giovedì , 16 agosto 2018
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La diplomazia internazionale al lavoro per Repubblica Centraficana e Sud Sudan

Le ultime settimane sono state piene di importanti novità per quanto riguarda due noti scenari internazionali di crisi: la Repubblica Centrafricana e il Sudan del Sud. Entrambi i paesi sono colpiti – con le dovute differenze – da guerre civili, che hanno provocato un’instabilità non solo interna, ma estesa anche ai Paesi confinanti. Proprio in questi giorni però, il complesso intrecciarsi degli eventi ha portato non poche novità che influenzeranno la situazione di questi Paesi per i mesi a venire.

Nel caso della Repubblica Centrafricana, le discussioni del Parlamento Europeo e il Consiglio Affari Esteri (CAE) di alcuni giorni fa hanno partorito, finalmente, iniziative più concrete per la stabilizzazione del Paese. Lo stesso giorno in cui una donna – Catherine Samba Panza – diventava nuovo Presidente ad interim della Repubblica Centrafricana, il CAE ha preso la decisione di pianificare un intervento militare europeo, a sostengo delle forze francesi e africane già presenti nel paese.

La missione dovrebbe durare circa 6 mesi, a partire da fine febbraio 2014, ed ha come principale obiettivo quello di proteggere i civili e di tentare di stabilizzare la situazione nella capitale Bangui. Tuttavia, l’UE invierà le proprie forze militari non prima di ricevere il via libera dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU, nella speranza che arrivi in tempi rapidi. La situazione del paese africano è infatti gravissima: gli aiuti umanitari – come hanno ricordato anche alcuni funzionari del “World Food Programme” (WFP) – arrivano con difficoltà e recentemente il Direttore dell’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (OCHA) – John Ging – ha sottolineato come il rischio di genocidio sia concreto.

Nel caso del Sudan del Sud invece, ci sono alcune novità che fanno sperare in un graduale miglioramento della situazione. È di giovedì 23 gennaio la notizia che il governo del neonato Paese e le forze ribelli hanno firmato un provvisorio “cessate il fuoco” ad Addis Abeba, capitale dell’Etiopia. Gli scontri andavano avanti ormai da dicembre 2013, e vedevano contrapposti i miliziani dell’ex vicepresidente Riek Machar e le forze dell’attuale Presidente Salva Kiir.

L’accordo provvisorio, che dovrebbe essere trasformato in un cessate il fuoco definitivo con la ripresa dei negoziati del 7 febbraio prossimo, è stato raggiunto anche grazie alla mediazione dell’Autorità intergovernativa per lo sviluppo (IGAD), l’organizzazione regionale che riunisce i Paesi del Corno d’Africa. Il Sudan del Sud ha ottenuto l’indipendenza dal Sudan solo a febbraio 2011 e dalla sua nascita è subito entrato in un circolo vizioso d’instabilità e disordini interni, dovuti a divisioni religiose ed etniche – oltre che ad interessi economici – e che hanno provocato, secondo i dati dell’ONU, 500.000 internally displaced persons (IDP) e 90.000 rifugiati.

In sostanza, sembra che le diplomazie mondiali si stiano svegliando da un dormiveglia iniziato con la crisi economica, quando le considerazioni di politica economica erano preponderanti rispetto ai restanti argomenti. In realtà, quanto successo recentemente in Siria e adesso nel Sudan del Sud e nella Repubblica Centrafricana dimostra come la diplomazia e la negoziazione possano ancora giocare un ruolo chiave nella normalizzazione di emergenze umanitarie e guerre civili.

Nell’immagine, uomini della milizia presidenziale del Sud Sudan, immagine del 2011 (© Steve Evans, Wikimedia Commons).

L' Autore - Gianluca

Appassionato di politica estera e diplomazia, felice di scrivere per questa bella rivista.

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