martedì , 14 agosto 2018
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L’Europa nel mondo: la strategia esterna che non c’è

L’introduzione dell’Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza è stata una delle più grandi innovazioni in senso sovranazionale dell’Unione Europea. Una figura che dovrebbe esercitare anche una funzione propulsiva, indirizzando – per quanto concesso – la politica estera, di sicurezza e difesa dei governi nazionali. Fu proprio Javier Solana, primo Alto Rappresentante, a prodigarsi per una maggiore concretezza della PESC ed a dare vita nel dicembre 2003 alla Strategia Europea di Sicurezza (EU ESS).

Il documento, intitolato “Un’Europa sicura in un mondo migliore”, sintetizzava le sfide globali a cui l’UE avrebbe dovuto far fronte – tra cui le conseguenze negative della globalizzazione, lo sfruttamento sostenibile delle risorse naturali e la cronica dipendenza europea dalle risorse energetiche provenienti dall’estero –, procedendo poi a delineare le potenziali minacce per l’Unione.

Meno visibili e meno prevedibili rispetto al passato, tra queste vi erano il terrorismo, in particolare quello religioso per cui l’Europa diveniva target e base d’appoggio, la proliferazione delle armi di distruzione di massa, i conflitti regionali con ripercussioni sugli interessi europei ed il fallimento degli stati, con conseguente possibile sviluppo di cellule terroristiche e di criminalità organizzata, interessate ad agire anche in Europa. Nella parte conclusiva della EU ESS veniva poi fatto cenno degli obiettivi strategici e degli strumenti con cui perseguirli: la Strategia contro la proliferazione delle armi di distruzione di massa, la Politica di Vicinato e, in ambito ex terzo pilastro, l’introduzione del mandato d’arresto europeo e dell’agenzia Frontex.

Dalla designazione della meno incisiva Catherine Ashton alla successione, come Alto Rappresentante, di Javier Solana, e dalla consapevolezza che non avrebbe esercitato grandi pressioni per attuare una strategia designata dal suo predecessore, scaturì la scelta di affidare la revisione della EU ESS, nel 2008, allo stesso Solana, che ampliò il ventaglio delle minacce includendo gli attacchi alla sicurezza informatica, i cambiamenti climatici, la pirateria e la proliferazione delle armi di piccolo calibro.

Tra gli obiettivi strategici spiccava la stabilità interna ed esterna all’Europa, da raggiungere attraverso lo sviluppo del Partenariato orientale e della Politica di Allargamento, il rinnovato impegno per la promozione del processo di pace in Medio Oriente e la mediazione tra Iran e Comunità Internazionale. Focale lo stretto rapporto tra politiche di sicurezza e quelle per lo sviluppo: in questo senso Solana indicava come obiettivo l’avvio di azioni contro lo sfruttamento incontrollato delle risorse naturali, possibile causa di conflitti. Esempi sono il Kimberly Process, meccanismo che controlla la legalità del commercio di diamanti, e l’iniziativa per la trasparenza delle industrie estrattive.

È questo il quadro in cui ha agito, per cinque anni, Lady Ashton. Certo, sebbene gli Stati Membri abbiano esercitato forti resistenze a concederle autonomia, la baronessa britannica non ha brillato per spirito di iniziativa e la sua debolezza ha in qualche modo influito sulla mancanza di un indirizzo europeo comune nelle crisi in Libia, Siria ed Egitto e, da ultimo, nella debacle dell’Ue in Ucraina.

Nel 2014 verrà nominato il suo successore: anche se le premesse emerse dal Consiglio Europeo di dicembre non lasciano presagire svolte epocali per l’approccio esterno dell’UE, è auspicabile che il nuovo Alto Rappresentante produca subito una nuova revisione della EU ESS. Non un insieme di slogan, ma una concreta visione strategica divisa per obiettivi da raggiungere a scadenza, che indichi anche come si intende usare gli strumenti a disposizione.

Il nuovo documento, poi, dovrebbe tenere anche in dovuto conto i due nuovi strumenti invocati dai Capi di Stato e di Governo durante il loro ultimo vertice: la costruzione di un EU Cyber Defence Policy Framework e la creazione di una Strategia di Sicurezza Marittima. Infine, ma forse questo richiederebbe uno sforzo interistituzionale di non poco conto, la EU ESS dovrebbe essere concepita come un tassello di una più ampia strategia esterna dell’UE, che coniughi gli aspetti politici e militari con quelli economico-finanziari: un forte approccio esterno, aldilà della retorica sulla possibile evoluzione federale, potrebbe rendere l’Europa un attore di maggior rilievo globale, soprattutto in una fase in cui la politica internazionale è caratterizzata da una forte incertezza e da un veloce avvicinamento ad una conformazione multipolare.

In foto, un incontro del 2008 fra Catherine Ashton, allora leader della Camera dei Lords, e l’Alto Rappresentante Javier Solana (@ Council of the European Union – 2008)

L' Autore - Aldo Carone

Laureato con lode presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha condotto la propria tesi di laurea utilizzando un approccio multidisciplinare utile a descrivere da diverse prospettive le politiche di sicurezza e difesa dell'Unione Europea. Ha frequentato corsi presso la London School of Economics and Political Science, l'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) e l'Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali (ASERI). Attualmente è iscritto al corso magistrale di Relazioni Internazionali - curriculum di Strategia e Conflitti Internazionali – presso l'Università Alma Mater Studiorum di Bologna. Per Europae si occupa di tematiche relative alle politiche europee di sicurezza e difesa, di relazioni UE-USA e di conflitti internazionali.

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