martedì , 14 agosto 2018
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La strada per l’Europa passa per il nord Kosovo: Füle a Belgrado e Pristina

Coraggio e creatività. Sono queste le qualità che, secondo Štefan Füle, Commissario all’Allargamento dell’UE, hanno permesso a Serbia e Kosovo di raggiungere gli storici risultati dello scorso 28 giugno durante il Consiglio Europeo, ovvero l’inizio per la Serbia dei negoziati per l’adesione e per il Kosovo delle trattative per l’Accordo di Associazione con l’UE.

Tali qualità sono state attribuite, durante i discorsi tenuti da Füle ai Parlamenti di Belgrado (il 17 luglio) e Pristina (il 18), soprattutto ai due premier, Ivica Dačić e Hashim Thaçi che rischiano di pagare le loro scelte – difficili, ma necessarie per proseguire il percorso verso l’UE – in termini di consenso e di stabilità dei propri governi. In Serbia, infatti, la coalizione che sostiene l’attuale esecutivo (SPS -Partito Socialista di Serbia, SNS – Progressista Serbo, SDPS – Partito Socialdemocratico di Serbia, URS – Movimento Regionalista) insiste per un rimpasto di governo e per la sostituzione dello stesso Dačić (SPS), con l’attuale vice-premier Aleksandar Vučić (SNS). In Kosovo è addirittura il presidente del parlamento Jakup Krasniqi a destabilizzare la situazione, dichiarandosi “contrario all’accordo con la Serbia”.

Il tempestivo viaggio del Commissario è invece l’occasione per riconoscere i giusti meriti ai due esecutivi, oltre che per fare un punto della situazione su quanto, ed è molto, Serbia e Kosovo hanno già fatto e su quali saranno i prossimi passi da compiere in un percorso che, parole dello stesso Füle, “ha richiesto e richiederà una forte volontà politica e una forte coesione”.

A Pristina, il Commissario ha annunciato che la Commissione, “nonostante gli Stati Membri abbiano diverse posizioni sullo status del Kosovo”, intende cominciare le negoziazioni per l’ASA subito dopo l’estate. L’obiettivo, ha detto, è quello di organizzare “gli incontri formali ad ottobre, novembre e febbraio, in modo da completare il nostro lavoro entro la prossima primavera”. Al Parlamento di Belgrado ha invece dichiarato che già la prossima settimana la Commissione presenterà una bozza del quadro negoziale di adesione agli Stati membri che, in linea con le conclusioni dello scorso 28 Giugno, dovranno approvarlo durante il prossimo Consiglio Europeo, in modo da dare il via ai negoziati entro Gennaio.

Entrambi i calendari dipenderanno comunque necessariamente dall’implementazione dell’accordo Belgrado-Pristina dello scorso 19 Aprile. Per quanto riguarda la Serbia, l’implementazione dello stesso costituirà addirittura un capitolo di negoziazione a sé stante (il n. 35) e, in linea con quanto normalmente avviene per i capitoli 23 e 24 (giustizia e Stato di diritto), rimarrà aperto dall’inizio alla fine dei negoziati. È poi probabile che riferimenti all’accordo siano inseriti anche in almeno altri 10 capitoli. In tal modo, un eventuale stop alle negoziazioni tra i due Paesi comporterebbe un immediato blocco anche dei negoziati per l’adesione (e ovviamente anche alle trattative Kosovo-UE). L’importante, secondo Dačić, è che il quadro negoziale non implichi in alcun modo la necessità di riconoscere ufficialmente l’indipendenza del Kosovo altrimenti, ha aggiunto, “diverrebbe inaccettabile”.

Nei discorsi di Füle non è poi mancato, in tema, un plauso al Kosovo per l’approvazione, da parte del Parlamento di Pristina, della legge sull’amnistia per i reati di disobbedienza compiuti contro le istituzioni kosovare. Una prima versione della legge (che prevedeva l’amnistia per 69 tipologie di reato) era stata bocciata lo scorso 4 luglio, mentre la bozza del nuovo testo (senza l’art. 3 che prevedeva sconti di pena per alcune delle tipologie di reato) è stata approvata nei giorni scorsi con 90 voti a favore su 108 (serviva la maggioranza dei 2/3). La legge è fondamentale anche perché permette l’assunzione, da parte di Pristina, dei giudici e dei poliziotti di etnia serba nel nord del Kosovo, altrimenti impossibile perché la gran parte dei “papabili” non avrebbe avuto la fedina penale pulita.

L’assunzione individuale dei giudici e poliziotti di etnia serba (che risponderanno alla costituenda Associazione delle municipalità serbe del Nord Kosovo, nel quadro delle leggi kosovare) è infatti uno dei prossimi passi da compiere per l’attuazione dell’accordo. Prima bisognerà completare lo smantellamento delle istituzioni serbe esistenti che, per quanto riguarda le forze di sicurezza –circa 1000 unità, tra dipendenti Ministero dell’Interno (500), della Protezione Civile (245) e dei servizi Bia e Vba –, procede un po’ a rilento. Per quanto riguarda le corti di giustizia invece, è previsto che quelle serbe attualmente in funzione non accettino più nuove cause (dal 15 luglio) a meno di urgenze. Dal 1° Settembre Pristina dovrebbe attivare le nuove attingendo, come detto, dai giudici attualmente in carica.

Un’altra questione ‘bollente’ è quella relativa alle elezioni kosovare del prossimo 3 novembre, che i serbi del nord minacciano di boicottare. Mentre procedono le discussioni sulle modalità tecniche di svolgimento (si dovrebbe poter votare con documenti serbi, ma anche i partiti che rappresenteranno i serbi dovranno essere registrati a Pristina e non a Belgrado), si tenta di convincere i serbi a votare. Il governo di Belgrado lo fa in modo soft, ribadendo che la scelta dei cittadini serbi del nord sarà fondamentale per la creazione dell’Associazione delle Municipalità, altri lo fanno invece agitando lo spettro di rappresentanti che, in caso di boicottaggio, saranno nominati da Pristina e non da Belgrado.

Tanti argomenti in agenda, dunque, anche per il prossimo round di incontri, previsto per il 24 luglio alla presenza di Catherine Ashton. Serbia e Kosovo non hanno tempo per le vacanze, c’è da percorrere la strada verso l’Europa. Una strada che, come precisato da Füle, passa necessariamente per Mitrovica e per il nord del Kosovo.

In foto: il  Commissario Europeo all’Allargamento Štefan Füle in conferenza stampa a Pristina con il Primo Ministro del Kosovo Hashim Thaçi (Foto: European Commission)

 

L' Autore - Mauro Loi

Responsabile pubblicazioni - Ho conseguito nel 2007 la Laurea Magistrale in Scienze Strategiche (indirizzo Economico) con una tesi sul processo di ricostruzione dell'Afghanistan. Scrivo soprattutto di Balcani e Caucaso.

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