domenica , 18 febbraio 2018
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Lady Ashton apre la nuova fase dei negoziati sul nucleare iraniano

Ai margini dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Catherine Ashton ha incontrato lunedì il Ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif per il loro primo rendez-vous faccia a faccia, in occasione del debutto diplomatico all’ONU da parte del nuovo governo di Rouhani. Debutto peraltro seguito scrupolosamente dai media internazionali, a causa non solo del carico di aspettative in merito al “breakthrough” della politica iraniana, che potrebbe aprire al dialogo con l’Occidente ed ottenere la rimozione del regime di sanzioni che strangolano l’economia del Paese, ma anche del ruolo che l’Iran gioca nella crisi siriana.

La Ashton, che ha dichiarato di essere rimasta colpita “dall’energia e dalla determinazione” del Ministro, ha voluto sottolineare che l’incontro non ha riguardato aspetti di dettaglio, ma è servito piuttosto ad individuare obiettivi, scadenze e logistica delle prossime fasi negoziali: in particolare la riapertura dei negoziati di Ginevra a partire dal mese prossimo. Inoltre, è stato fissato l’incontro di giovedì con i rappresentanti del gruppo cosiddetto 5+1 (i 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, più la Germania) o E3+3 (con riferimento ai “big three” della politica estera europea).

Il meeting dei sei Ministri, sempre presieduto dall’Alto Rappresentante per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, ha quindi dato seguito al processo avviato pochi giorni prima dalla Ashton e Zarif, con la definizione più precisa delle prossime scadenze, a partire dal meeting di Ginevra il 15-16 ottobre. Questa volta, la Ashton ha manifestato più esplicitamente il proprio ottimismo, in particolare per il raggiungimento di un primo consenso sull’orizzonte temporale a cui si deve fare riferimento: si parla di dodici mesi non solo per raggiungere un accordo, ma anche per avviarne l’implementazione.

Il gruppo dei sei Paesi, in collaborazione con l’IAEA (International Atomic Energy Agency), ha costituito nell’ultimo decennio il principale canale diplomatico volto a bloccare il programma iraniano di arricchimento dell’uranio, sospettato di mirare alla produzione di armi nucleari, nonostante le autorità iraniane  sostengano la natura civile di una strategia energetica pacifica. L’ultima sessione di negoziati formali si era conclusa ad aprile in Kazakistan: sostanzialmente un nulla di fatto, dal momento che, al suo termine, i governi occidentali avevano reputato l’impegno espresso dall’Iran troppo poco credibile perché potesse portare ad un alleviamento delle sanzioni.

Utile è anche ricordare l’evoluzione recente delle relazioni tra l’UE e l’Iran: l’apertura dei rapporti diplomatici tra quest’ultimo e l’Unione risale al 1998, quando è stato stabilito il primo Comprehensive Dialogue. Nel 2002 sono state lanciate le negoziazioni sia per un Trade and Cooperation Agreement, sia per un Political Dialogue Agreement, bloccate però dalla scoperta del programma iraniano di arricchimento dell’uranio l’anno successivo. Questo ha portato all’immediata apertura di negoziati bi-e multilaterali per l’arresto del programma: negoziati condotti in un primo momento da Francia, Germania e Gran Bretagna, seguite nel 2004 dall’Alto Rappresentante. Nel 2005, 2006 e 2008 sono state offerte all’Iran svariate proposte di accordo che consentissero, oltre ad una maggiore cooperazione in campo economico, tecnologico e di sicurezza, anche lo sviluppo di un programma nucleare civile, rassicurando allo stesso tempo la comunità internazionale sulla sua natura pacifica.

Le sanzioni attualmente in vigore contro l’Iran sono basate su quattro risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite: 1737 (2006), 1747 (2007), 1803 (2008) e 1929 (2010). Inoltre l’UE, in parte per via di pressioni statunitensi (negli USA un regime di sanzioni contro l’Iran è in vigore dal 1987, ed è stato rafforzato nel 1996 e nel 2010), ha introdotto sanzioni addizionali al di là di quelle del framework ONU: di conseguenza, si tratta oggi del più ampio regime di sanzioni che l’Unione abbia mai adottato, sulla cui efficacia politica persistono però opinioni divergenti. Un motivo in più per approfondire i rapporti con Teheran.

In foto l’Alto Rappresentante Catherine Ashton e il Ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif  (Foto: European Commission)

 

L' Autore - Chiara Franco

Laureanda magistrale in International and European Studies presso l’Università di Trento ed allieva della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Nel frattempo, sono passata da Parigi, Londra ed Istanbul per periodi di studio e ricerca. Scrivo di relazioni esterne dell’UE, con un occhio di riguardo a Turchia e Medioriente.

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