martedì , 14 agosto 2018
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Photo © Jan Sefti - www.flickr.com, 2009

Kobane riconquistata: è l’ora di uno Stato curdo?

Le notizie della riconquista della città di Kobane da parte dei Peshmerga curdi riporta alla ribalta la cosiddetta questione curda. La guerra attualmente in corso in Siria potrebbe irrimediabilmente cambiare la storia del Kurdistan.

Chi sono i Curdi

Il Kurdistan identifica una regione geografica a cavallo tra Turchia, Siria, Iraq, Armenia ed Iran, prevalentemente abitata da una popolazione di etnia curda. Tale area ha un’estensione molto simile a quella della Siria ed una popolazione che secondo le stime va dalle 30 alle 40 milioni di persone. La prima concreta idea di uno Stato Curdo arrivò alla fine della prima guerra mondiale, grazie al principio di autodeterminazione propugnato dal Presidente americano Woodrow Wilson. Il Trattato di Sevres prevedeva, seppur molto ridimensionato, la nascita di uno Stato curdo. Tuttavia, il Trattato sarà travolto dalla riscossa turca guidata da Mustafa Kemal, che porterà poi al Trattato di Losanna del 1923 e alla scomparsa di ogni accenno ad uno Stato curdo. Da questo momento, i movimenti nazionalisti curdi hanno dato vita a periodiche rivolte soprattutto contro la Turchia, dove vive il 20% dell’etnia.

I Curdi nella guerra civile siriana

Oggi, i combattenti curdi, infatti, che siano identificabili nell’ampia accezione di Peshmerga o se integrati nei gruppi più ristretti come il YPG (Unità di Protezione del Popolo) che operano nel Nord della Siria, stanno combattendo da un lato contro il Califfato, che controlla alcuni valichi di frontiera al confine tra Siria e Turchia, tra i quali vi è Kobane (il cui controllo potrebbe essere tornato nelle mani dei curdi da alcuni giorni). Dall’altro, la lotta di lungo termine è sia contro il Presidente Assad, accusato di aver portato avanti una politica di arabizzazione nel Kurdistan siriano, sia contro il governo turco, il quale si è sempre opposto alla creazione di uno Stato curdo. L’obiettivo finale è quello di ottenere l’autonomia dai suddetti governi e magari, anche se non è del tutto chiaro come, creare uno Stato insieme al Kurdistan iracheno, che gode già di un’ampia autonomia da Baghdad.

Come reagirà la Turchia il giorno in cui i Curdi dovessero riuscire a sconfiggere il Califfato (sempre che questo sia possibile), espellendo i jihadisti dai propri territori? A quel punto, i partiti come il PKK, forti di un certo prestigio guadagnato agli occhi del mondo, richiederanno una ricompensa per aver difeso i confini turchi dalle milizie dell’ISIS. Ci sono due scenari possibili. 

L’UE e la questione curda

Il primo è quello in cui i Paesi europei – che attualmente riforniscono i combattenti curdi – decidano di ignorare il  loro contributo alla guerra civile siriana e si appiattiscano, o peggio si dividano, di fronte alle decisioni di Ankara. La conseguenza diretta sarebbe un’interruzione del “cessate il fuoco” tra PKK e Ankara, firmato nel 2013, con effetti imprevedibili, dal momento che i curdi godrebbero ora di una struttura militare ben più solida (proprio grazie agli aiuti europei) sia in termini logistici che strategici.

Il secondo, invece, vede un’UE impegnata attivamente nel normalizzare le relazioni tra PKK e Ankara. Tale impegno però dovrà evitare strappi con la Turchia, soprattutto in visione del proseguimento dei negoziati – ad oggi sostanzialmente fermi – per l’adesione della Turchia all’UE. In questo caso, tuttavia, sarebbe preferibile che oltre ad una sconfitta del Califfato, si registri anche quella di Assad. Infatti, un eventuale nuovo governo siriano flessibile verso le esigenze curde sarebbe un elemento necessario per l’UE e per i partiti curdi, poiché questi avrebbero grossi problemi a negoziare con due governi – come quelli di Assad ed Erdogan – apertamente ostili alle loro aspirazioni.

In entrambi gli scenari, l’UE giocherà un ruolo chiave in quella che si preannuncia già come un’ulteriore fase di instabilità dell’intera area. Infatti, pur presupponendo la fine della guerra civile e la sconfitta del Califfato, di Assad o addirittura di entrambi, scenario che nel breve termine è molto improbabile, la regione sarà presumibilmente caratterizzata da alta instabilità ancora per lungo tempo. Questa sarà riconducibile da un lato dal riflusso del conflitto siriano e dall’altro proprio dalle rivendicazioni dei curdi, che vorranno capitalizzare il fatto di essere stati gli unici a combattere sul campo contro il Califfato. Tale rivendicazione può assumere le sembianze nel migliore dei casi di un negoziato, ma nel peggiore anche di un conflitto a bassa intensità contro la Turchia, contro la Siria o contro entrambi.

L' Autore - Gianluca

Appassionato di politica estera e diplomazia, felice di scrivere per questa bella rivista.

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One comment

  1. Francamente di “alleati” doppiogiochisti alla Erdogan ne possiamo fare a meno, potrebbebe il KURDISTAN libero e indipendente sostituirlo nella Nato. Con un Kurdistan alleato e amico dell-occidente, senza se e senza ma la regione sarebbe assai piu’ stabile di quanto non lo sia mai stata. Assad ed il petrolio sono problemi minori, a condizione di coinvolgere la Russia di Putin e di sviluppare la tecnologia LERN dove l’ing. Rossi negli USA sta producendo centrali termiche da 1 Megawatt.
    Purtroppo alla Russia applichiamo demenzialmente le sanzioni, e continuiamo a buttare miliafdi di euro nel pozzo senza fondo del CERN col risultato di avere “forse” trovato la particella di Higgs ed inventato il tunnel per il Gran Sasso dove i neutrini sarebbero corsi a velocita’ superluminali!

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