mercoledì , 21 febbraio 2018
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Iran, Ashton a Teheran: prove di dialogo oltre il nucleare

L’Iran, “pariah” della comunità internazionale per eccellenza, isolato fin dalla rivoluzione islamica del 1979, ma ancor di più dalla scoperta del suo programma nucleare all’inizio del nuovo millennio, sembra oggi sulla strada della normalizzazione dei rapporti internazionali dopo due eventi chiave: l’elezione di Hassan Rouhani, che ha introdotto uno stile di leadership lontano da quello del suo predecessore Ahmadinejad, e il raggiungimento di un interim agreement sul nucleare, firmato a novembre con i sei Paesi del gruppo P5+1.

A segnare la svolta, una serie di visite dei ministri degli esteri dei Paesi UE che mancavano da anni a Teheran, tra cui l’ex-ministro degli esteri italiano Emma Bonino a dicembre (è stata la prima fra tutti) ed il ministro svedese Carl Bildt a febbraio. Il 9 marzo è invece stata la volta del capo della diplomazia europea Catherine Ashton, che nei suoi oltre quattro anni di mandato non si era mai recata in Iran (mentre l’aveva fatto Javier Solana nel 2008). L’Alto Rappresentante ha incontrato il ministro degli esteri iraniano Zarif, con cui ha parlato per oltre un’ora, e separatamente il primo ministro Rouhani e il portavoce del Parlamento Ali Larijani.

Importante è notare come in questo incontro la Ashton si sia presentata in veste di capo della diplomazia UE e non di rappresentante del gruppo P5+1: infatti, ha esordito sottolineando che, per quanto abbia incontrato spesso Rouhani e Zarif nel contesto dei negoziati sul nucleare attualmente in corso a Vienna, questa è stata la prima occasione di discutere i rapporti bilaterali UE-Iran. Ciò significa che l’agenda dell’incontro non è stata monopolizzata dal nucleare, ma ha spaziato dai diritti umani (in particolare in riferimento ai diritti delle donne, dopo che la Ashton aveva incontrato alcune attiviste iraniane il giorno precedente, in occasione della giornata internazionale delle donne) alle questioni regionali (tra cui ampio spazio è stato dedicato al traffico di droga proveniente dall’Afghanistan) all’ambiente.

Naturalmente, non si è mancato però di notare come il raggiungimento di un comprehensive agreement sul nucleare rimanga il presupposto per poter negoziare sulle altre tematiche, e il risultato dei colloqui di Vienna avrà quindi ripercussioni (positive o negative) su tutto il resto. A questo proposito, la Ashton ha ringraziato Zarif per il lavoro svolto finora, ma ha anche ricordato che l’esito delle trattative è ancora incerto.

#Constructive_engagement è stato l’hashtag lanciato su Twitter da Rouhani in occasione della visita della Ashton: “impegno costruttivo” non è un concetto nuovo, ma vanta sostenitori celebri tra cui la stessa Emma Bonino. Questa settimana ricominciano i negoziati del gruppo P5+1, ma la Ashton ha dato un chiaro segnale del fatto che l’impegno costruttivo dovrà riguardare anche altre tematiche oltre al nucleare.

In foto, l’Alto Rappresentante Catherine Ashton e il ministro degli esteri iraniano Mohammed Zarif (© European Commission – 2014)

L' Autore - Chiara Franco

Laureanda magistrale in International and European Studies presso l’Università di Trento ed allieva della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Nel frattempo, sono passata da Parigi, Londra ed Istanbul per periodi di studio e ricerca. Scrivo di relazioni esterne dell’UE, con un occhio di riguardo a Turchia e Medioriente.

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