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La fiducia reciproca: prove di ricostruzione fra Stati Uniti ed Europa

Nei giorni scorsi si sono tenuti diversi incontri tra i rappresentanti delle istituzioni europee e il responsabile agli Affari Europei degli Stati Uniti, il Senatore Christopher Murphy. Sull’onda lunga dello scandalo Datagate, questa serie di incontri è stata finalizzata a porre le basi per ricostruire un rapporto di fiducia tra le due sponde dell’Atlantico.

Come dichiarato dalla Vice-Presidente della Commissione Europea Viviane Reding a margine dell’incontro con il Senatore Murphy, il dialogo fra UE e Stati Uniti è il mezzo migliore per costruire la fiducia reciproca: “La conoscenza e la comprensione forniscono la difesa migliore contro l’ignoranza, dobbiamo parlarci ed ascoltarci, non spiarci”, queste le parole di Reding. Il Commissario europeo alla Giustizia ha poi dichiarato che l’UE si aspetta che gli Stati Uniti proseguano concretamente nell’impegno di dare ai cittadini europei la possibilità di ricorrere nei tribunali americani, qualora siano vittime di intercettazioni illegali. “Questo cambio legislativo”, prosegue Viviane Reding, “ci aspettiamo avvenga entro e non oltre la prossima estate”. Toni amichevoli, ma fermi da parte degli europei. Così il Senatore Murphy ha replicato sostenendo che le parole non sono mai abbastanza e auspicando che gli impegni statunitensi si trasformino presto in fatti.

Al centro degli incontri bilaterali tra Europa e Stati Uniti vi sono importanti questioni commerciali e in materia di sicurezza, che sono state messe momentaneamente in stand-by da parte degli europei, proprio a causa dello scandalo legato alle rivelazioni di Edward Snowden. Elmar Brok, Presidente della commissione Affari Esteri (AFET) del Parlamento Europeo, ha accolto Murphy sostenendo che l’Unione Europea e gli Stati Uniti devono recuperare un rapporto di fiducia reciproca, in modo tale da rendere possibile la creazione di un’area atlantica di libero scambio in base a quanto potrebbe prevedere il Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP).

Murphy, rispondendo a Brok, ha riconosciuto che gli Stati Uniti hanno in qualche modo oltrepassato il normale limite con il quale condurre le proprie operazioni di spionaggio e, rammaricato, ha promesso anche alla commisione AFET cambi legislativi concreti a favore dei cittadini europei. Tuttavia, il Senatore ha poi espresso il proprio disappunto per la decisione europea di sospendere gli accordi e le negoziazioni in corso con Washington. Le parole di Murphy hanno dunque provocato una divisione all’interno della commissione, tra quanti ritengono un dovere morale e “sovrano” sospendere il dialogo con gli Stati Uniti dopo quanto avvenuto e quanti, invece, hanno sostenuto che questa scelta costituirebbe un comportamento irresponsabile da parte europea.

Un’aspra critica all’operato degli Stati Uniti e del Commissario agli Affari Interni Cecilia Malmstrom è pervenuta nella giornata di mercoledì 27 novembre anche dai parlamentari della commissione Libertà Civili, Giustizia e Affari Interni (LIBE). Durante i lavori della commissione, infatti, è stato condannato il fatto che Cecilia Malmstrom abbia ignorato la richiesta del Parlamento di sospendere il Terrorist Finance Tracking Programme (TFTP). I membri del PE hanno richiesto una verifica circa un’eventuale violazione da parte americana di quanto previsto dall’accordo TFTP, oltre che la creazione di un “filtro europeo” che preceda l’invio di informazioni sensibili. La Malmstrom ha replicato che non le sono pervenuti segnali di violazioni da parte statunitense e che dunque non v’è necessità di sospendere o modificare l’accordo.

Alla replica della Malmstrom si è quindi registrata un’ennesima spaccatura anche tra i membri della commissione LIBE. Da una parte alcuni di essi rivendicano il fatto che alle molte rassicurazioni da parte americana non siano corrisposte le prove da richieste dal PE, dall’altra è stata invece ben accolta la volontà della Commissione Europea di mantenere gli impegni siglati con Washington.

Tuttavia, Cecilia Malmstrom ha confermato che non si andrà avanti, almeno per il momento, con l’accordo per il Terrorist Finance Tracking System (TFTS). “Affinché tale accordo possa procedere”, ha dichiarato il Commissario, “occorre che vi siano profondi cambiamenti nella struttura dei servizi di intelligence europei: ma perchè ciò possa essere fatto mi rimetto al Parlamento Europeo e al Consiglio”.

In foto Elmar Brok, Presidente della commissione Affari Esteri del PE e il Senatore statunitense Christopher Murphy (Foto: European Parliament)

L' Autore - Aldo Carone

Laureato con lode presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha condotto la propria tesi di laurea utilizzando un approccio multidisciplinare utile a descrivere da diverse prospettive le politiche di sicurezza e difesa dell'Unione Europea. Ha frequentato corsi presso la London School of Economics and Political Science, l'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) e l'Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali (ASERI). Attualmente è iscritto al corso magistrale di Relazioni Internazionali - curriculum di Strategia e Conflitti Internazionali – presso l'Università Alma Mater Studiorum di Bologna. Per Europae si occupa di tematiche relative alle politiche europee di sicurezza e difesa, di relazioni UE-USA e di conflitti internazionali.

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