giovedì , 16 agosto 2018
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Tutela dei diritti umani: nuovi orizzonti per l’Unione Europea

Un momento di riflessione importante, quello offerto da Stavros Lambrinidis: di fronte alla commissione DROI del Parlamento Europeo, il Rappresentante speciale dell’Unione Europea per i diritti umani ha ricordato lo scorso giovedì le esperienze del suo mandato, soffermandosi sull’importanza di anteporre i diritti umani nell’agenda dell’UE  ed enumerando le priorità su cui concentrarsi nel futuro. Lambrinidis ha sottolineato come negli ultimi mesi si sia lavorato molto per accrescere non solo la visibilità europea su questo fronte, ma anche per sviluppare la credibilità dell’UE.

La promozione dei diritti umani è un’enorme sfida anche in Paesi che non sono testimoni di violazioni eclatanti, come quelle in Siria o Repubblica Centrafricana: basti ricordare il recente caso dell’Ucraina. “Nel mio incarico si può essere degli eroi cercando di cambiare la cose” ha aggiunto Lambrinidis. Nella nobile battaglia per i diritti umani, la sfida si è concentrata anche su partner strategici con cui l’Unione ha stretto rapporti di tipo economico: sono stati visitati in quest’ottica Paesi come la Cina, gli Stati Uniti, il Messico e la Russia. Non sono stati trascurati nemmeno i Paesi in via di transizione nelle aree delicate del mondo, come il Myanmar, dove l’impegno europeo ha cercato di rafforzare la società civile.

La priorità dell’UE è, secondo Stavros Lambrinidis, il sostegno alle ONG e ai difensori dei diritti umani là dove lo spazio d’azione si è ridotto, dove gli stessi difensori sono stati diffamati o dove sono avvenuti arresti arbitrari o uccisioni. Oggi l’UE è il più grande donatore mondiale di aiuti diretti alla società civile ma deve battersi ancora nella sfida del relativismo culturale a favore dell’universalità dei diritti dell’uomo. Lo scorso marzo, ad esempio, l’Unione Europea ha insistito a New York, nel convegno “Violence against Women: our concern, our response”, perché si adottassero decisioni finali, escludendo un linguaggio relativista, affinché questo lasciasse posto all’universalità dei diritti delle donne, tema recentemente ai primi posti delle agende europee..

Per il futuro Lambrinidis propone di impegnarsi con organismi multilaterali e regionali in modo ancora più efficace rispetto al passato: nel meccanismo asiatico dei diritti umani in Indonesia ad esempio è stato l’unico politico di alto livello a partecipare. Il suo auspicio è per un’apertura agli altri Paesi, un aiuto e un sostegno con programmi specifici, senza perdere mai di vista una comprensione comune e reciproca che escluda il relativismo culturale, “I diritti dell’uomo proteggono tutti i più deboli”.

L’UE deve provvedere a portare avanti un dialogo anche con l’Unione Africana, garantendo maggior efficacia e presenza sul territorio, soprattutto alla luce degli ingenti investimenti, spesso privi di condizioni apprezzabili per i diritti dell’uomo. Non bisogna mai perdere di vista i diritti sociali ed economici, per esempio, ricorda Lambrinidis, costruendo scuole e ospedali o combattendo la discriminazione delle donne e dei minori: difendere i diritti sociali e culturali significa difendere i diritti umani. La pena di morte deve essere un altro tema importante e prioritario nell’agenda dell’Unione: negli ultimi anni, pur essendo aumentati i Paesi abolizionisti, il nocciolo duro degli Stati che ammettono la pena capitale è ancora da affrontare. L’UE deve dunque impegnarsi e fare pressioni su questi Paesi.

Altra sfida che non deve essere dimenticata è quella della coerenza, classificata da Lambrinidis in tre livelli: coerenza interna – esterna, coerenza esterna – esterna, coerenza interna – interna. L’UE dovrebbe, prima di tutto, applicare quanto predica in materia di diritti umani ed essere sempre pronta a sostenerli e garantirli. In secondo luogo è necessario trovare in ogni situazione il modo giusto per essere efficaci. Possono esserci però metodi diversi: in alcuni casi la diplomazia ufficiale può essere efficace nello spingere un Paese a correggere una violazione, mentre in altri si potrebbe attivare invece un approccio più silenzioso. Le istituzioni europee hanno lavorato duramente per una coerenza interna – interna: la sfida continua ad essere l’adozione di uno stesso livello di impegno, di uno stesso messaggio, di uno stesso quadro strategico, mirando ad un cambiamento di mentalità e modo di lavorare alla ricerca di un disegno di unanimità.

In foto Stavros Lambrinidis durante l’incontro di novembre con Catherine Ashton e Aung San Suu Kyi nel novembre 2013 (Foto: Europan Commission)

L' Autore - Federica D'Errico

Laureata triennale in Studi Internazionali, amo Torino tanto che ho deciso di dedicarle la mia tesi di laurea dal titolo "Città e relazioni internazionali: il caso di Torino". Appassionata di tutto ciò che riguarda l'arte e la letteratura, curiosa ed attenta all'attualità nazionale ed estera, sono una studentessa del Corso Magistrale in Comunicazione Pubblica e Politica presso l'Università di Torino. Mi piace definire l'Europa il luogo delle opportunità.

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