domenica , 25 febbraio 2018
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Kosovo: via tra le polemiche alla nuova legge elettorale

Il disastro delle elezioni kosovare del 2010, segnate da gravi frodi elettorali, ha determinato la necessità di una riforma della legge elettorale, caldeggiata fortemente anche dalla Commissione Europea nell’ultimo “Progress Report”, dove ha auspicato sostanziali modifiche ed un adeguamento alle best practices” europee in materia.

Dopo l’approvazione governativa degli scorsi giorni, il disegno della nuova legge elettorale è stato discusso e definitivamente approvato dal Parlamento kosovaro con 44 voti favorevoli, 18 contrari e 2 astenuti. Non sono mancate però, sin da subito, contestazioni da parte dei rappresentanti politici dei kosovari di nazionalità serba, che hanno sottolineato come la nuova legge riduca significativamente i diritti elettorali dei cittadini di nazionalità serba.

La legge elettorale prevede infatti che solo chi si trovi in possesso della cittadinanza kosovara abbia diritto di voto, quindi che soltanto chi detenga documenti rilasciati dal Ministero degli interni del Kosovo possa figurare nelle liste elettorali. Con questa limitazione, il diritto di voto verrebbe garantito solo a circa 40.000 serbi, mentre nelle scorse elezioni locali i potenziali elettori serbi erano più di 130.000. Il controllo del sistema elettorale passerebbe quindi sostanzialmente nelle mani dei partiti albanesi.

Taglienti le parole del Ministro serbo senza portafoglio incaricato per il Kosovo, Aleksandar Vulin, il quale ha dichiarato che la comunità internazionale appoggia il diritto dei serbi di votare con i propri documenti e il loro diritto a posti riservati in Parlamento. “La sola idea di non concedere più ai serbi il diritto di votare con i propri documenti, conferma la volontà di qualcuno di legalizzare i risultati della pulizia etnica, ha affermato. I liberali kosovari di AKR hanno invece chiesto l’intervento della Commissione UE e dell’OSCE, sottolineando come la legge elettorale, minacciando gli interessi e i diritti delle minoranze, sia contraria alla Costituzione kosovara.

Ma sorprendentemente le critiche arrivano anche da Albulena Haxhiu – leader del partito ultranazionalista kosovaro Vetevendosje! (“Autodeterminazione”), astenutosi dal voto in Parlamento – la quale aveva accusato apertamente la commissione incaricata di redigere il nuovo testo di legge di aver “violato” l’ art. 108- ter della Costituzione, relativo alla divisione dei seggi in Parlamento: “L’ art. 108- ter è stato violato. Questo è un tentativo di attagliare il Parlamento a quelle che sono le esigenze del PDK (Partia Demokratike e Kosovës). Perciò ci asteniamo”.

Il presidente della commissione ad hoc incaricata di redigere la legge, Arben Gashi, aveva subito reagito definendo le dichiarazioni di Haxhiu tendenziose e frutto di una “mera speculazione” degli ultranazionalisti, a suo avviso colpevoli “di aver ostacolato l’approvazione del disegno di legge, ritardandone l’approvazione di tre settimane”.

Persino il vicepresidente del PDK, Arsim Bajrami, che pure ha sostenuto il disegno di legge nel corso del dibattito in aula, ha sottolineato forti perplessità sull’effettività della riforma del sistema elettorale, dicendo che “il PDK offre il suo sostegno in linea di principio, pur essendo consapevole di come questo disegno di legge non sia la riforma di cui ha bisogno il Kosovo“.

La società civile serba, intanto, è in fibrillazione. Le amministrazioni comunali e le istituzioni serbe della parte settentrionale del Kosovo il 3 aprile hanno smesso di lavorare per 30 minuti in segno di protesta. Non va dimenticato che a questione della legge elettorale potrebbe avere ripercussioni anche sul processo di normalizzazione delle relazioni tra Priština e Belgrado, che prosegue sotto l’egida della Ashton.

In ballo per il Kosovo non c’è solo l’organizzazione della autonomie serbe nel Nord del Paese e l’inizio di un regolare processo politico, ma soprattutto il destino europeo. Un destino che nel breve periodo si chiama Accordo di Stabilizzazione e Associazione, per la conclusione del quale la Commissione Europea ha già fissato le tappe: chiusura in primavera, sigla della bozza in estate e immediatamente dopo via libera del Consiglio. Una scaletta che non può ammettere ritardi. 

Nell’immagine, una scritta di protesta del partito Vetevendosje! “Io voto, tu voti, egli vota, noi votiamo, voi votate essi se ne approfittano” (© Quinn Dombrowsky, www.flickr.com)

L' Autore - Maria Ermelinda Marino

Responsabile Balcani - Studentessa di Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Trento. Nutro un forte interesse per i Balcani ed il Caucaso e trascorro il mio tempo libero studiando la storia, le società e le problematiche di quei luoghi attraverso la lente del Diritto internazionale pubblico e del Diritto dell'Unione Europea.

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