martedì , 20 febbraio 2018
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Photo © mantiochus, 2009, www.flickr.com

Israele e Putin: è vera luna di miele per Netanyahu?

27 marzo 2014, sono passati pochi giorni dal referendum in Crimea. L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite vota la risoluzione n. 68/262 sull’integrità territoriale dell’Ucraina, che sottolinea tra le altre cose la nullità del referendum e dell’annessione. Tanti i voti a favore, pochissimi quelli contrari, pochi anche gli astenuti. Tra questi, un po’ a sorpresa, Israele.

Estate 2014, in risposta all’uccisione di tre giovani israeliani, Tel Aviv lancia l’operazione “Protective Edge”, che provoca oltre 2.000 morti tra i palestinesi. La Russia chiede il cessare delle ostilità, ma Putin si ritiene in dovere di precisare che “Israele ha il diritto di proteggere i propri cittadini”. Una sorta di non belligeranza russo-israeliana che non può essere frutto solo delle parziali analogie tra le due situazioni (entrambi, nelle rispettive versioni di Russia e Israele, sono interventi a tutela dei propri cittadini-connazionali). Il rapporto tra Mosca e Tel Aviv è in realtà condizionato da numerosi altri fattori.

L’economia: gli scambi Russia-Israele

Profondi sono, ad esempio, i legami economici. A cominciare da quelli in campo energetico, dopo il recente ingresso di Gazprom sul mercato israeliano e il ventennale accordo, firmato nel 2013, per lo sfruttamento del giacimento di Tamar, al largo di Haifa. Anche l’interscambio commerciale è intenso ed in crescita e si accinge a superare i 3,5 miliardi di euro annui. Un’ulteriore crescita è attesa tra l’altro per quanto riguarda l’export agricolo israeliano verso Mosca, causa le sanzioni UE ed il conseguente blocco russo dei prodotti europei. La Russia sta sostituendo i prodotti agricoli UE anche con prodotti israeliani.

Notevoli i rapporti anche in ambito turistico (moltissimi i turisti russi che d’estate affollano le spiagge israeliane, dopo l’accordo del 2008 che abolisce i visti) e militare, con la Russia interessata in particolare alla tecnologia israeliana nel settore dei droni. Diversi gli accordi in materia tra il 2009 e il 2013.

La politica: la comunità russofona di Israele

Oltre ai legami economici, però, contano quelli politici. In Russia la comunità ebraica è piuttosto influente (circa mezzo milione di cittadini), ma è soprattutto la numerosa comunità russofona di Israele – 1 milione di persone, il 15% dell’intera popolazione – a pesare. Molti dei voti dei russofoni di Israele confluiscono infatti nell’Israel Beytenu, partito politico di destra guidato da Lieberman, Ministro degli Esteri del governo Netanyahu. Israel Beytenu infatti, fino all’estate del 2014 era federato con il Likud dell’attuale premier, prima che alcune divergenze lo portassero ad abbandonare la federazione, pur rimanendo nella coalizione di governo.

I voti della comunità russofona saranno importanti anche per capire se Netanyahu riuscirà a rimanere in sella e con che tipo di coalizione. La posizione morbida di Netanyahu nei confronti di Mosca è quindi dettata anche dalla volontà di non compromettere una futura alleanza del suo Likud con Israel Beytenu o dal voler convincere i russofoni a votare direttamente il Likud.

Esigenze che permettono di superare anche alcuni sgarbi subiti da Mosca, come l’assenza di Putin dalle celebrazioni per la liberazione di Auschwitz,  come la lettera del 30 novembre al Ministro degli Esteri palestinese, in cui Putin afferma di voler sostenere la nascita di una Palestina indipendente o come il recente accordo militare firmato tra Russia ed Iran, tradizionale nemico di Israele.

Medio Oriente, il crescente ruolo della Russia

Il buon viso a cattivo gioco di Israele è dettato anche da considerazioni geopolitiche. Questione Siria ad esempio. Dopo un iniziale appoggio alle posizioni occidentali ed al sostegno dell’opposizione anti-Assad, Tel Aviv sembra oggi più vicina a quelle di Mosca, che considerano comunque Assad come un elemento di stabilità. Israele sembra aver rivalutato la posizione di Mosca, più ostile al rovesciamento dei vecchi regimi e più cauta nel valutare gli output delle primavere arabe.

Più in generale Tel Aviv sembra consapevole del parziale disimpegno americano dall’area e della loro scarsa volontà di impegnarsi direttamente per risolvere le questioni mediorentiali. Anche il discorso di Netanyahu del 3 marzo al Congresso (con cui cercava di scoraggiare Obama dalla firma dell’accordo sul programma nucleare iraniano) è stato accolto con freddezza dallo stesso Obama, ed ha raccolto applausi solo tra i repubblicani.

Al disimpegno statunitense fa da contraltare la nuova presa di coscienza russa del proprio ruolo nella regione. Il ruolo di Mosca nella questione delle armi chimiche siriane, il ravvicinamento alla Turchia e la disponibilità manifestata da Lavrov ad ospitare a Mosca i nuovi incontri del Quartetto mediorientale ne sono solo alcuni esempi. In quest’ottica per Netanyahu ed Israele i buoni uffici con Mosca sono anche un metodo per evitare l’isolamento. Almeno fino a quando l’attuale premier rimarrà in sella. E finché alla Casa Bianca abiterà un democratico.

L' Autore - Mauro Loi

Responsabile pubblicazioni - Ho conseguito nel 2007 la Laurea Magistrale in Scienze Strategiche (indirizzo Economico) con una tesi sul processo di ricostruzione dell'Afghanistan. Scrivo soprattutto di Balcani e Caucaso.

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One comment

  1. ……articolo in parte condivisibile , ma scade nel ridicolo quando mellifluamente e ripetutamente cita Tel Aviv come fulcro decisionale di israele ,……il parlamento israeliano , il governo israeliano,la corte suprema, la residenza presidenziale e del primo ministro ,piaccia o non piaccia sono a gerusalemme ,capitale millenaria del popolo ebraico ! …….a Tel Aviv non si prendono decisioni nazionali ,a Tel Aviv si va al mare e in discoteca ! ………ps essere giornalisti è un altra cosa !

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