domenica , 25 febbraio 2018
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Veduta di Pristina © Vegim Zhitija / Flickr 2015

Kosovo, crisi politica e proteste di piazza

Il 25 agosto 2015 Kosovo e Serbia, grazie alla mediazione dell’Unione Europea, hanno firmato un importante accordo per la normalizzazione delle relazioni. Nel documento si stabiliva la creazione di un’Associazione delle Municipalità serbe del Kosovo con importanti autonomie nel campo dell’istruzione e di polizia locale.

Nel Paese la comunità serba si concentra nel nord in alcune cittadine. Queste sono da tempo motivo di contrasto con la vicina Serbia, e zone di tensione fra kosovari di origine serba e quelli di origine albanese. L’accordo del 2015, doveva rappresentare lo sviluppo dell’intesa raggiunta nel 2013 fra Kosovo e Serbia e mettere fine a continue discussioni e rivendicazioni. A distanza di quasi cinque mesi, non solo l’accordo non è ancora stato implementato, ma sono sorte ulteriori discussioni che hanno portato a violente proteste in piazza.

La vita in Kosovo

Vivere in Kosovo non è facile, soprattutto per le nuove generazioni. Il Paese è in un circolo vizioso: l’economia non decolla, anche se ci sono buone potenzialità grazie alla presenza di materie prime e ad una popolazione molto giovane.

L’economia kosovara ha un disperato bisogno di capitali esteri. Tuttavia, le continue crisi politiche, l’instabilità, e la corruzione creano un ambiente ostile agli investitori stranieri. In questo modo la disoccupazione, soprattutto giovanile, continua a crescere generando povertà, frustrazione e rabbia. In tanti scelgono di cercare una vita migliore lontano dal proprio paese: è un vero e proprio esodo. Nonostante la Presidente Atifete Jahjaga, ormai alla fine del mandato, si stia impegnando nel creare un migliore clima economico, gli sforzi non sembrano sortire alcun’effetto.

Maggioranza e opposizione: l’incapacità di dialogare

La coalizione al governo, formata dal PDK e dall’LDK del premier Isa Mustafa, controlla circa i due terzi del Parlamento e non ha mai creduto necessario un dialogo con l’opposizione. Dall’altra parte la minoranza, formata da Vetevendosje (Autodeterminazione), l’Alleanza per il Futuro del Kosovo e Nisma, contesta con decisione l’accordo dell’agosto 2015 perchè metterebbe in pericolo la sovranità del Kosovo. Anche l’ex primo ministro Thaçi non si rende conto delle conseguenze, avendo affermato che “l’Associazione delle Municipalità funzionerà come una semplice ONG”.

Il governo avrebbe dovuto cercare un dialogo con l’opposizione. Invece, la maggioranza ha deciso di non sottoporre alla ratifica del Parlamento l’accordo del 2015 in quanto sviluppo del patto del 2013, già approvato dal Parlamento. Così l’opposizione ha accusato il governo di “tirannia della maggioranza”, affermando che l’accordo del 2015 non è valido perché eccede i limiti posti dal patto del 2013. A creare ulteriori tensioni è la discussione per la demarcazione del confine con il Montenegro, con la perdita di circa 8000 ettari di terreno per il Kosovo.

L’opposizione, incapace di convincere il governo a dialogare, fa ostruzionismo con ogni mezzo, arrivando a usare spray al peperoncino e gas lacrimogeni in Parlamento. Se nelle sedi decisionali è il caos, anche le vie di Pristina si sono trasformate in teatro di guerriglia urbana, con lanci di sassi, bombe carta, incendi e cariche della polizia. I manifestanti hanno fatto sapere che le proteste non cesseranno, finché il governo non rassegnerà le dimissioni.

Il parere della Corte Costituzionale

La Presidente, per cercare di mettere fine alle proteste, aveva sottoposto alla Corte Costituzionale l’accordo del 2015. Il 23 dicembre la Corte ha deliberato che anche – se il patto non è del tutto incostituzionale – alcune sue parti lo sono e vanno perciò cambiate. La Corte suggerisce di risolvere il problema effettuando degli emendamenti al futuro atto di implementazione.

Quello consigliato dalla Corte potrebbe essere un buon compromesso, ma solo se i partiti avranno la volontà di dialogare fra loro ponendo fine alla crisi politica.

L' Autore - Sarah Camilla Rege

Responsabile Allargamento - Laureata in Relazioni Internazionali presso l'Alma Mater Studiorum di Bologna. Da sempre affascinata dai Balcani, dopo un periodo di tirocinio con AIESEC a Novi Sad (Serbia) ho ultimato la tesi di laurea magistrale riguardante il mondo delle Organizzazioni Non Governative e la società civile in Serbia. Nel 2012 ho frequentato la summer school "Integrating Europe through Human Rights" presso la Higher School of Economics di Mosca.

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