martedì , 20 febbraio 2018
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La Partnership Strategica UE-Brasile e il futuro delle relazioni interregionali con l’America Latina

Non solo Cina, India e Russia. Nell’ambito delle relazioni dell’Unione Europea con i Paesi emergenti, riveste un ruolo importante e troppo spesso sottovalutato la relazione bilaterale con il Brasile. A seguito del blocco dei negoziati per l’Accordo di Associazione con il MERCOSUR – l’organizzazione regionale sudamericana composta da Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e Venezuela – intrapresi ufficialmente nel 2000 e riavviati, dopo una pausa di quattro anni, nel 2010, l’UE ha infatti deciso di rilanciare le proprie relazioni con il Brasile, attore sempre più rilevante non solo nella regione sudamericana, ma anche nel sistema politico internazionale.

Per tali ragioni al vertice UE–America Latina di Lisbona, nel luglio 2007, ha preso avvio l’istituzionalizzazione della Partnership Strategica tra UE e Brasile. Si tratta di un progressivo avvicinamento da parte del Vecchio Continente nei confronti della “locomotiva latinoamericana” per motivi di natura economica e commerciale e, ovviamente, politici. Le motivazioni si ritrovano anche nella comunicazione della Commissione Europea dello stesso anno, la quale sottolineava la rilevanza delle relazioni economiche del Paese sudamericano con l’Unione, oltre al suo crescente ruolo di attore economico e di leader regionale. Una partnership, quindi, per offrire sostegno e partenariato strategico, per sostenere in modo costruttivo il Brasile nell’esercizio della sua leadership “mondiale e regionale” e per realizzare con il Paese un dialogo internazionale “strategico e aperto”.

Secondo entrambe le parti, il partenariato strategico si fonderebbe sui legami storici, culturali ed economici, nonché sulla condivisione di principi e valori come lo stato di diritto, la democrazia, la promozione dei diritti umani, le libertà fondamentali e l’economia di mercato. Più concretamente, la partnership bilaterale si è realizzata attraverso due piani di azione congiunti (Joint Action Plan, JAP), rispettivamente il JAP 2009-2011 e il JAP 2012-2014, entrambi riguardanti la promozione della pace, della sicurezza globale e dello sviluppo sostenibile nonché la cooperazione regionale. L’adozione dei JAP ha inoltre dato avvio ai dialoghi annuali di alto livello, ai vertici regolari UE-Brasile e agli incontri ministeriali.

I due attori, nonostante i punti in comune e la vicinanza su questioni quali la promozione della pace e dei diritti umani e la lotta contro il cambiamento climatico, presentano visioni differenti in merito a diverse e rilevanti tematiche. Per quanto riguarda l’ambito commerciale, sia a livello multilaterale che nel contesto dei negoziati sull’Accordo di Associazione UE-MERCOSUR, Bruxelles e Brasilia hanno espresso durante i vertici annuali punti di vista particolarmente divergenti. Il Brasile, difendendo la posizione tradizionale del “Sud” del mondo, ritiene necessario che i Paesi più ricchi provvedano alla liberalizzazione del commercio agricolo e all’eliminazione dei sussidi ai produttori. L’UE, invece, rappresentando una posizione condivisa tra i Paesi del “Nord”, appoggia e assicura, anche grazie alla Politica Agricola Comune, proventi ragionevoli per i propri agricoltori, regolando e proteggendo il settore agricolo europeo.

L’altro aspetto di divisione concerne il peso che questa relazione bilaterale e strategica potrà avere non solamente sui negoziati per l’Accordo di Associazione UE-MERCOSUR, ma più in generale sulle relazioni interregionali tra l’Europa e l’America Latina. L’UE, infatti, vede il partenariato con il Brasile come un mezzo strumentale per rafforzare le relazioni con gli altri Paesi del Cono Sur, far progredire i negoziati con il MERCOSUR e migliorare l’integrazione regionale. Il Brasile, da parte sua, sebbene si sia rivelato il protagonista della politica sudamericana, ha sempre considerato il MERCOSUR come uno strumento della sua proiezione internazionale globale, piuttosto che come un fine politico in sé. Il Paese sudamericano è oggi una potenza autonoma e riconosciuta globalmente, che sembra poter trovare percorsi e strategie alternativi rispetto a quelli concordati con gli altri Paesi dell’organizzazione regionale sudamericana.

A livello retorico e con un certo pragmatismo, il Brasile non ha però mai mancato di dare il proprio sostegno pubblico al MERCOSUR, anche nell’ambito delle relazioni commerciali internazionali. La Presidenta Dilma Rousseff, in una recente dichiarazione rilasciata durante una riunione dei rappresentanti dei Paesi del MERCOSUR a Montevideo, ha sottolineato l’importanza di un’accelerazione dei negoziati commerciali del blocco regionale sudamericano nei confronti di altri partner economici, includendo nel discorso anche le relazioni con l’Unione Europea, con l’obiettivo non solo di aumentare l’integrazione economica brasiliana e della regione nell’economia globale, ma anche di costruire “una nuova agenda globale”.

Lanciando il partenariato strategico con Brasilia, l’UE sembra aver voluto riconoscere il suo crescente ruolo economico e politico. L’Unione sembra però, una volta ancora, in bilico tra la fedeltà ai suoi valori, come la promozione del regionalismo e della cooperazione multilaterale, e la necessità di scendere a patti con la realtà. Nel mondo di oggi, limitare le potenzialità di una relazione bilaterale con un attore come il Brasile in nome della fedeltà all’interregionalismo e in sostegno del regionalismo sudamericano, rischierebbe di minare gli interessi e la presenza dell’Europa in una delle regioni più dinamiche del mondo.

In foto il Presidente del Consiglio Europeo Van Rompuy, la Presidente della Repubblica Federale del Brasile Roussef e il Presidente della Commissione Europea Barroso nel corso del Vertice UE-Brasile del gennaio scorso (Foto: Council of the European Union). 

L' Autore - Giulia Richard

Responsabile UE-America Latina & Spagna - Laureata magistrale in Development, Environment & Cooperation presso l'Università di Torino, con una tesi sulle relazioni commerciali tra UE e America Latina. Dopo aver lavorato a Montevideo e a Valencia, attualmente vivo nel cuore dell'Europa, a Bruxelles.

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