domenica , 18 febbraio 2018
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Kiev, Bruxelles e l’ingombrante terzo incomodo

Che si tratti di una mera coincidenza è difficile a credersi, benché il premier russo Dimitri Medvedev continui a sostenere la sincerità delle richieste avanzate dalla Gazprom nei confronti dell’Ucraina. Il gigante russo, monopolista nell’ambito dell’esportazione del gas, ha infatti dichiarato la scorsa settimana che Kiev sarebbe in ritardo con i pagamenti per un ammontare di 882 milioni di euro. Medvedev, tra l’altro ex Presidente di Gazprom, ha ribadito che l’ipotesi che l’Ucraina sia ora sottoposta al pagamento anticipato delle forniture di gas, lungi dal costituire una minaccia, è una pretesa legittima a fronte dei ritardi degli ultimi mesi.

Tuttavia, anche per gli osservatori più superficiali, la questione del gas si ripresenta ancora una volta come un’arma nelle mani di Mosca per far sentire il proprio peso politico su Kiev e tenerla stretta alla propria sfera d’influenza. L’Ucraina, che si è storicamente distinta tra le repubbliche sovietiche per la sua forte identità, è stata anche la regione dove, non appena dissoltasi l’URSS, si è avvertita più forte la spinta centrifuga in direzione dell’attuale Unione Europea.

Contrariamente alla Bielorussia, da sempre fedele all’indirizzo politico moscovita, l’Ucraina ha presto rivolto le proprie attenzioni all’Europa occidentale. Tuttavia, la volontà di creare una cesura con Mosca mal si concilia col ruolo che ha storicamente interpretato questa nazione negli stessi disegni sovietici sin dalla nascita dell’URSS: definita “granaio russo”, l’Ucraina, la repubblica più ricca dopo la Russia, costituiva una parte fondamentale del territorio sovietico al pari della stessa Mosca. Appare quindi piuttosto comprensibile che la Russia soffra oggi nel vedere Kiev sempre più vicina all’UE.

E infatti, è prevista proprio per novembre la firma dell’Accordo di Associazione tra Kiev e Bruxelles che sancirebbe il definitivo avvicinamento dell’Ucraina all’Unione. Nonostante le tensioni delle ultime settimane con il Presidente ucraino Yanukovich relativamente al caso Timoshenko, il vertice di Vilnius del 28 e 29 novembre prossimi, nell’ambito del Partenariato Orientale, potrebbe costituire una svolta decisiva nei rapporti tra l’UE e l’Ucraina.

Benché l’Europa abbia evitato di commentare quanto in questi giorni avvenuto tra Mosca e Kiev, il timore di una “terza guerra del gas” si diffonde negli ambienti bruxellesi. La questione del gas, infatti, è un’arma che Mosca può giocare sia contro l’Ucraina in senso stretto sia, indirettamente, contro la stessa UE. Ben il 76% del gas russo che giunge in Europa arriva, infatti, attraverso l’Ucraina. Solo una percentuale minoritaria passa dalla Bielorussia, dalla Finlandia e, aggirando la Polonia tramite il Mar Baltico, dalla Germania lungo il gasdotto North Stream.

Il ruolo dei Paesi di transito nell’ambito della politica energetica europea acquisisce così un ruolo tanto peculiare quanto delicato che ha, tra l’altro, indotto l’UE a stimolare una politica di diversificazione delle fonti e dei fornitori al fine di garantire una maggiore sicurezza energetica all’intero territorio europeo. L’attraversamento quasi obbligato dell’Ucraina ha infatti compromesso la sicurezza europea già nel 2006 e nel 2009 quando, a seguito di dispute politiche tra i due Paesi, la Russia ha interrotto la fornitura di gas a Kiev impedendo così anche il transito verso i Paesi europei.

La stessa Russia ha preferito garantire un proprio corridoio gasiero con l’UE che possa aggirare l’Ucraina ed estrometterla dal gioco del mercato del gas. In quest’ottica è nato il progetto del South Stream, il gasdotto originariamente frutto di un partenariato tra Gazprom ed ENI, progressivamente allargato a numerose compagnie energetiche europee tra le quali EDF e Wintershall. Passando dal Mar Nero e approdando in Bulgaria, South Stream dovrebbe marginalizzare il ruolo di Kiev nella politica energetica del continente.

La tempistica con la quale la questione dei pagamenti è stata sollevata, proprio in concomitanza con la preparazione del vertice di Vilnius, non può non far venire dubbi circa l’accoglienza che negli ambienti moscoviti riceverà l’eventuale Accordo di Associazione dell’Ucraina con l’UE. Solo nei prossimi mesi però, con l’arrivo dell’inverno, si potrà valutare se il gelo, simbolico e reale, cadrà davvero nei rapporti tra Mosca e Kiev.

In foto il Primo Ministro russo Dimitri Medvedev, in conferenza stampa in occasione di un evento istituzionale legato al gasdotto North Stream (Foto: Gazprom). 

L' Autore - Livia Satullo

Responsabile UE-Russia - Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche (“R.Ruffilli” di Forlì), ho da sempre nutrito una tripla passione per il giornalismo, l’Unione Europea e la diplomazia. Ex stagista preso la Rappresentanza Italiana all’UE e giornalista pubblicista dal 2011, ho fatto diverse esperienze all’estero tra cui un semestre di studio a Mosca che mi ha suscitato un’incredibile curiosità per la cultura e la lingua russa. Preparo il concorso diplomatico e nel tempo libro faccio atletica e scrivo racconti.

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