mercoledì , 21 febbraio 2018
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L’emergenza dei rifugiati palestinesi in Siria al vaglio della Commissione

La guerra civile in Siria minaccia non solo l’esistenza di milioni di siriani, ma anche centinaia di migliaia di palestinesi che si trovano nei campi profughi allestiti nel Paese. Il Commissario Generale delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi (UNRWA), Filippo Grandi, che evidenzia questo aspetto del conflitto ormai da diversi mesi, chiede al riguardo una maggiore collaborazione dell’Unione Europea per risolvere la crisi in corso e tutelare le vite umane.

Dopo la discussione sui flussi di profughi in arrivo dalla Siria avviata nella seduta plenaria del Parlamento Europeo, stanno continuando su questo tema anche gli incontri e i colloqui trasversali tra le istituzioni europee e i rappresentanti delle agenzie delle Nazioni Unite. Lunedì 14 e martedì 15 ottobre, infatti, il Commissario Generale Grandi si è recato a Bruxelles e ha incontrato prima il Presidente del Consiglio, Herman Van Rompuy, e quindi il Presidente della Commissione, Manuel Barroso, insieme con i Commissari Janusz Lewandowski e Kristalina Georgieva. Lo scopo delle visite è stato innanzitutto descrivere ai rappresentanti dell’UE la preoccupante condizione in cui si trovano i rifugiati palestinesi che, accolti anni fa nei campi profughi della Siria, ora stanno scontando sulla propria pelle gli effetti della guerra civile in atto nel Paese. Ancora più rilevante è stato però il secondo obiettivo dei colloqui tenuti da Filippo Grandi, vale a dire sollecitare le istituzioni europee a dare un sostegno concreto all’azione dell’UNRWA.

Un esempio delle pesanti ripercussioni del conflitto armato tra lealisti, membri dell’opposizione e milizie ribelli sui campi profughi è il recente episodio di violenza avvenuto a Dera’a, nel sud della Siria, il 12 ottobre scorso. Un attacco armato al campo ha provocato l’uccisione di sette rifugiati palestinesi, il ferimento di altri quindici e ingenti danni al centro sanitario dell’UNRWA, che prima dello scoppio del conflitto garantiva assistenza a circa 25mila profughi dell’insediamento e della regione circostante.

“Questi terribili sviluppi della situazione sottolineano l’importanza di porre fine alle ostilità per evitare la tragica perdita di vite umane”, ha commentato il Commissario Generale. “Ribadisco la necessità di prendere misure rispetto alla particolare vulnerabilità dei rifugiati palestinesi in Siria nell’attuale conflitto”. “Questa crisi molto complessa”, ha poi ripetuto Grandi, “ha anche una dimensione palestinese che deve essere considerata”.

Appunto per sottolineare questa necessità, il Commissario Generale dell’UNRWA si è recato dunque a Bruxelles, dove ha cercato il sostegno del principale partner dei Paesi del Medio Oriente: l’Unione Europea. Le due anime della missione di Filippo Grandi sono state esplicitate dai membri della Commissione Europea che il rappresentante dell’ONU ha incontrato: Kristalina Georgieva, con delega alla cooperazione internazionale, aiuti umanitari e risposta alle situazioni di crisi, e Janusz Lewandowski, incaricato della programmazione finanziaria e del bilancio.

“È importante mantenere separate le questioni umanitarie da quelle politiche relative alla Palestina”, ha commentato il Commissario Georgieva al termine dell’incontro, lasciando presagire la disponibilità dell’UE ad affrontare il tema dei rifugiati palestinesi e degli aiuti umanitari, senza però sconfinare in una netta presa di posizione sullo scivoloso terreno della formazione di uno Stato palestinese. Nei prossimi mesi, dunque, l’Unione Europea potrebbe acconsentire a stanziare altri fondi per questa zona calda del Medio Oriente. I motivi per un simile impegno non sono però ascrivibili solo ad una logica meramente assistenziale: al contrario, una misura del genere avrebbe delle fondate motivazioni anche di tipo economico e strategico.

Attualmente, infatti, sono circa 420 mila i palestinesi assistiti in Siria dall’agenzia dell’ONU, ma molti sono ormai i rifugiati che cercano riparo altrove, andando ad implementare i flussi di profughi che si riversano nei vicini Paesi mediorientali. Questo fenomeno contribuisce ad aggravare il già precario equilibrio in cui si trovano Stati, come la Giordania e soprattutto il Libano, che rischiano di finire risucchiati dal “buco nero” siriano, sprofondando nuovamente nel conflitto tra le varie fazioni di cui si compone la popolazione ed espandendo la crisi umanitaria e politica della regione.

In foto Filippo Grandi e il Commissario Kristalina Georgieva (Foto: European Commission 2013) 

L' Autore - Sara Monetta

Laureata in Scienze Politiche, curriculum Studi sull'Asia e sull'Africa. Studiosa, nel suo piccolo, di politica internazionale, Unione Europea e Medio Oriente. è giornalista pubblicista e collabora con Radio Base e con il quotidiano Le Cronache del Salernitano. Il suo motto è "Insisti che si può fare"

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