sabato , 24 febbraio 2018
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La cooperazione allo sviluppo dopo il 2015. L’UE conta ancora

Dopo il Consiglio Europeo del 7 e 8 febbraio, che ha prodotto un compromesso sul bilancio dell’Unione alquanto controverso, assume nuova rilevanza l’incontro dell’High-Level Panel of Eminent Persons tenutosi a Monrovia (Liberia) fra il 30 gennaio e il 1 febbraio. Istituito nel luglio 2012 per volontà del Segretario Generale dell’ONU Ban-Ki Moon, il panel ha l’obiettivo di discutere del futuro della cooperazione allo sviluppo dopo il 2015, anno in cui si concluderà il programma dei Millennium Development Goals (MDG). Il legame fra i due eventi non può essere sottovalutato: l’Unione Europea è infatti il primo donatore a livello globale e i risultati delle trattative sul bilancio pluriennale, che i Capi di Stato e di Governo vorrebbero sensibilmente ridotto, avranno ricadute anche sulle politiche per lo sviluppo. La competenza su tale politica è infatti concorrente, come sancito dall’articolo 208 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE).

Al summit di Monrovia ha partecipato in rappresentanza dell’UE anche il Commissario per lo Sviluppo Andris Piebalgs. L’incontro è stato presieduto, fra gli altri, dal Primo Ministro britannico David Cameron. La Gran Bretagna è infatti uno dei principali donatori fra gli Stati membri dell’UE e la presenza del capo di governo a Monrovia era finalizzata a ribadire l’impegno di Londra in materia, a fronte degli accesi negoziati sul bilancio di cui i britannici sono stati protagonisti nei giorni scorsi.

L’obiettivo dell’High Panel è la formulazione di una strategia per la cooperazione allo sviluppo a livello globale che guardi oltre il 2015, quando, almeno teoricamente, il programma sui MDG dovrebbe completarsi e gli obiettivi fissati nel 2000, fra cui il dimezzamento del tasso di povertà estrema nei Paesi più in difficoltà, dovrebbero essere finalmente raggiunti. Tuttavia, a poco meno di due anni dalla scadenza, gli sviluppi conseguiti sinora, soprattutto in Africa, non sembrano poter portare ad un risultato in linea con le aspettative. All’interno dell’UE, come segnalano gli attriti sul contributo che gli Stati membri dovrebbero garantire al bilancio comunitario in un’epoca di crisi economica e austerità, i finanziamenti per le politiche rivolte allo sviluppo rischiano di essere radicalmente rivisti. A dimostrazione di tale rischio, l’impegno assunto dall’UE nel 2005 di aumentare gli aiuti stanziati per il raggiungimento dei MDG allo 0,56% del PIL europeo nel 2010 e allo 0,70% nel 2015 sono stati sinora mancati.

Il summit di Monrovia si è dunque svolto in una cornice particolarmente complessa. Se da un lato l’UE non intende rinunciare ai propri impegni, come testimoniano le parole di Piebalgs che ha ribadito la volontà dell’Europa «di rimanere in prima linea», dall’altro lo stesso Commissario ha auspicato un «processo più inclusivo» di sostegno ai Paesi in via di sviluppo. In parte, questa affermazione può essere interpretata come un richiamo al ruolo delle potenze emergenti, come la Cina, che non a caso sono state coinvolte nei lavori dell’High Panel. Conciliare le diverse visioni della cooperazione fra UE e attori emergenti sarà tuttavia molto complicato. La Cina ad esempio opera with no strings attached, ovvero senza richiedere condizioni ai propri interlocutori in materia di diritti umani. L’UE invece è stata negli ultimi decenni fra i principali promotori della condizionalità nella cooperazione allo sviluppo, richiedendo riforme politiche ed economiche in cambio del proprio sostegno finanziario.

Le proposte conclusive dell’incontro di Monrovia appaiono comunque ancora coerenti rispetto all’approccio dell’UE e degli altri donatori multilaterali. Il comunicato finale ribadisce infatti la centralità della lotta alla povertà nelle future strategie, che dovranno essere mirate a uno sviluppo sostenibile e “planet sensitive”, come previsto dagli obiettivi sanciti dallo stesso articolo 208 del TFUE. Nell’affermare i principi di una crescita inclusiva, di uno sfruttamento trasparente e sostenibile delle risorse naturali e di una rinnovata partnership fra donatori, Paesi in via di sviluppo e attori della società civile, il Panel sembra accogliere tuttora un approccio olistico tipicamente europeo, che non mira solamente alla crescita economica, ma anche alla dimensione politica, sociale e ambientale dello sviluppo.

La presenza dell’UE in questo ambito della governance globale è tuttora tangibile, nonostante le difficoltà imposte dalla crisi economica. Tuttavia, la miope gestione del bilancio comunitario dimostrata recentemente dal Consiglio Europeo pone in pericolo una politica consolidata, quella della cooperazione allo sviluppo, che ha reso l’UE un attore riconosciuto a livello mondiale. Come denunciato dal Presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz, come si risponderà all’eventualità di non avere «risorse disponibili per il budget della nostra cooperazione allo sviluppo per dare una mano quando un Paese emergerà da una crisi cercando di costruire una stabile democrazia?» Un quesito ben posto, per oggi e per il post-2015.

Parola chiave: Millenium Development Goals.
Derivati dagli otto capitoli che compongono la United Nations Millenium Declaration del settembre 2000, i MDG costituiscono otto obiettivi in materia di sviluppo da raggiungere secondo una precisa tabella di marcia entro il 2015. Essi sono: 1) sradicare la povertà estrema e la fame nel mondo; 2) conseguire l’istruzione primaria universale; 3) promuovere l’uguaglianza di genere; 4) ridurre la mortalità infantile; 5) migliorare i servizi sanitari per le madri; 6) combattere l’HIV/AIDS, la malaria e altre malattie; 7) assicurare la sostenibilità ambientale; 8) sviluppare una partnership globale per lo sviluppo.

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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