martedì , 20 febbraio 2018
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La cooperazione allo sviluppo paga i costi dell’austerità

Il 5 aprile 2013 ha rappresentato una scadenza importante per la politica di cooperazione allo sviluppo promossa dall’Unione Europea, dato che a quella data mancavano 1000 giorni al termine del programma dei Millennium Development Goals (MDG). L’UE si era impegnata a stanziare lo 0,7% del suo PNL a questo fine, ma la celebrazione di questa scadenza non poteva arrivare in un momento peggiore per la politica di cooperazione europea.

Un rapporto dell’OCSE pubblicato il 3 aprile scorso sottolinea infatti come i fondi per lo sviluppo messi a disposizione dall’UE siano diminuiti in modo significativo in un 2012 dominato dai temi della crisi economica e dell’austerità. Come era facile immaginare, molti Stati membri, afflitti dalla crisi e dalle ristrettezze dell’attuale congiuntura economica, hanno individuato nella cooperazione allo sviluppo una politica semplice da tagliare, anche agli occhi della propria opinione pubblica. Così, se alcuni paesi ‘virtuosi’ come Lussemburgo e Austria hanno ampliato il budget a disposizione, aumentando le risorse rispettivamente del 9,8% e del 6,1%, i paesi mediterranei colpiti più duramente dalla crisi hanno fortemente tagliato i fondi destinati ai paesi in via di sviluppo. La Spagna ha infatti ridotto di quasi la metà l’ammontare delle risorse a disposizione, con un taglio del 49,7%, mentre l’Italia ha diminuito il proprio impegno del 34,7%.

Un segnale ancora più preoccupante viene da paesi come Francia, Germania e Regno Unito, che sebbene non siano stati colpiti dalla crisi duramente come i partner meridionali, hanno anch’essi ridotto i fondi, seppure in maniera limitata. Berlino ha deciso un taglio dello 0,7%, Parigi dell’1% e Londra, uno dei principali donatori bilaterali europei, del 2,2%. Tali riduzioni costituiscono un segnale politico significativo, indicando come in un momento di difficoltà economica, le esigenze della cooperazione non occupino una posizione prioritaria nell’agenda di molti governi.

Questa tendenza è testimoniata anche dalla riduzione della quota del PNL dell’UE destinato alla cooperazione allo sviluppo, che è passata dallo 0,45% del 2011 allo 0,43% nel 2012. Se all’analisi dei tagli si affianca la bozza di Quadro Finanziario Pluriannuale, approvata dal Consiglio Europeo e ora al vaglio del Parlamento Europeo, che a sua volta prevede un’allocazione di fondi minore rispetto a quella proposta dalla Commissione, il messaggio che l’Europa manda ai paesi in via di sviluppo sembra chiaro. Il rispetto degli impegni assunti è dunque fortemente in dubbio.

Probabilmente, anche per rispondere a questa difficile situazione, la Direzione Generale per la Cooperazione e lo Sviluppo – Europaid ha voluto enfatizzare la scadenza simbolica dei 1000 giorni dal termine del programma, ricordando il contributo dell’UE nel perseguimento dei MDG e quindi nel miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni in tutte le regioni del mondo. Fra gli obiettivi perseguiti dall’UE quello che appare preponderante è il primo MDG, che mira a dimezzare la povertà estrema e la fame nel mondo. I programmi dedicati spaziano dal sostegno allo sviluppo rurale nel Nord della Cambogia, per cui sono stati stanziati 96 milioni di euro fra il 2005 al 2010, a programmi di redistribuzione delle terre e registration dei diritti di proprietà terriera in Namibia e piani per facilitare l’accesso a fonti di acqua potabile in Uganda, conclusi nel 2010 e nel 2007.

Si segnalano poi numerosi programmi afferenti al sesto MDG, dedicato alla lotta all’HIV/AIDS e in generale al contrasto delle epidemie che spesso minano ogni possibilità di sviluppo umano ed economico: programmi finalizzati a questo sono realizzati in Namibia, Libia, Myanmar e Colombia, ma anche in alcune province cinesi, come il Guanxi, con uno stanziamento di circa 575.000 euro. Europaid rivendica comunque l’impegno europeo in riferimento a tutti i MDG: dai programmi in favore dell’accesso universale all’istruzione, come quelli implementati in Egitto e Marocco, a quelli per garantire parità di trattamento e diritti per le donne, tramite azioni di empowerment, sperimentate ad esempio in Afghanistan.

Particolare attenzione viene riservata a progetti di tutela delle madri e per combattere la mortalità infantile, come accade in Vietnam, Georgia e Yemen. Sono poi presenti programmi indirizzati a promuovere una rinnovata partnership per lo sviluppo a livello globale. Nella pratica, si segnalano ad esempio azioni a favore di un dialogo più approfondito fra attori non statali, amministrazioni pubbliche e comunità internazionale in Somalia.

La DG Sviluppo ha dunque voluto rimarcare l’estensione geografica e funzionale della cooperazione allo sviluppo europea e la sua importanza. Un richiamo che i governi faticano a recepire.

mappa europaid
Europaid – Mappa interattiva sulle iniziative finanziate dalla politica di cooperazione allo sviluppo dell’UE.

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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