mercoledì , 15 agosto 2018
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Iraq: incerta la posizione di UE e USA

di Samy Sayed Mohamed

L’attuale situazione irachena è preoccupante. I jihadisti dell’ISIS (Stato Islamico dell’Iraq e del Levante) continuano ad avanzare con violenza. Qassem Atta, portavoce per gli affari di sicurezza del premier iracheno sciita Nouri Al – Maliki (al potere dal 2006) riferisce che “centinaia di soldati sono stati decapitati e impiccati a Salahaddin, Ninive, Dilaya, Kirkuk e in altre zone”. Gli estremisti islamici continuano a guadagnare terreno e le principali città del Paese cadono una dietro l’altra.

L’esercito iracheno ha perso il controllo delle città di Rutba, Rawah e Ana, di due valichi con la Siria e di uno con la Giordania. Gli islamisti sono riusciti così a costruirsi diversi corridoi oltre confine, garantendosi armi e rifornimenti. Hanno anche rafforzato il controllo della cittadina strategica di Tel Afar, tra Mosul e il confine siriano, nella parte nord-occidentale dell’Iraq. Persino Baghdad rischia grosso, ma i suoi abitanti non si fermano a guardare: le truppe sciite, guidate da Moqtada Al Sadr, uno dei più influenti leader politico – religiosi del Paese, si stanno preparando alla resistenza armata contro i jihadisti.

Il governo iracheno ha invocato l’aiuto della comunità internazionale, in particolare degli Stati Uniti e dell’Iran. Il governo iraniano è intervenuto inviando forze speciali del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica pochi giorni dopo la presa di Mosul, seconda maggiore città dell’Iraq. Teheran si sta impegnando a proteggere i luoghi sacri degli sciiti in Iraq, ma ha anche ribadito che spetta a Maliki riportare l’ordine all’interno del Paese.

Intanto il Segretario di Stato americano, John Kerry, atterrato a Baghdad e accompagnato dal Ministro degli Esteri, Hoshyar Zebari, ha incontrato il premier Nouri Al – Maliki, l’influente religioso sciita Ammar al – Hakim, il Presidente del Parlamento Osama al – Nujaifi e il vice premier Saleh al – Mutlaq. Kerry, come previsto, non ha sollecitato le dimissioni del premier, contrariamente a quanto viene richiesto dai politici iracheni, ma ha chiesto di costruire un governo più inclusivo delle minoranze sunnite e curde. “La preoccupazione principale è per il popolo iracheno, per l’integrità del Paese, dei suoi confini, della sua sovranità”, queste le sue dichiarazioni.

Il gruppo armato dell’ISIS che si richiama ad al – Qaeda e al suo programma (califfato, unità dell’Ummah), vuole creare un emirato transfrontaliero, a cavallo del confine fra Iraq e Siria. I suoi combattenti sono in gran parte veterani, ben addestrati e fanatici che evitano gli scontri diretti e ricorrono a raid che colgono di sorpresa, ad attacchi suicidi e ad attentati. Le sue nuove reclute provengono da tribù sunnite, opposte al regime di Al – Maliki, che le ha allontanate dal governo e perseguitate. Se l’ISIS dovesse riuscire a mobilitare completamente gli arabi sunniti, probabilmente l’Iraq si frammenterebbe lungo linee etnico-confessionali. Progetto di difficile realizzazione dato che uno dei leader del “Risveglio Sunnita” (Sahwa) ha dichiarato che appoggerà Baghdad e l’unità dell’Iraq.

Di fronte a tutto questo l’Unione Europea si è unita all’appello degli Stati Uniti, proponendo la creazione di un governo di emergenza nazionale, e, attraverso i Ministri degli Esteri dei 28 Paesi membri, ha affermato di essere fermamente motivata al mantenimento “dell’unità, della sovranità e dell’ integrità territoriale dell’Iraq, che sono essenziali per la stabilità e lo sviluppo economico del Paese”. Mesi fa i servizi segreti di Gran Bretagna e Stati Uniti erano stati informati dall’intelligence curda del pericolo rappresentato dai ribelli dell’ISIS, che si preparavano a lanciare una vasta offensiva nell’Iraq occidentale. A quanto pare però i governi di Londra e Washington hanno ignorato l’avvertimento.

La complessità dell’attuale situazione mostra i segni di una persistente instabilità di due degli Stati centrali del Medio Oriente: Iraq e Siria, entrambi sull’orlo della frammentazione e del collasso. Ormai l’unica cosa certa è che l’incertezza continua a regnare sovrana.

(Foto: The U.S. Army – www.flickr.com) 

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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