martedì , 20 febbraio 2018
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Kosovo: l’importanza delle elezioni amministrative

Come interpretare le elezioni in Kosovo? Da sempre parlare di Kosovo risulta difficile, perché per comprendere gli eventi odierni e tentarne una stima è necessario non solo conoscere la storia di questo fazzoletto di terra, ma anche sapersi calare fra i sentimenti, le paure, la rabbia e la speranza che travolgono la sua popolazione. Le elezioni amministrative tenutesi quindici giorni fa sono lo spunto per abbozzare un bilancio.

Nonostante i passi avanti e il calo della tensione fra Serbia e Kosovo, il primo round di elezioni ha registrato non pochi incidenti. In alcune città si è proceduto alla chiusura anticipata dei seggi, impedendo quindi il voto, mentre nella parte nord di Mitrovica il voto è stato annullato e ripetuto il 17 novembre. Si parla di Mitrovica nord perché la città, Mitrovica, è ancora divisa da un ponte che, invece di unire, segna il confine fra popolazione serbo-kosovara (nord) e albanese-kosovara (sud). Dopo le violenze del primo round di elezioni, si temeva il peggio per il ballottaggio del primo dicembre. Il voto si è invece svolto in un clima calmo, anche se teso.

Il ballottaggio c’è stato in 25 municipalità su 38, e ha portato non poche sorprese. Il PDK (Partito Democratico del Kosovo) del premier Thaçi è rimasto il primo partito del Paese ma ha perso in diversi comuni, riuscendo a conquistarne solamente 10. Può essere considerato quindi il grande sconfitto. LDK (Lega Democratica del Kosovo) è riuscito invece a conquistare 9 municipalità, due in più rispetto all’ultimo mandato. Nonostante il miglioramento però, LDK perde l’amministrazione della capitale Pristina, dove al ballottaggio ha prevalso il movimento Vetëvendosje (Autodeterminazione) rappresentato da Shpend Ahmeti. Il movimento Srpska, “to preserve Kosovo in Serbia” (mantenere il Kosovo in Serbia), ha conquistato invece 9 municipalità fra cui Mitrovica nord, dove è Krstimir Pantić il primo sindaco serbo eletto sotto la giurisdizione kosovara.

L’UE ha dedicato molte risorse all’organizzazione delle elezioni ed alla risoluzione del conflitto serbo-kosovaro, per arrivare ad una normalizzazione dei rapporti. Il primo grande passo è stato compiuto dalle parti con l’accordo del 19 aprile, che prevede nel nord del Kosovo (abitato prevalentemente da serbo-kosovari) un’Associazione delle Municipalità serbe, sotto la giurisdizione di Pristina ma dotata di ampie autonomie. La bassa affluenza alle urne nelle zone a maggioranza serba (circa il 10%) e i disordini registrati durante il voto di novembre potrebbero quindi essere facilmente letti come un fallimento della strategia.

In realtà il giudizio è da riconsiderare. Anche il solo voto, sotto la giurisdizione di Pristina, anche in terre vicine al confine, è di per sé un successo. Appena un anno fa infatti, a Mitrovica nord le barricate bloccavano il passaggio di soldati KFOR e kosovari incaricati di prendere possesso dei valichi di confine con la Serbia centrale. “Guerra di nervi” veniva chiamata, per l’alto rischio di un nuovo scontro, e la tensione non accennava a diminuire. Oggi invece il governo di Belgrado ha incoraggiato i serbi-kosovari ad andare alle urne, rinunciando alla retorica nazionalista. Aspettarsi delle elezioni del tutto prive di episodi di tensione e con un’alta affluenza era praticamente un’utopia. In ogni caso però sono le prime elezioni a cui partecipano anche i serbo-kosovari, le prime a vedere l’elezione di un sindaco serbo, quelle che daranno vita all’Associazione delle Municipalità serbe.

Ci vorrà ancora molto tempo prima che il Kosovo possa raggiungere una situazione politica “normale”. Forse saranno necessarie diverse generazioni: chi ha vissuto sulla propria pelle le violenze e le discriminazioni ,difficilmente sarà in grado di dimenticare e superare le vecchie rivendicazioni. Anche per queste ragioni il mandato EULEX è stato rinnovato e probabilmente la missione europea rimarrà a Pristina anche dopo il 2014.

Positiva è stata anche la tenuta del partito di Thaçi: molti albanesi-kosovari l’avevano criticato per essere sceso a patti a Bruxelles con il collega serbo Dačić. Certo, ha subito un calo nelle preferenze, ma questo può essere dovuto anche alle recenti condanne di uomini del PDK, per traffico di organi, nonché alla citazione in giudizio del suo braccio destro Fatmir Limaz (tangenti). La normalizzazione per il Kosovo non è ancora dietro l’angolo, ma la direzione sembra quella giusta: molto dipenderà dall’azione di Bruxelles, che ormai dell’accordo tra Belgrado e Pristina è la vera garante.

Nell’immagine, complesso ortodosso a Peć (Pejë) in Kosovo, storico fulcro della chiesa ortodossa serba. Anche per motivi religiosi, oltre alle ragioni storiche, molti serbi definiscono il Kosovo “La vecchia Serbia” (Photo: Wikimedia Commons).

L' Autore - Sarah Camilla Rege

Responsabile Allargamento - Laureata in Relazioni Internazionali presso l'Alma Mater Studiorum di Bologna. Da sempre affascinata dai Balcani, dopo un periodo di tirocinio con AIESEC a Novi Sad (Serbia) ho ultimato la tesi di laurea magistrale riguardante il mondo delle Organizzazioni Non Governative e la società civile in Serbia. Nel 2012 ho frequentato la summer school "Integrating Europe through Human Rights" presso la Higher School of Economics di Mosca.

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