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Kurdistan
© Peshmerga | Kurdish Army

Kurdistan verso il referendum per l’indipendenza: no di Turchia e Iran

Lo scorso 7 giugno Masoud Barzani, Presidente della regione autonoma del Kurdistan iracheno, ha annunciato che si terrà il 25 settembre il referendum sull’indipendenza della regione dall’Iraq, una consultazione vincolante destinata, nelle parole di Barzani, a “risolvere un conflitto vecchio come lo stesso stato iracheno”.

Geografia del Kurdistan

Il termine Kurdistan significa Paese dei curdi e si riferisce storicamente alla vasta regione che si estende fra le pianure della Mesopotamia e gli altopiani dell’Anatolia, uno spazio comprendente la parte sud-est della Turchia, nord-est della Siria, la regione settentrionale dell’Iraq, il nord-ovest dell’Iran e il sud-ovest dell’Armenia. In quest’area vivono circa 30 milioni di curdi, popolo di origine indoeuropea che rappresenta il più grande gruppo etnico al mondo privo di uno stato nazionale.

I curdi costituiscono oggi il 15-20% della popolazione della Turchia, fra il 7% e il 10% in Siria e sino al 20% della popolazione irachena. In seguito alla spartizione del loro territorio sancita dalle potenze vincitrici della prima guerra mondiale, i curdi si sono ritrovati a rappresentare minoranze etniche nei nuovi Paesi di appartenenza, e sono stati a lungo vittime di discriminazioni e persecuzioni.

Il Kurdistan iracheno

L’entità autonoma del Kurdistan iracheno si è formata in seguito all’imposizione internazionale di una “no-fly zone” nel nord dell’Iraq nel 1991, decisa per porre fine al massacro della popolazione perpetuato dal regime di Saddam Hussein durante la guerra con l’Iran. I curdi denunciano che il confine allora definito non rispecchia la reale disposizione della popolazione, escludendo più del 40% del territorio del Kurdistan iracheno. Agli inizi degli anni novanta, migliaia di famiglie furono infatti costrette ad una migrazione forzata a nord del confine.

Il referendum si terrà sia nelle regioni comprese nella zona autonoma (Erbil, Dohok e Suleimaniah), sia nelle aree contese. Fra queste vi è la provincia di Kirkuk, che si stima contenere più del 3% delle riserve petrolifere mondiali. L’area era stata abbandonata dalle truppe irachene in fuga davanti all’avanzata dello Stato Islamico nel 2014 ed è stata poi difesa dai militari curdi, i peshmerga, che ne mantengono attualmente il controllo. Motivo di sostanziale discordia fra il governo di Baghdad e quello di Erbil è proprio la divisione dei profitti derivanti dal petrolio.

Il governo del Kurdistan ha partecipato alla ricostituzione dello stato iracheno dopo la guerra del 2003 condotta dagli Stati Uniti d’America. Barzani accusa ora il governo centrale di non aver mantenuto fede agli impegni costituzionali di equa spartizione delle rendite petrolifere e di implementazione dell’Articolo 140, che dispone per una ridefinizione democratica dei confini territoriali fra la regione autonoma e il resto del  Paese.

Le resistenze di Turchia, Iran e Iraq e le tensioni interne

Barzani ha presentato il referendum come l’esercizio del diritto di autodeterminazione del popolo curdo, sottolineando però che l’indipendenza della regione non andrebbe ad alterare i confini con i Paesi limitrofi. Specifiche rassicurazioni sono state fatte nei confronti della Turchia, principale investitore straniero nella regione autonoma e verso la quale il Kurdistan iracheno esporta direttamente petrolio e gas. Proprio la Turchia ha apertamente condannato l’idea del referendum, che teme potrebbe avere ripercussioni sulla sua instabile situazione interna. Simile la posizione dell’Iran, mentre il governo iracheno ha dichiarato che qualsiasi decisione unilaterale sarebbe illegale. L’Unione Europea ha sino ad ora mantenuto un basso profilo nella questione, evitando di esporsi ma ribadendo ufficialmente il suo fermo sostegno “all’unità, alla sovranità e all’integrità territoriale dell’Iraq”.

Senza un appoggio internazionale e soprattutto con l’aperta opposizione dei principali partner economici, è improbabile che il referendum possa portare ad una diretta trattativa sull’indipendenza del Kurdistan iracheno. La regione è altamente instabile dal punto di vista politico: il Parlamento non si riunisce da ottobre 2015, in seguito a proteste da parte dell’opposizione per l’estensione del mandato presidenziale di Barzani, in carica dal 2005. I partiti di opposizione, pur sostenendo l’idea dell’indipendenza della regione, si sono dichiarati contrari al referendum in quanto vi leggono una mossa politica del Presidente per guadagnare consensi in vista delle prossime elezioni parlamentari.

L' Autore - Francesca Capoluongo

Curiosa del mondo e dei suoi abitanti, dedico il mio tempo a comprenderne dinamiche ed emozioni. Amo conoscere lingue straniere, il teatro e camminare. Dopo una doppia laurea italo-tedesca, il Master in European and International Studies dell’Università di Trento mi ha portata a studiare in Turchia, paese a cui sono dedicate le mie attuali attenzioni di ricerca.

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