venerdì , 17 agosto 2018
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IOR: con Papa Francesco cambia anche la finanza

Papa Bergoglio è assurto al soglio papale in un momento di grave appannamento per la Chiesa cattolica: le dimissioni anticipate di Ratzinger sono state il culmine di un vortice fatto di privilegi sfacciati di alcune alte autorità vaticane, rivelazioni sui giornali ad opera di un misterioso maggiordomo, illazioni sulla potenza della lobby omosessuale vaticana. Ma, soprattutto, ciliegina sulla torta: la patata bollente dello IOR, la potentissima banca vaticana al centro di mille intrighi (dal caso Sindona fino all’affare Enimont), accusata di essere una specie di maxi-centrale del riciclaggio internazionale di denaro. Per avere un’idea della quantità di scandali gravitante attorno all’Istituto delle Opere Religiose basta dare, molto banalmente, un’occhiata alla voce Wikipedia della banca: uno stillicidio da far invidia alle più spregiudicate banche d’affari d’Oltreoceano.

E’ passato poco più di un anno da allora: il nuovo Papa è stato così capace di attrarre il consenso popolare da generare un moto di rigetto presso vezzosi intellettuali dalle tendenze opposte, come Piergiorgio Odifreddi e Giuliano Ferrara, che hanno espresso una certa diffidenza per le pratiche di marketing a cui sarebbe aduso il Pontefice. Tuttavia, per quanto la sovraesposizione mediatica possa risultare indigesta, bisogna ammettere che il cambiamento di Francesco pare poggiare su fondamenta solide e, in particolare, su due direttrici ben tracciate: da un lato il rinnovamento morale e l’apertura verso le istanze della società civile, dall’altro il ripristino della credibilità della Chiesa cattolica quale soggetto-principe del riscatto dei poveri.  Un programma difficile che il successore di Pietro sta portando avanti con una determinazione e uno stile che fanno invidia a tutti i politici italiani e continentali: la differenza tra Bergoglio e i suoi precedessori sta proprio nell’accelerazione che il Papa argentino ha impresso in un mondo abituato storicamente a lunghe riflessioni prima di prendere decisioni.

Per quanto riguarda la prima direttrice, molto si è detto: stop alle discriminazioni per separati, più aperture al mondo omosessuale, minor intromissione negli affari interni dell’Italia sono gli assi portanti di una Chiesa del sorriso e non del rimprovero. Vale la pena invece soffermarsi sulla seconda direttrice: come il Papa sta costruendo concretamente una Chiesa più credibile da un punto di vista della gestione finanziaria? Le parole d’ordine sono trasparenza, integrazione nel sistema finanziario internazionale, rinnovamento nelle cariche.

E’ del 30 giugno scorso la notizia dello storico accordo tra l’Autorità di Informazione finanziaria del Vaticano e lo Us Office of the Controller of the Currency del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti: un passo che va proprio nella direzione di una rafforzata cooperazione anti-riciclaggio a livello internazionale. Uno dei mali storici che aveva colpito lo IOR era proprio il suo isolamento rispetto alla giurisdizione internazionale, che aveva permesso agevolmente alla criminalità organizzata di usare la banca come un rifugio sicuro al riparo da occhi indiscreti.

Ma la cooperazione internazionale è solo un aspetto, Francesco marcia spedito nella trasformazione radicale dello IOR: l’obiettivo è mutarne lo statuto, favorendo il passaggio da banca di investimenti a piccola banca commerciale. Fino a qualche mese fa non era nemmeno esclusa l’opzione della chiusura, vista anche la precaria situazione del bilancio (con un utile in fortissimo calo), ma la presenza di una banca vaticana è indispensabile per pagare gli stipendi ai dipendenti e per inviare denaro ai numerosi ordini religiosi.

Il nuovo corso della “banca di Dio” sarà segnato, infine, anche da un cambio al vertice: lascia dopo appena un anno e mezzo Ernst Von Freyburg, un traghettatore che ha aperto le porte al cambiamento di Francesco (inasprendo ad esempio gli standard per la trasparenza) ma che è ancora troppo legato al vecchio corso, per fare posto al francese Jean Baptiste de Franssu. Una “rottamazione” che ha lasciato di stucco non pochi.

Non è detto che la rivoluzione abbia successo: sono molti gli interessi in campo e la tendenza dei cardinali a dividersi in fazioni e correnti pare seconda solo a quella dei politici. Ciononostante, questo Papa, salito in sella nel momento più nero, in pochi mesi ha ristabilito il livello di fiducia verso la Chiesa a livelli che non si vedevano da decenni: il vento della storia pare spirare dalla sua parte.

Photo: © Catholic Church England and Wales, 2013, www.flickr.com

L' Autore - Giacomo Giglio

Laureato magistrale in Economia Internazionale, fin da giovanissima età ho avuto grande passione per la politica e l'economia. Critico con la visione classica dell'economia, mi occupo spesso di temi inerenti la crisi finanziaria e i travagli della zona Euro dopo lo scoppio della crisi 2008-09

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