giovedì , 16 agosto 2018
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Libia: gli aiuti non mancano, ma serve una soluzione politica

La settimana scorsa la Comunità Internazionale ha dovuto affrontare, oltre alle problematiche legate alla crisi in Ucraina, il problema non ancora risolto della stabilità in Libia. La prima tappa di questo tour de force si è svolta lunedì 3 marzo, presso il Parlamento Europeo, con una relazione sulla situazione in Libia presentata alla commissione AFET da Hugues Mingarelli, Managing Director del SEAE, responsabile per il vicinato mediorientale e meridionale. L’evento principale è stato però la Conferenza Internazionale sulla Libia, ospitata alla Farnesina, venerdì 6 marzo, dal Ministro degli Esteri italiano Federica Mogherini.

Ai lavori ha preso parte anche Lady Ashton che, insieme ad altri 40 partecipanti tra Stati e organizzazioni internazionali, è stata protagonista nel definire le condizioni che la Libia deve raggiungere affinché il sostegno della Comunità Internazionale continui a giungere. È stata infatti opinione comune considerare la crisi libica prima di tutto una crisi politica, in cui con gli aiuti internazionali si può ottenere poco, se prima non si raggiunge un nuovo patto sociale tra cittadini ed autorità.

La Libia infatti, riportando le parole della Mogherini, “non è ancora uno Stato. 42 anni di dittatura gheddafiana hanno lasciato poco più che macerie: assenza di istituzioni, economia basata sulle sole rendite petrolifere, una rete di protezione sociale pressoché inesistente e demonizzazione dei partiti politici”. Sempre citando il Ministro: “qualunque problema oggi in Libia è innanzitutto politico prima che tecnico. Nessun aiuto, per quanto efficace, potrà sostituirsi alla transizione politica ed alla costruzione dello Stato. […] l’aiuto internazionale può essere utile soltanto se saranno i libici a creare le condizioni politiche che consentano di assorbirlo”.

Condizione necessaria sarà dunque la capacità delle autorità di Tripoli di concludere la transizione assicurando sicurezza, servizi ed un effettivo stato di diritto. L’impegno del governo transitorio verso nuove elezioni sarà indispensabile in questo senso. È dal dialogo e dalla riconciliazione tra le diverse parti sociali e politiche che si dovrà partire. Tutta la Comunità Internazionale è disponibile a favorire questo processo, proseguendo con il proprio impegno per la Libia. Come nel caso della missione avviata dalle Nazioni Unite (UNSMIL).

Anche la partecipazione della donna alla vita politica e sociale del Paese dovrà aumentare se la Libia vuole davvero uscire dalla condizione di instabilità in cui si ritrova. Alcuni progressi sono già stati compiuti. L’elezione democratica dell’assemblea costituente lo scorso febbraio è il primo sintomo del recepimento dei principi internazionali di buon governo. Anche la cooperazione tra le autorità per rispondere ai bisogni dei cittadini sta raggiungendo migliori traguardi rispetto ai mesi scorsi. Altra questione di primaria importanza riguarda la gestione delle risorse energetiche, di cui il Paese è ricco. Le delegazione libica presente a Roma si è impegnata ad introdurre meccanismi di controllo più trasparenti, volti anche a riavviare il mercato delle esportazioni.

La delegazione ha poi reso conto delle riforme e dei progressi nel settore di sicurezza. In questo senso è fondamentale la missione EUBAM Libya attraverso cui i Paesi UE stanno offrendo il loro supporto nella gestione delle frontiere. Progressi, inoltre, si stanno registrando nell’area DDR, ovvero disarmo, smobilitazione e reintegro in ambito civile delle milizie che hanno preso parte al rovesciamento del regime di Muammar Gheddafi. I risultati finora raggiunti sono però lungi dal potersi considerare soddisfacenti: buona parte della Libia è infatti ancora sotto il controllo di milizie che operano per conto di un governo centrale molto debole. Le autorità libiche hanno chiesto un maggior impegno internazionale in questa direzione, specificando la necessità di programmi DDR specifici per il contesto libico.

La Comunità Internazionale si è poi dichiarata preoccupata per le violenze ancora frequenti nell’area di Bengasi e ha chiesto una rapida azione governativa volta a migliorare la sicurezza, ad assicurare i responsabili delle violenze alla giustizia ed a assicurare il rispetto dei diritti umani nel Paese. I partecipanti alla conferenza hanno poi concesso la loro disponibilità ad agire al fianco delle autorità libiche per raggiungere questi obiettivi.

Nell’immagine, un cartello stradale che indica la direzione per Kabaw, Libia (© Sludge G., www.flickr.com)

L' Autore - Aldo Carone

Laureato con lode presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha condotto la propria tesi di laurea utilizzando un approccio multidisciplinare utile a descrivere da diverse prospettive le politiche di sicurezza e difesa dell'Unione Europea. Ha frequentato corsi presso la London School of Economics and Political Science, l'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) e l'Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali (ASERI). Attualmente è iscritto al corso magistrale di Relazioni Internazionali - curriculum di Strategia e Conflitti Internazionali – presso l'Università Alma Mater Studiorum di Bologna. Per Europae si occupa di tematiche relative alle politiche europee di sicurezza e difesa, di relazioni UE-USA e di conflitti internazionali.

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