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Iran
Federica Mogherini con il Ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif, a Losanna © European Commission, 2015

Iran, accordo raggiunto senza intesa sulle sanzioni

Sembrerebbe essere stato raggiunto un accordo storico lo scorso 2 aprile a Losanna, dopo otto giorni di intensi e frenetici negoziati fra i membri del gruppo P5+1 (o 3EU+3 – Cina, Francia, Germania, Regno Unito, Russia e Stati Uniti) e la delegazione della Repubblica Islamica dell’Iran. La questione pluridecennale della “bomba degli Ayatollah” sembrerebbe avere raggiunto un punto di svolta e allo stesso tempo una fase altamente critica, quantomeno provvisoria, per un definitivo allentarsi delle tensioni fra Iran e Occidente.

La bozza di accordo con l’Iran

Gli otto giorni di negoziazioni, tra questi gli ultimi due round the clock, hanno portato per la prima volta alla stesura di una bozza d’accordo, accettata da entrambe le parti, intorno alle questioni principali inerenti il numero delle centrifughe, la percentuale di arricchimento e il sistema di controllo/ispezione da parte dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA).  Secondo quanto dichiarato lo stesso 2 aprile durante la conferenza stampa tenuta dall’Alto Rappresentante della Politica Estera dell’Unione Europea Federica Mogherini e il Ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif, l’accordo in fase di finalizzazione consterebbe di 5 punti:

  1. l’abolizione di tutte le sanzioni imposte negli ultimi 14 anni dalle diplomazie occidentali (nessun riferimento è stato fatto a quelle imposte all’Iran in quanto promotore di terrorismo internazionale e in violazione di norme sul rispetto dei diritti umani);
  2. la riduzione del materiale fissile arricchito da 10 tonnellate a 300 chilogrammi, con un tetto massimo di arricchimento per i prossimi 10 anni al 3,67%, e la riduzione del materiale ad un grado superiore al livello di quest’ultimo;
  3. la riduzione del numero delle centrifughe in funzione di circa due terzi, da 19.000 a 6.104, di cui solo 5.060 adibite all’arricchimento dell’uranio e situate presso l’impianto di Nataz;
  4. la riconversione dell’impianto ad “acqua pesante” di Arak e dell’impianto di Fordow, quest’ultimo trasformato in un centro di ricerca fisica e tecnologica;
  5. il blocco della costruzione di nuovi impianti.

Questa serie di misure, parte del cosiddetto Joint Comprehensive Plan of Action (JCPA), dovrebbero essere mantenute in vigore per 25 anni, con una continua attività di monitoraggio da parte dell’AIEA e il mantenimento del “breakout” – il tempo necessario per produrre materiale sufficiente e opportunamente arricchito per la costruzione di un ordigno nucleare – ad un anno (precedentemente, secondo stime di diverse intelligence occidentali, era intorno ai 3 mesi).

I negoziati per un accordo definitivo

I prossimi due mesi e mezzo rappresenteranno la fase più critica dell’attuale fase negoziale: nonostante il consenso sia confluito sui punti poco sopra elencati, dettagli e specifiche necessitano di essere discusse, il testo dell’accordo redatto, e le tempistiche per l’implementazione concordate secondo la consensuale volontà di tutti gli attori.

Proprio intorno alle tempistiche sembrerebbero sopraggiungere le prime discrepanze e incomprensioni, ben evidenti già dalle prime ore dopo l’accordo, nel momento in cui i delegati hanno riportato i risultati dei negoziati alle rispettive cancellerie. Il comunicato ufficiale diramato il 2 aprile risulta essere di 291 parole, mentre quello utilizzato dai delegati statunitense e iraniano è stato rispettivamente di 1318 e 512 parole (quello francese di 231).

La sanzioni

Inoltre, non sono chiare le tempistiche inerenti l’abolizione delle sanzioni. Secondo quanto affermato dal Presidente Obama, il processo di alleggerimento dovrebbe essere avviato gradualmente una volta che l’Iran abbia adempiuto agli impegni presi. Contrariamente, il Presidente iraniano Rouhani e la Suprema Guida Ayatollah Khamenei avrebbero ripetutamente ribadito durante le manifestazioni a Teheran e in diverse conferenze stampa che l’abolizione sarebbe sopraggiunta contestualmente alla firma dell’accordo.

La differenza rimane sostanziale in quanto tra la firma e la completa realizzazione delle misure potrebbero intercorrere diversi mesi. La situazione rimane molto tesa e delicata e nulla toglie che altri punti critici possano essere sollevati durante la redazione del testo finale. In aggiunta, non si può escludere che questioni quali la rimozione del blocco russo all’acquisto da parte dell’Iran di sistemi missilistici contraerei, gli S-300, o la crisi yemenita e il continuo supporto iraniano alla lotta contro ISIS e Al-Qaeda in Siria e Iraq possano annullare gli odierni sforzi e riportare la crisi su livelli di tensione precedenti.

L' Autore - Giuseppe Lettieri

Responsabile Sicurezza internazionale - Studente presso la Scuola Sant'Anna di Pisa iscritto al Master Human Rights and Conflict Management; laureato in Scienze Internazionali - Global Studies presso l'Università di Torino con una tesi sulle dottrine militari della controinsorgenza. Da sempre appassionato di questi inerenti sicurezza e difesa, il settore militare e la politica internazionale, mi occupo nello specifico di counterinsurgency e counterterrorism operations con riferimento all'area geografica mediorientale e del sud-est asiatico. Per Europae scrivo di Common Security e Defence Policy e European External Action Service.

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