giovedì , 16 agosto 2018
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Photo © SS&SS, 2010, www.flickr.com

Islam e terrore: Isis e al-Qaeda, minacce a confronto

È di pochi giorni fa l’annuncio di Abubakar Shekau, leader del gruppo nigeriano Boko Haram: “annunciamo fedeltà al Califfo al-Baghdadi, che ascolteremo ed obbediremo nella buona e nella cattiva sorte”. Solo l’ultimo dei gruppi che annuncia la propria fedeltà al leader dell’ISIS, che sembra ormai aver vinto la lotta con al-Qaeda per il primato quale guida mondiale del terrorismo islamico sunnita.

Decine e decine di movimenti, divisi da organizzazione ed idee, uniti dal terrore. Così si presenta oggi la galassia del terrorismo sunnita, e dei movimenti facenti capo perlopiù ad al-Qaeda o all’ISIS. Due movimenti un tempo alleati, oggi antagonisti. Dopo l’11 settembre infatti, tra le montagne dell’Afghanistan, nasceva l’alleanza tra il giordano al-Zarkawi ed il saudita Bin Laden, malgrado le divergenze in termini di visioni ed obiettivi.

Al-Zarkawi puntava a estendere l’influenza dell’Islam sunnita partendo dal Medio Oriente, da una base territoriale. Bin Laden aveva obiettivi territoriali meno concreti ed una battaglia più “idealista” e globale: la lotta e l’odio per l’Occidente corrotto. Fu proprio l’odio per l’Occidente però il collante che spinse al Qaeda ed Osama Bin Laden, nel 2004, a sostenere la lotta in Iraq di al-Zarkawi (e della sua organizzazione, lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante) contro le truppe occidentali. Un sostegno sopravvissuto alla morte di al-Zarkawi, ucciso in un raid aereo nel 2006 e cui subentrò prima Abū ʿOmar al-Qurashi al-Baghdadi e poi nel 2010 Abu Bakr al-Baghdadi, l’attuale guida dell’ISIS.

La guida che ha esteso il raggio d’azione dell’organizzazione, salita alla ribalta nel 2013, tra le fila dell’opposizione siriana al regime di al-Assad. Un uomo ambizioso, auto-proclamatosi prima leader di al-Nusra (gruppo di ribelli siriani, che ne ha però rifiutato la leadership), poi Califfo. Ambizioni che gli son costate il sostegno di al-Qaeda, ritiratogli nel 2014.

Troppe le differenze ed i motivi di scontro. Primo fra tutti proprio l’auto-attribuita carica di Califfo (guida militare e religiosa cui tutti i sunniti dovrebbero obbedienza). Neanche Bin Laden aveva osato attribuirsi tale carica, mantenendo all’interno di al-Qaeda una distinzione tra la leadership militare e quella religiosa. E che tra l’altro ha sempre riconosciuto come guida spirituale il mullah Omar, leader dei Talebani afghani.

Una figura invece disconosciuta da al-Baghdadi, che nello scorso novembre nel chiedere ad al-Zawahiri (successore di Bin Laden) la fedeltà di al-Qaeda, avrebbe definito il mullah Omar “un analfabeta irrispettabile”. Non gradito ad al-Qaeda anche il comportamento del Califfato verso i sunniti moderati, ritenuti apostati e quindi punibili. Nella visione di al-Qaeda, infatti, l’unico nemico è l’Occidente.

Troppe le divergenze anche in termini di obiettivi ed organizzazione. L’obiettivo di al-Qaeda è infatti destabilizzare l’Occidente ed attaccare i suoi simboli. La minaccia è portata in modo asimmetrico. Tutte le cellule affiliate sono chiamate ad agire (come è stato per l’ultimo attacco a Charlie Hebdo, rivendicato da AQMI, Al Qaeda nel Maghreb Islamico), hanno piena autonomia, e il fallimento di una non deve compromettere l’attività delle altre. Da un punto di vista europeo quindi la minaccia è costituita da piccole cellule che agiscono contro obiettivi puntuali ed isolati. Più gerarchizzata invece la struttura del Califfato, che ha un leader unico (il Califfo) e che non punta a destabilizzare, ma a controllare il territorio, estendendo pian piano i propri domini e portando una minaccia di tipo simmetrico. La minaccia principale per l’Europa sarebbe quindi la totale perdita di controllo del vicinato.

Una strategia che in questo momento sembra avere più successo tra i movimenti estremisti, grazie anche, probabilmente, alle vittorie militari ed alla grande abilità mediatica del Califfato. Boko Haram è infatti solo l’ultima delle organizzazioni che hanno giurato la propria fedeltà al Califfo. Tra queste anche alcune prima considerate fedeli ad al-Qaeda. Altre mantengono una posizione ambigua e non abbracciano il Califfato (e rinnegando di conseguenza al-Qaeda) solo per via del bay’at (promessa di fedeltà) già rivolto verso la leadership di al-Qaeda.

Una fedeltà che però potrebbe essere solo temporanea, in quanto il bay’at è una promessa individuale, che decade in caso di cambio di leadership (se Shekau morisse, il nuovo leader di Boko Haram dovrebbe rinnovare il bay’at verso il Califfo). Di fronte all’ascesa del Califfato, al-Qaeda sembra mostrare invece qualche pecca nella gestione della sua galassia. Esempi sono il silenzio in occasione degli scontri interni alle milizie al-Shabaab o la carenza di apparizioni e direttive.

Una lotta per il primato che l’Europa non può non osservare con attenzione. Il Califfato ed i gruppi affiliati (Ansar al-Sharija, Boko Haram, BIFF, Ansar Beit ecc…), al-Qaeda e i gruppi a lei fedeli (al-Mourabitoun, AQMI, al-Shabaab, al-Nusra, Ansaru ecc…), i gruppi indecisi e quelli indipendenti (Abou Sayyaf): in questo mondo cercherà di entrare “Islam e terrore”, il nuovo speciale di Europae, per capire dove nasce e da dove può arrivare la minaccia per l’Europa. O come l’Europa sta cercando di prevenirla. Sperando ovviamente che lo stia facendo.

L' Autore - Mauro Loi

Responsabile pubblicazioni - Ho conseguito nel 2007 la Laurea Magistrale in Scienze Strategiche (indirizzo Economico) con una tesi sul processo di ricostruzione dell'Afghanistan. Scrivo soprattutto di Balcani e Caucaso.

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