lunedì , 19 febbraio 2018
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Lavrov: “Serbia in UE? Amicizia con Russia rimarrà”

Il 16 e 17 giugno Sergej Lavrov, Ministro degli Esteri russo, ha fatto visita alla capitale serba. È stato accolto all’aeroporto Nikola Tesla dal suo omologo serbo, l’ex premier Ivica Dačić, il quale ha auspicato che “i rapporti tra i due Paesi si sviluppino ulteriormente nel nome della storica amicizia che li lega”. La prima tappa della visita è stato il monumento dedicato ai caduti dell’Armata Rossa durante la liberazione di Belgrado, nella cornice della Seconda Guerra Mondiale.

Lavrov è stato accompagnato sul posto da Aleksandar Vulin, Ministro serbo del Lavoro e delle Politiche Sociali, ed ha omaggiato il coraggio dei soldati sovietici e jugoslavi caduti in guerra, dicendosi “rispettoso verso il popolo serbo ed in dovere di tenere sempre vivo il ricordo delle gesta di chi si batté da eroe”. La tappa successiva è stato il colloquio con il Presidente serbo Tomislav Nikolić ed il premier Vučić, che non hanno esitato nel prospettare al capo della diplomazia russa le loro preoccupazioni per gli ultimi sviluppi della crisi in Ucraina.

Entrambi, infatti, hanno auspicato una soluzione il più possibile pacifica e diplomatica della crisi, sottolineando al contempo la contrarietà della Serbia alle sanzioni varate contro la Russia. Parlando in una conferenza stampa congiunta con il collega serbo Ivica Dačić, Lavrov si è però espresso in termini positivi sulla roadmap messa a punto dalla presidenza svizzera dell’OSCE, che però – ha osservato – la dirigenza ucraina non vuole accettare. “È in questo senso”, ha aggiunto Lavrov, “che i Paesi europei dovrebbero esercitare maggiori pressioni su Kiev”.

La discussione è passata poi alla questione dell’integrità territoriale della Serbia, con esplicito riferimento alla posizione russa sulla dichiarazione unilaterale di indipendenza del Kosovo, che dal 2008 ad oggi Mosca non ha mai riconosciuto. Considerazioni superficiali sul mancato riconoscimento dell’indipendenza porterebbero a pensare che la scelta russa sia dettata dalla volontà di non incrinare lo storico e saldo legame tra i due Paesi. A non riconoscere il Kosovo sono in realtà invece proprio quegli Stati (come Spagna, Azerbaijan, Cina) al cui interno sono vivi movimenti secessionisti, indipendentisti o legati alla mera sovranità territoriale, come nel caso di Taiwan. Il fil rouge del mancato riconoscimento è dettato dal timore di una reazione a catena che comprometta anche la loro non stabile integrità territoriale. Con espresso riferimento alla Russia, l’esempio del Caucaso del Nord, in particolar modo della Cecenia, risulta emblematico.

Nell’incontro con Ivica Dačić, Lavrov ha ribadito che “il percorso di adesione europea del Paese balcanico non comprometterà i rapporti con la Federazione Russa. Abbiamo rispetto per la posizione della Serbia, per i suoi negoziati di adesione alla UE e per il rapporto con Pristina, che tende ad unire e non a dividere il Vecchio Continente. Tale atteggiamento si basa sull’inammissibilità della creazione di nuove linee di divisione in Europa e, anzi, promuove l’idea di un unico spazio economico, umanitario e culturale”.

La visita di Lavrov si è conclusa con i ringraziamenti del premier Vučić per il forte sostegno logistico ed economico fornito dalla Russia alle aree colpite dalle alluvioni abbattutesi nelle scorse settimane su alcuni Paesi dei Balcani occidentali. Terminati gli incontri e i colloqui, Lavrov ha fatto rientro in Russia, ricevendo anche l’incarico di consegnare un invito ufficiale: il Presidente Nikolić ha invitato Vladimir Putin a Belgrado in occasione del settantesimo anniversario dalla Liberazione di Belgrado, che ricorrerà il prossimo ottobre. Da Bruxelles ancora non sono arrivate critiche per l’invito a Putin, ma a ridosso della data il fermento mediatico sarà inevitabile.

Photo: © UN Geneva, 2009, www.flickr.com

L' Autore - Maria Ermelinda Marino

Responsabile Balcani - Studentessa di Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Trento. Nutro un forte interesse per i Balcani ed il Caucaso e trascorro il mio tempo libero studiando la storia, le società e le problematiche di quei luoghi attraverso la lente del Diritto internazionale pubblico e del Diritto dell'Unione Europea.

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