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Nucleare Iran: nuovo rinvio in negoziato con E3+EU3

24 novembre 2014. Questa sembrerebbe essere la nuova data limite per il raggiungimento di un accordo definitivo e implementabile tra gli E3+EU3 e la Repubblica Islamica dell’Iran in merito alla questione del nucleare iraniano. Le lunghe negoziazioni protrattesi per tutta la scorsa settimana e le due precedenti, per quanto viste positivamente da tutte le parti coinvolte, non hanno portato al risultato previsto. Il mancato rispetto della scadenza del 20 luglio, stabilita nell’interim agreement firmato lo scorso 24 novembre 2013, ha costretto le parti coinvolte a prorogare il termine per raggiungere un nuovo accordo.

Le ripetute apparizioni del Segretario di Stato USA John Kerry e del Ministro degli Esteri iraniano Javad Jarif nei giorni che precedevano la scadenza avevano fatto sperare in una definitiva riuscita del negoziato e nel rispetto delle clausole pattuite lo scorso novembre. Purtroppo così non è stato. Il nocciolo duro della questione continua ad essere il numero delle centrifughe e la quantità di uranio stoccabile dalla Repubblica degli ayatollah. Ancora più complicata la questione inerente l’eventuale ratifica dell’accordo da parte dei governi statunitense e iraniano. Permane il dubbio che qualunque eccessivo spostamento dell’ago della bilancia negoziale, che potrebbe garantire il successo dell’accordo, possa accentuare il rischio che una delle due amministrazioni non ratifichi il documento. In caso l’eventuale accordo risulterebbe inutile.

Nonostante le persistenti problematiche, la proroga di quattro mesi annunciata nella mattinata di sabato scorso è l’ennesima riconferma della volontà di Washington e Teheran di non abbandonare definitivamente il tavolo delle negoziazioni. L’estensione non è però né la soluzione principale, né quella auspicata dalle parti. Alla base del rinnovo, la promessa da parte dell’Iran di “ibernare” parte del suo programma (numero di centrifughe, siti nucleari e grado di arricchimento dell’uranio) e dell’E3+EU3 di scongelare parte delle risorse economiche iraniane in Occidente (circa 2,8 miliardi di dollari a fronte dei 4,2 previsti nei trascorsi sei mesi) e dall’astenersi dall’imporre nuove sanzioni.

Numerosi sono stati gli sforzi per ribadire la volontà di continuare a discutere i termini dell’accordo, rinsaldare la fiducia tra le parti e dimostrare un positivo impegno per le prossime fasi. Segnali positivi sono giunti dal governo francese, per bocca del Ministro degli Esteri Laurent Fabius, il quale ha saldamente affermato che non vi sarebbe stato alcun rinnovo dell’interim agreement se non ci fossero state serie possibilità di arrivare ad una soluzione condivisa e decisiva. La stessa Catherine Ashton, Alto Rappresentante (uscente) dell’UE e incaricata nella conduzione dei negoziati, ha rafforzato tale posizione, durante la conferenza stampa di sabato con il Ministro Zarif, affermando di voler riconvenire immediatamente nelle prossime settimane per perfezionare il contenuto dell’accordo.

Ugualmente promettenti le parole del Presidente Rouhani e del suo addetto agli esteri Zarif, il quale ha ritenuto opportuno enfatizzare l’importanza storica di un accordo e di come “la fiducia sia una strada a due corsie”, un prerequisito fondamentale. Proprio nell’ottica di rinsaldare tale fiducia e “pubblicizzare” le finalità pacifiche del programma nucleare iraniano, è stato mostrato, durante il negoziato, un grafico informativo con le motivazioni sottostanti un “Iran nucleare” e gli utilizzi dei vari isotopi, legati a scopi di natura medica ed economica (sostituire il fabbisogno petrolifero interno con l’energia nucleare).

Le differenti vedute e percezioni sul pacchetto proposto dai diversi lati del tavolo negoziale, nonché la persistente mancanza di fiducia reciproca, accrescono invece le difficoltà legate al superamento dell’attuale fase di stallo, che dura ormai da 6 mesi. Per gli Stati Uniti rimane difficile stabilire quale sia il reale numero di centrifughe accettabile senza incorrere nel rischio che l’Iran arrivi a creare un ordigno nucleare. Per l’Iran, viceversa, il processo di arricchimento rimane un diritto inalienabile garantito dalle convenzioni internazionali di cui la Repubblica Islamica è firmataria. Il contributo delle altre parti in causa nella ridefinizione delle problematiche e nel trovare un compromesso tra le intransigenti posizioni di Stati Uniti e Iran rimangono ancora punti oscuri.

Photo © Greg Dunlap, 2009, www.flickr.com

L' Autore - Giuseppe Lettieri

Responsabile Sicurezza internazionale - Studente presso la Scuola Sant'Anna di Pisa iscritto al Master Human Rights and Conflict Management; laureato in Scienze Internazionali - Global Studies presso l'Università di Torino con una tesi sulle dottrine militari della controinsorgenza. Da sempre appassionato di questi inerenti sicurezza e difesa, il settore militare e la politica internazionale, mi occupo nello specifico di counterinsurgency e counterterrorism operations con riferimento all'area geografica mediorientale e del sud-est asiatico. Per Europae scrivo di Common Security e Defence Policy e European External Action Service.

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