martedì , 14 agosto 2018
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Le ragioni geopolitiche e umanitarie dell’intervento in Repubblica Centrafricana

Sotto l’aspetto della politica estera l’Unione Europea continua a seguire la linea d’azione dettata dalla Francia e dal suo Presidente François Hollande. Lo dimostra l’impegno che le istituzioni di Bruxelles nelle ultime settimane hanno deciso di garantire nella guerra civile della Repubblica Centrafricana (CAR).

La politica estera francese, infatti, è ormai chiaro che miri a recuperare quel ruolo centrale dell’idea di Francafrique, cui almeno nominalmente il Paese aveva abdicato negli ultimi anni. Con energia maggiore perfino di Sarkozy, l’attuale Presidente Hollande sta impegnando l’exagone negli eventi dell’Africa Occidentale, prima con una ripresa dei rapporti istituzionali con l’Algeria, grande ferita storica ancora aperta. Quindi con l’intervento in Mali con l’operazione Serval, che, benché sia ormai passata sotto silenzio nei media stranieri, continua la sua azione di consolidamento del governo di Bamako e di controllo delle pattuglie definite terroriste che militano nel nord del Paese. In ultimo, la Francia è intervenuta nella Repubblica Centrafricana, prendendo parte a MISCA (la missione internazionale di sostegno alla CAR sotto l’egida africana) e dislocando sul terreno circa 1600 soldati.

L’Unione Europea non è tuttavia rimasta distaccata dai piani post colonialisti di una delle sue potenze fondatrici. Al contrario, diversi studiosi hanno messo in risalto come il Presidente Hollande abbia cercato il sostegno proprio della donna da cui, all’inizio del suo mandato presidenziale, aveva chiesto l’indipendenza, vale a dire il Cancelliere tedesco Angela Merkel. Con l’appoggio della Germania, Parigi può facilmente far prevalere le proprie ragioni in seno al Consiglio, che, dal punto di vista della PESC (la Politica Estera e Sicurezza Comune), resta il principale attore.

E non c’è dunque da stupirsi se nelle conclusioni del Consiglio Affari Esteri tenutosi a Bruxelles il 20 gennaio 2014, si legge: “il Consiglio, convinto dell’importanza di sostenere gli sforzi africani e di incrementare il coinvolgimento dell’UE nella Repubblica Centrafricana, ringrazia l’Alto Rappresentante per la proposta che ha avanzato di assicurarsi che l’Unione Europea giochi una parte attiva nella stabilizzazione della CAR sotto la sicurezza comune e la politica di difesa europea”. “Il Consiglio”, proseguono le conclusioni, “ha raggiunto un accordo politico su una futura operazione militare europea […] chiede alle istituzioni competenti di preparare le misure necessarie per mettere in campo rapidamente quest’operazione, soggetta a una nuova decisione del Consiglio. L’operazione garantirà supporto temporaneo per un periodo di massimo sei mesi, per contribuire al raggiungimento di una messa in sicurezza dell’area circostante Bangui, nella prospettiva di consegnarla poi all’Unione Africana”.

Mentre dunque il Consiglio prepara un’operazione militare nella Repubblica Centrafricana, al Parlamento di Strasburgo, la commissione Sviluppo ha ospitato Claus Sørensen, direttore generale di ECHO (l’agenzia europea per l’aiuto umanitario e la protezione civile), che ha mostrato quali sono le ragioni che rendono necessario un intervento nello Stato africano.

“Le nostre NGO”, ha spiegato Sørensen il 20 gennaio scorso, “hanno disperato bisogno di sicurezza per continuare a svolgere il loro compito di aiuto umanitario. Chiediamo una maggiore presenza militare”. I mesi che verranno, secondo quanto riportato da Sørensen, saranno notevolmente difficili per la Repubblica Centrafricana a causa di una serie di fattori: in primo luogo si profila un’imminente carestia determinata dal fatto che gran parte delle sementi sono state bruciate e dunque il prossimo raccolto è in pericolo. In secondo luogo, sarebbero in circolazione un gran numero di armamenti e quindi si rischierebbe la replica di quanto già accaduto in Libia, con la Repubblica Centrafricana trasformata in un grande mercato all’ingrosso di armi e la proliferazione di milizie fuori controllo. Infine, secondo l’agenzia europea, è necessario mettere in agenda nel più breve tempo possibile delle nuove elezioni, “altrimenti”, ha commentato Sørensen, “gli operatori umanitari non sono in grado di svolgere il loro lavoro”.

Sulla Repubblica Centrafricana si stanno dunque concentrando le attenzioni dell’Unione Europea. La discriminante che spiega perché l’intervento in CAR sia possibile e dovuto e perché invece sia evitato in altri Paesi, più che umanitario, ha un sapore geopolitico.

In foto un soldato della missione MISCA a Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana (Foto: Wikimedia Commons) 

L' Autore - Sara Monetta

Laureata in Scienze Politiche, curriculum Studi sull'Asia e sull'Africa. Studiosa, nel suo piccolo, di politica internazionale, Unione Europea e Medio Oriente. è giornalista pubblicista e collabora con Radio Base e con il quotidiano Le Cronache del Salernitano. Il suo motto è "Insisti che si può fare"

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