mercoledì , 15 agosto 2018
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Libia
Photo © UNSMIL

Libia: firmato l’accordo, ma Tripoli è assente

Un’importante svolta ha segnato la scorsa settimana i negoziati di pace in Libia, quando l’11 luglio, la maggioranza dei partecipanti al dialogo ha firmato l’accordo per l’avvio di una fase transitoria mirata a ristabilire un governo unitario e democratico nel Paese nordafricano. Il documento si basa sui sei punti redatti lo scorso marzo sotto gli auspici del rappresenante speciale ONU, Bernardino León: la creazione di un governo di unità nazionale, di una Camera dei Rappresentanti, di un Alto Consiglio di Stato, la redazione di una nuova costituzione democratica, la creazione di un Consiglio di Sicurezza Nazionale e di un Consiglio delle Municipalità.

Una vittoria a metà per la Libia

Si tratta, tuttavia, di una vittoria parziale: l’accordo è stato firmato infatti dal governo di Tobruk e da diverse autorità locali libiche, ma il Congresso Generale Nazionale (CGN) insediato a Tripoli ha deciso di non ratificare il testo di compromesso.  I rappresentanti del governo di Tripoli hanno partecipato attivamente lungo tutto il corso dei negoziati, ma il testo finale dell’accordo ha suscitato numerosi dissapori in merito ad alcuni punti fondamentali, primo tra tutti il destino del generale Khalifa Haftar.

Haftar, deus ex machina dell’operazione “Dignità”, offensiva lanciata nel maggio 2014 contro le milizie islamiste di Bengasi, è stato nominato lo scorso maggio Capo di Stato Maggiore delle forze armate libiche, ma diverse frange di Alba Libica insistono sulla sua rimozione, temendo che il generale possa accentrare troppo potere nelle proprie mani e replicare il rastrellamento che al-Sisi condusse contro i Fratelli Musulmani in Egitto.

In secondo luogo, Alba Libica teme lo scioglimento delle proprie milizie: l’accorpamento individuale dei combattenti nelle forze armate regolari smaglierebbe la rete di difesa di Tripoli, motivo per cui il governo preferirebbe inquadrare i propri miliziani a livello di unità, un’opzione al momento stralciata dall’accordo.

La strategia di Tripoli

La decisione del governo di Khalifa Ghwell è forse una ritirata strategica per riorganizzare le proprie idee o più probabilmente una dimostrazione della propria determinazione nel preservare i propri interessi. Il CGN ha infatti affermato che è disponibile a presenziare ai prossimi incontri solo a patto che venga data opportuna considerazione alle proprie preoccupazioni, forte della consapevolezza che la propria firma è una precondizione per l’avvio della transizione.

Sta di fatto però che il ventaglio di opzioni per Alba Libica si è assottigliato considerevolmente dopo la firma: rifiutare l’accordo darebbe gioco facile al governo di al-Thani per far ricadere la colpa del fallimento dei negoziati (e forse della Libia intera) esclusivamente su Tripoli, anche alla luce del fatto che le milizie di Misurata, pur d’accordo con Tripoli sulla questione Haftar, hanno deciso di firmare il testo. Inoltre, mantenere questa posizione potrebbe ulteriormente danneggiare l’immagine del governo Ghwell sulla scena internazionale e portare a misure restrittive nei suoi confronti. Infine, il fallimento dei negoziati non gioverebbe allo stesso governo di Tripoli, dal momento che la precarietà della situazione libica ha permesso allo Stato Islamico di consolidare il proprio potere attorno a Sirte e creare una piattaforma di lancio in espansione nei territori controllati da Tripoli.

La reazione dell’UE

A nome dell’Unione Europea, Federica Mogherini ha definito l’accordo “un passo importante verso la pace e la stabilità in Libia”, sottolineando il coraggio, la determinazione e la responsabilità dei firmatari e augurandone l’estensione a tutte le parti coinvolte. L’Alto Rappresentante ha anche confermato la volontà dell’UE di supportare materialmente la costituzione di un governo di unità nazionale tramite missioni di capacity e institution building a livello nazionale e locale, qualora le autorità del governo di transizione lo richiedessero.

Oltre a congratularsi con Bernardino León, la Mogherini ha offerto al diplomatico spagnolo l’appoggio necessario a favorire l’esito positivo dei negoziati. Il Rappresentante Speciale ha infatti affermato che la “porta resta aperta” per coloro che vogliano unirsi all’accordo, auspicando che anche il CGN ritorni al tavolo dei negoziati. L’impegno della comunità internazionale a questo punto sarà fondamentale per preservare il fragile cammino verso l’unità nazionale, schermandolo dall’influenza di interessi esterni e dalle frange estremiste che vogliono impedirne il successo.

L' Autore - Enrico Iacovizzi

Responsabile Difesa europea e NATO - Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso la Facoltà Roberto Ruffilli di Forlì con una tesi sull’evoluzione delle relazioni esterne dell’UE e sul suo ruolo come potenza civile globale, vivo e lavoro a Bruxelles. Appassionato di politica internazionale ed in particolare dell'evoluzione politica ed istituzionale della difesa comune europea.

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