giovedì , 16 agosto 2018
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EULEX non è immune da critiche, come dimostra questo murales © Jon Worth - www.flickr.com, 2009

Kosovo: Mogherini a gamba tesa sullo scandalo Eulex

Sospetti di corruzione a carico di ufficiali e funzionari di EULEX, la missione europea in Kosovo. È questa la denuncia di Maria Bamieh, procuratore britannico della stessa EULEX, attualmente sospesa dal suo incarico. Un’escalation di accuse che sta minando il cuore della missione europea, iniziata nel 2008 e volta a stabilire lo stato di diritto nel Paese. Lo scandalo è scoppiato a fine ottobre, quando il principale quotidiano del Kosovo, Koha Ditore, ha pubblicato alcune lettere interne, recanti la firma del pubblico ministero Maria Bamieh, in cui si rendevano note presunte condotte criminose poste in essere da parte di alcuni suoi colleghi.

Il dito è stato puntato direttamente contro il procuratore capo di EULEX, Jaroslava Novotna ed il giudice italiano Francesco Florit, i quali – sempre secondo la Bamieh – avrebbero intascato tangenti per insabbiare almeno tre processi giudiziari riguardanti Fatmir Limaj, Ilir Tolaj e persone coinvolte nel caso di una bomba esplosa in un bar di Pristina. Dal canto suo, Florit ha ammesso di aver avuto un incontro con alcuni intermediari che gli avrebbero offerto circa 300.000 euro in cambio dell’assoluzione di Ilir Tolaj, segretario del Ministero della Salute, negando però di aver accettato la tangente. Il quotidiano “Zeri” ha riportato le dichiarazioni di Florit: “non ho mai preso soldi in cambio dell’insabbiamento di casi giudiziari. Questa è un’accusa terribile. Ho chiesto personalmente agli investigatori di controllare i miei conti bancari”.

Vehbi Kajtazi, autore di una serie di articoli investigativi sulle accuse di corruzione pubblicati su Koha Ditore, ha affermato che “già in passato ho rilevato che numerosi casi di corruzione erano stati chiusi. Adesso, con questo scandalo, si mette in discussione l’intero operato di EULEX, con la conseguenza che tutto ciò che è stato fatto finora deve necessariamente essere riverificato”. Per quanto concerne la sospensione dall’incarico della Bamieh, il giornalista ha affermato che è un maldestro tentativo per metterla a tacere, dal momento che non è stata lei la fonte delle informazioni.

In una conferenza stampa tenutasi a Pristina, il capo della missione Gabriele Meucci, ha detto ai giornalisti che sulle accuse sarebbero in corso “puntuali indagini”, sottolineando che ci sarà “tolleranza zero” contro la corruzione, dal momento che una prima indagine era stata già aperta nel 2013, mentre il nuovo Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune, Federica Mogherini, aveva promesso il 4 novembre la nomina di un esperto legale esterno alla missione incaricato della conduzione di ulteriori indagini. La nomina è arrivata il 10 novembre: si tratta di Jean Paul Jacqué, professore di legge con oltre 40 anni di esperienza e direttore dei servizi legali del segretariato generale del Consiglio dell’UE.

Entro quattro mesi Jacqué dovrà riferire alla Mogherini i risultati del suo lavoro e fornire eventuali raccomandazioni. “Chiarire queste accuse è nel nostro interesse, sia nel mio personale che in quello del nuovo capo della Missione, con cui ho discusso questi passi”, ha sottolineato l’Alto Rappresentante, secondo cui “la credibilità della missione merita di essere pienamente tutelata”. “La nomina di un esperto che si occupi specificamente della accuse, in aggiunta alla investigazione giudiziaria già aperta dal 2013”, insiste la Mogherini, “dimostra la nostra determinazione a fare luce su questi sviluppi”.

Qualunque sia il risultato dell’operato del nuovo esperto indipendente dell’UE, le ricadute, secondo Besa Shahini, analista presso la European Stability Initiative (ESI) di Pristina, potrebbero avere una gittata maggiore: l’effetto dello scandalo potrebbe estendersi al Tribunale speciale per i crimini di guerra commessi dall’UCK, che dovrebbe vedere la luce entro il 2015. Sebbene le accuse non siano del tutto fondate infatti, l’episodio ha fomentato il dibattito sul tipo di giustizia che le organizzazioni sovranazionali ed internazionali sono in grado di fornire.

L' Autore - Maria Ermelinda Marino

Responsabile Balcani - Studentessa di Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Trento. Nutro un forte interesse per i Balcani ed il Caucaso e trascorro il mio tempo libero studiando la storia, le società e le problematiche di quei luoghi attraverso la lente del Diritto internazionale pubblico e del Diritto dell'Unione Europea.

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One comment

  1. Niente di nuovo in uno “Stato di mafie” kosovaro!

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