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Libia
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Libia: continuano i negoziati fra i due governi

Mercoledì 4 marzo, il Ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, ha incontrato a Roma il rappresentante speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite per la Libia, Beranrdino León, , per discutere del rapido deteriorarsi della situazione. Pochi giorni dopo il sostegno del premier italiano Renzi a una soluzione diplomatica che ponga fine allo scontro tra i due governi di Tripoli e Tobruk, proprio quest’ultimo si era infatti ritirato unilateralmente dal negoziato mediato dalle Nazioni Unite il 23 febbraio. Il governo di Tobruk è considerato l’unico legittimo dalla comunità internazionale, in quanto vincitore delle elezioni del giugno 2014 (anche se queste hanno registrato uno scarso 20% di affluenza).

La crisi fra i due governi in Libia

La decisione era stata presa in seguito al triplice attentato ad Al Qubba, che il 20 febbraio scorso ha coinvolto l’esplosione di tre autobombe e causato oltre quaranta vittime e settanta feriti, di cui l’ISIS ha rivendicato la responsabilità. A seguito della repentina sospensione dei negoziati, León ha intrapreso una serie di consultazioni separate con entrambe le parti al fine di riportarle al più presto al tavolo dei negoziati, un passo imprescindibile per “raggiungere un accordo per un governo forte e indipendente, la cui più impellente priorità sia quella di restaurare la fiducia dei cittadini nello Stato libico, così come la fornitura di servizi e la lotta contro il terrorismo.”

Grazie agli sforzi del rappresentante speciale, la crisi diplomatica è però rientrata il 3 marzo, quando la Camera dei Deputati di Tobruk ha votato all’unanimità la ripresa dei negoziati, che si concentraranno ora su alcuni punti chiave, tra cui la formazione di un governo di unità nazionale, il cessate il fuoco tra il governo di Tobruk e il governo di Alba Libica e il ritiro delle milizie armate, la definizione di una tabella di marcia per la stesura della nuova costituzione del Paese. Il negoziato resta comunque piuttosto complesso, date le numerose frizioni che alimentano nei due schieramenti una reciproca diffidenza. La tensione tra le due fazioni resta infatti ai massimi livelli, tanto che le forze leali a Tobruk hanno condotto raid aerei fino a poche ore prima della ripresa dei negoziati.

Il ruolo dell’ONU

L’ambasciatore del governo di Tobruk alle Nazioni Unite ha peraltro reiterato più volte nelle ultime settimane la necessità di rimuovere l’embargo delle Nazioni Unite alla vendita di armi alla Libia, in modo da poter combattere le forze islamiste che minacciano la sicurezza del Paese. La risposta del governo di Tripoli è stata però immediata e in opposizione a tale richiesta, sostenendo che l’etichetta “forze islamiste” fosse troppo generica e potesse essere utilizzata da Tobruk come un sotterfugio per rinvigorire le azioni offensive contro Tripoli. Ad ogni modo l’ufficio stampa della Missione ONU di supporto alla Libia (UNSMIL) ha annunciato, seppur in maniera piuttosto vaga, che i negoziati a Skhirat (Marocco) hanno lavorato su proposte concrete relative alla sicurezza del Paese e alla formazione di un governo di unità nazionale.

La risoluzione dello stallo istituzionale resta una prerogativa essenziale per una lotta effiace contro il terrorismo: le truppe dell’ISIS controllano già le città di Derna e Sirte e hanno di recente conquistato le aree petrolifere di Bahi e Mabruk, nel centro-nord del Paese, mentre un terzo attacco contro lo stabilimento di Dharha ha avuto esito negativo.

UE: rivedere la Politica Europea di Vicinato

Il Ministro Gentiloni ha nel frattempo confermato che l’Italia sostiene una soluzione diplomatica per la Libia e ha assicurato il pieno sostegno ai negoziati ONU. Identica la posizione dell’Unione Europea, che per voce dell’Alto Rappresentante Federica Mogherini ha confermato di essere in contatto costante con León e che incontrerà a breve rappresentanti del mondo imprenditoriale e delle municipalità libiche, in attesa del Consiglio Affari Esteri del 16 marzo.

Congiuntamente con il Commissario per la Politica di Vicinato e i Negoziati per l’Allargamento, l’austriaco Johannes Hahn, la Mogherini ha inoltre lanciato una consultazione pubblica sul futuro della Politica Europea di Vicinato. Quest’ultima era infatti stata avviata nel 2003 e rinnovata nel 2011, ma i grandi cambiamenti politici, sociali ed economici nel vicinato europeo rendono quantomai necessaria una nuova revisione che ne rivaluti principi, obiettivi e strumenti, in cinque aree chiave: commercio e sviluppo economico, connettività nel campo dei trasporti e dell’energia, sicurezza, governance, migrazione e mobilità.

L' Autore - Enrico Iacovizzi

Responsabile Difesa europea e NATO - Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso la Facoltà Roberto Ruffilli di Forlì con una tesi sull’evoluzione delle relazioni esterne dell’UE e sul suo ruolo come potenza civile globale, vivo e lavoro a Bruxelles. Appassionato di politica internazionale ed in particolare dell'evoluzione politica ed istituzionale della difesa comune europea.

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