, incontra il Commissario Johannes Hahn © European Commission, 2015

Montenegro, continua l’avvicinamento a UE e NATO

La giovane Repubblica del Montenegro è divenuta motivo di ennesimo scontro tra Occidente e Russia in seguito all’invito, avanzato dai Ministri degli Esteri dei Paesi NATO a margine della riunione del 2 dicembre scorso, di aderire all’Organizzazione, istituita con la firma del Trattato di Washington del 4 aprile 1949. Il Paese, divenuto indipendente dalla Serbia a seguito di referendum popolare nel giugno 2006, ha avviato sin da subito un’importante operazione politica volta a legittimare la propria esistenza a livello internazionale, ponendosi come dialogante protagonista nel variegato scenario balcanico.

Il Montenegro, con i suoi 672.000 abitanti e un rilevante affaccio sul mare Adriatico, vanta una storia secolare caratterizzata dall’alternanza di autonomia e subordinazione. Principato serbo indipendente in epoca medioevale, si è evoluto nel tempo divenendo uno dei pochissimi Stati sovrani al mondo, il ventisettesimo, con il Congresso di Berlino del 1878. Nel 1941, invece, con l’occupazione italiana, il Paese fu un’involontaria comparsa della Seconda guerra mondiale, per poi divenire, al termine, parte del neonato Stato jugoslavo nel 1945. Questo fino al 2003, quando, in accordo con la Serbia nacque la Federazione di Serbia e Montenegro, estinta con il referendum popolare del 2006 e la conseguente Carta costituzionale promulgata il 22 ottobre 2007.

In Montenegro un governo fortemente europeista

Fin dall’indipendenza il Paese balcanico si è impegnato in una significativa opera di europeizzazione. Il primo passo si è avuto già nel 2005, quando ancora il Paese era federato con la Serbia, mediante l’avvio dei negoziati che hanno portato poi, il 15 ottobre 2007, alla firma dell’Accordo di stabilizzazione e associazione (ASA) con l’Unione Europea. Inoltre, l’attuale governo, presieduto da Milo Dukanovic, ha recepito, su base volontaria, la decisione 2014/512/PESC del Consiglio, del 31 luglio 2014, inerente le sanzioni economiche alla Federazione russa imposte dall’Unione Europea in seguito all’annessione della Crimea a danno dell’Ucraina. Il Paese, quindi, che utilizza, tra l’altro, l’euro come valuta ufficiale a seguito di una decisione unilaterale, si è posto, sin da subito, come un volenteroso candidato alla membership europea dimostrando, tra l’altro, piena autonomia da Mosca, nonostante gli importanti legami.

La scelta di applicare le sanzioni, quindi, costituisce la dimostrazione più tangibile di una occidentalizzazione del Montenegro, in un contesto europeo che specialmente ad Est appare sempre più tendente al distacco da Mosca. A tal proposito, sta facendo discutere   la decisione, adottata dal governo e comunicata dal Ministro degli Esteri e dell’integrazione europea Igor Luksic, di vietare l’ingresso nel Paese al Vice-premier russo Dmitry Rogozin, invitato dall’opposizione montenegrina per una visita a Podgorica e rifiutato dal governo perché incluso nella lista di soggetti sottoposti a sanzioni da Bruxelles.

La NATO intanto attende Podgorica

Mentre il processo di adesione all’UE procede, il 15 febbraio sono iniziati i negoziati per l’adesione del Montenegro alla NATO, definiti, dal Segretario generale dell’Organizzazione Jens Stoltenberg, una svolta storica per entrambe le parti. Il Paese, che partecipa attivamente anche alla Resolute Support Mission (RSM) promossa dalla NATO in Afghanistan e approvata dal Consiglio di sicurezza ONU con la risoluzione 2189 (2014), appare quindi fortemente convinto delle scelte intraprese. La Russia, invece, minacciando d’interrompere i programmi di collaborazione esistenti con il Paese balcanico, definisce l’allargamento ad est della NATO un “errore grave che rischia di destabilizzare l’intera regione dell’Europa orientale”.

Mentre l’Organizzazione nata per difendere la regione del Nord-Atlantico riprende il procedimento di attuazione della Dichiarazione di Bucarest del 3 aprile 2008, concernente l’auspicio di un allargamento nell’est europeo, la Russia continua la propria opera di protesta, per ora solo (duramente) diplomatica. La crisi in Ucraina, le pressioni statunitensi, ma anche un atteggiamento in troppe occasioni aggressivo di Mosca, sono alcune delle causa principali del netto raffreddamento in atto tra le due sponde del Vecchio Continente, al centro di cui Podgorica appare essere, quindi, una pedina rilevante per la definizione dei nuovi equilibri geopolitici.

L' Autore - Francesco E. Celentano

Classe 89', dottorando di ricerca in diritto internazionale e dell'Unione europea presso l'Università di Bari. Mi occupo di disastri naturali e regioni polari dal punto di vista giuridico. Già tirocinante presso il Consolato statunitense a Napoli prima e presso l'Organizzazione marittima internazionale poi. Laureato in Giurisprudenza, ho scritto la mia tesi su Consiglio di sicurezza ONU e proliferazione nucleare nel corso di un periodo di ricerca presso l'Ufficio ONU di Ginevra. Appassionato, fin da piccolo, di geopolitica, mi sto specializzando nello studio delle relazioni esterne dell'Unione europea e dell'attività delle Nazioni Unite, con un'attenzione particolare all'area dell'Asia Pacifico. Orgogliosamente ex rappresentante degli studenti ed attuale segretario dell'Associazione dei laureati del mio Ateneo. Twitter: @cesco_cele

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