giovedì , 22 febbraio 2018
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L’Europa “ospite” al tavolo dei grandi: il G20 e la Siria

Fra oggi e domani i leader mondiali più influenti si riuniscono a San Pietroburgo, in Russia, per il summit del G20. Il programma prevede discussioni circa le politiche per lo sviluppo dei Paesi emergenti e la gestione dei rischi internazionali che discendono dalle crisi dei debiti sovrani. Temi, soprattutto quest’ultimo, che interessano in prima persona l’Unione Europea, attiva con forza in entrambe le aree. Questa volta, però, la scena sarà rubata dal confronto sulla Siria e sull’opportunità di sferrare un attacco militare nei confronti del regime di Bashar al-Assad.

Non potrebbe essere diversamente, data anche la sede dell’incontro. La Russia è infatti notoriamente il principale sostenitore del regime siriano, avendolo schermato sinora dalle reazioni che si sono susseguite nelle ultime settimane dopo la notizia del presunto uso di armi chimiche da parte delle forze di Assad. Il Presidente russo Vladimir Putin, in un’intervista all’Associated Press, ha definito “ridicole” le ipotesi secondo le quali sarebbero state le forze di Assad a far uso delle armi chimiche. Sarebbe “stupido”, secondo Putin, fornire così liberamente un pretesto per l’intervento delle forze occidentali.

Le prove di un utilizzo di armi chimiche da parte delle forze regolari «devono essere sottoposte al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite» e dovranno essere «convincenti». La chiusura di Putin a un intervento occidentale non potrebbe dunque essere più netta, nonostante lo stesso Presidente russo non escluda l’appoggio a un’azione internazionale sostenuta dall’ONU nel caso venissero fornite le prove richieste. Nessun accenno agli attori europei, evidentemente marginali in questo rinnovato gioco bipolare con gli Stati Uniti.

Proprio il Presidente americano Barack Obama raggiunge San Pietroburgo dopo un breve tour europeo, durante il quale ha cercato l’appoggio degli alleati del Vecchio Continente. A seguito di un incontro bilaterale con il Primo Ministro svedese Fredrik Reinfeldt a Stoccolma,Obama ha ribadito che non è la credibilità degli Stati Uniti o della sua presidenza a essere in discussione, quanto quella dell’intera comunità internazionale. Quest’ultima si è infatti impegnata ad agire a seguito dell’utilizzo di armi chimiche, come si suppone abbia fatto il regime siriano nei confronti del suo stesso popolo. Per Obama non c’è spazio per i dubbi circa la veridicità delle prove raccolte dall’intelligence americana. Una linea di pensiero che con ogni probabilità porrà il Presidente americano in rotta di collisione con Putin anche al G20 di San Pietroburgo.

Una buona notizia per Obama comunque c’è e proviene dalla Commissione Esteri del Senato americano, che ha dato il primo via libera all’azione militare con 10 voti favorevoli, tra i quali il senatore John McCain, e 7 contrari. La parola passerà il prossimo 9 settembre all’aula del Senato, dove dovrebbe essere concesso ad Obama di condurre un’azione militare di non più di 60 giorni, senza l’utilizzo di forze armate terrestri. L’azione potrà essere estesa per altri 30 giorni previa una nuova autorizzazione del Congresso. Obama si presenta comunque al G20 in una posizione scomoda, dovendo perorare la causa dell’intervento presso alleati riluttanti, come gran parte dei Paesi dell’UE, e fieri oppositori, come la Russia, senza però avere la certezza dell’appoggio congressuale.

Il fronte europeo si presenta invece al G20 debole delle divisioni che si sono delineate nelle ultime settimane. La Francia si dice pronta a intervenire, ma con meno forza rispetto a qualche giorno fa, dopo l’inaspettata decisione di Obama di rivolgersi al Congresso e lo stop che il Parlamento britannico ha imposto alle ambizioni del Primo Ministro David Cameron. In Italia si allunga la fila di coloro che rispondono all’appello di Papa Francesco per un digiuno a favore della pace (vi partecipa anche il Ministro della Difesa Mario Mauro), mentre la Germania rimane sulle proprie caute posizioni da ultime settimane di campagna elettorale. L’UE ancora una volta dunque si presenta sul palcoscenico internazionale incerta e divisa.

Una costante, quest’ultima, che mina ogni volta di più la credibilità europea nella gestione delle grandi crisi internazionali, così da far perdere prestigio e peso politico agli stessi Stati membri. Il tavolo del G20 verrà occupato dalla crisi siriana, ma ad avere in mano le carte che contano sono ancora una volta Stati Uniti e Russia.

In foto San Pietroburgo, pronta ad accogliere il G20 (© European Commission).

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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