lunedì , 19 febbraio 2018
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Iraq: anche la religione alla base dei nuovi disordini

Giovedì si è tenuto a Roma l’“Annual Council Meeting” per discutere, originariamente, della situazione in cui continua a versare la Siria dopo oltre tre anni di guerra civile e all’indomani della rielezione di Al-Assad, avvenuta con una maggioranza bulgara (88% dei voti espressi secondo i dati del governo), a fronte di oppositori sconosciuti. A tenere banco è stata tuttavia l’emergenza irachena, definita dal Commissario Kristalina Georgieva “una situazione orribile, in via di peggioramento”.

Nei giorni scorsi, infatti, le truppe dell’ISIS (lo Stato islamico dell’Iraq e della Grande Siria), hanno preso la città irachena di Mossul, al confine con la Siria e capoluogo della regione di Ninawa, praticamente grondante di petrolio. Il muro di confine tra la Siria e l’Iraq, costruito in seguito alla divisione del Medio Oriente (accordi Sykes-Picot nel 1916), è stato parzialmente demolito, lanciando un chiaro messaggio: la vecchia divisione della regione, così come noi la conosciamo, sta per essere completamente stravolta.

In seguito all’arrivo dei miliziani jihadisti, circa 500.000 persone hanno abbandonato la regione e si stanno riversando in queste ore fuori dal Paese, principalmente nel Kurdistan turco. Intanto l’avanzata dell’ISIS sta proseguendo e pare non solo volta a prendere il controllo totale della parte settentrionale del Paese, ma addirittura ad assediare Baghdad. Ieri mattina infatti, l’AFP, le truppe dell’ISIS, erano a meno di 100 chilometri dalla capitale irachena e, stando a quanto raccontato dalla corrispondente di France24, i cittadini di Baghdad si starebbero armando autonomamente per difendersi da un imminente attacco. In città è stato annunciato il coprifuoco a partire da giovedì sera. Da parte sua, l’esercito governativo, addestrato per anni dai militari statunitensi, è in ritirata, lasciando perfino che le truppe curde (insorte approfittando dell’avanzata dell’ISIS) prendessero il controllo della città di Kirkuk, mentre dalla giornata di giovedì l’aviazione irachena ha iniziato a bombardare Mossul e Tikrit.

“Tragicamente, le nostre paure peggiori sono divenute realtà”, ha commentato il Commissario alla Cooperazione Internazionale, Georgieva, “le radici di quest’ultima crisi sono complesse e includono l’alienazione dell’accerchiata popolazione arabo-sunnita, uno stato generalizzato di violenza, opportunistici gruppi d’opposizione armati e un effetto spill over dalla terribile guerra che imperversa in Siria”.

Leggendo tra le righe il commento di Georgieva, è possibile individuare alcune delle linee principali utili a districare la matassa: innanzitutto il sunnismo. I sunniti sono la maggioranza dei musulmani che non riconoscono i membri della discendenza di Ali, genero del profeta, come legittimi califfi. In Iraq, tuttavia, la maggioranza della popolazione è sciita e nel Paese si trovano anche alcuni dei luoghi sacri dello sciismo come il santuario di Kerbala, dedicato a ricordare il martirio del terzo Imam sciita Al-Husayn ibn Ali. Questa distinzione è rilevante perché condiziona fortemente gli schieramenti, e può determinare l’allargamento del conflitto: il Presidente iraniano Ruhani ha infatti già annunciato di essere pronto a difendere i fratelli sciiti e i luoghi di culto del loro credo, che si trovano esattamente sulla linea di avanzata dell’ISIS e, secondo fonti del Wall Street Journal, almeno due battaglioni di militari iraniani sarebbero già intervenuti in Iraq.

La questione siriana è poi da considerarsi parte integrante della vicenda, in quanto da mesi ormai l’ISIS ha allargato il proprio raggio d’azione su città irachene come Fallouja (dove il governo di Baghdad, per contrastare l’avanzata dei jihadisti, ha perfino bombardato un ospedale civile). La Siria entra nella questione irachena in quanto la destabilizzazione di Al-Assad, che nelle ultime settimane sembra stia guadagnando terreno, passa anche per la destabilizzazione dell’Iraq guidato dal khomeinista sciita Al-Maliki. La Siria c’entra perché fa parte del nuovo Stato che l’ISIS pare intenzionato a formare, travalicando i confini tradizionali e realizzando una grande unione sunnita, sovvenzionata, con ogni probabilità, dalle monarchie petrolifere del Golfo, Qatar in primis.

 Photo: Immagine di Falluja, © Department of Dedense, 2004.

L' Autore - Sara Monetta

Laureata in Scienze Politiche, curriculum Studi sull'Asia e sull'Africa. Studiosa, nel suo piccolo, di politica internazionale, Unione Europea e Medio Oriente. è giornalista pubblicista e collabora con Radio Base e con il quotidiano Le Cronache del Salernitano. Il suo motto è "Insisti che si può fare"

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