giovedì , 21 settembre 2017
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Libia
L'incontro dell'allora premier Renzi con il Primo Ministro libico Al-Serraj © Palazzo Chigi - www.flickr.com, 2015

Libia: l’Italia cerca cooperazione su immigrazione e terrorismo

Il tentativo di un attentato lo scorso 22 gennaio nei pressi dell’ambasciata italiana a Tripoli sembra dimostrare come i rapporti tra Italia e Libia siano tutt’altro che chiari e pacifici. Se non altro perché l’esplosione sarebbe stata programmata a pochi giorni dalla riapertura della sede diplomatica italiana che, essendo l’unica ambasciata di un Paese occidentale, si proponeva, invece, di assurgere a simbolo della relazione strategica tra i due Paesi.

I rapporti storici fra Italia e Libia

La presenza dell’Italia sul territorio libico sembra essere la conferma della teoria vichiana dei corsi e ricorsi storici, poiché da sempre caratterizzata dall’alternarsi di fasi stabili e proficue a fasi conflittuali. Dopo essere stata una colonia del Regno d’Italia dal 1943 al 1947, la Libia ha conquistato l’indipendenza diventando una monarchia. Nonostante il trattato del 1956 con il quale, in cambio dell’impegno della Libia ad onorare i contributi previdenziali degli italo-libici, l’Italia acconsentiva al passaggio di proprietà di tutte le infrastrutture costruite dagli italiani in Libia e ripagava i danni della precedente occupazione con un indennizzo, le recriminazioni sul passato coloniale si sono riaperte col colpo di Stato che ha condotto Gheddafi al controllo del Paese.

Quest’ultimo, infatti, ha fatto della propaganda anti-italiana il perno della sua politica: ha dapprima nazionalizzato i possedimenti italiani in Libia, poi ha espulso i cittadini italo-libici, dopo averne confiscato ogni bene. L’odio e le ritorsioni nei confronti del vecchio Paese oppressore sarebbero stati celebrati ogni 7 ottobre nel Giorno della Vendetta. Con l’accordo denominato Comunicato Congiunto l’Italia aveva acconsentito ad aiutare la popolazione danneggiata durante la colonizzazione, ma l’indolenza con cui entrambi i Paesi lo accolsero dimostrò subito come tali impegni non fossero sufficienti. La Libia di Gheddafi voleva di più, un “Grande Gesto” col quale sedare una volta per tutte l’orgoglio del popolo libico.

L’accordo con Gheddafi

Nel 2003 l’Italia propose di istituire un ospedale oncologico e Gheddafi trasformò la ricorrenza del 7 ottobre nella Giornata dell’amicizia tra i due Paesi. La novella intesa viene formalizzata con l’accordo di Bengasi del 2008: con essa l’Italia si è obbligata a versare 5 miliardi di dollari in 20 anni alla Libia con lo scopo di fornire infrastrutture, unità abitative, istituire fondi per borse di studio, curare le vittime delle mine, restituire reperti archeologici. Entrambi gli Stati si sono impegnati a non ricorrere all’uso della forza per la risoluzione delle controversie ed a collaborare alla lotta al terrorismo e all’immigrazione.

L’Italia e la Libia, oggi

Il resto è storia nota. Nel 2011 scoppia la guerra civile in Libia. Con risoluzione ONU, viene disposto un intervento militare internazionale per tutelare i civili, a cui anche l’Italia partecipa; quando il Colonnello viene catturato e linciato, la Libia passa nelle mani delle milizie ribelli fino al colpo di Stato del generale Haftar, che occupa il palazzo del Parlamento a Tripoli e che tutt’oggi si oppone al governo di unità nazionale costituito sotto l’egida dell’ONU e presieduto da Al-Sarraj.

L’Italia ha appoggiato sin dal principio il Consiglio Presidenziale ma, forse, non in termini incisivi. In un clima di incertezza, in cui il sostegno a Sarraj era l’unica scelta razionale per tentare di tutelare gli interessi energetici ed economici in Libia, il dato certo è che il dissidente Haftar non ha accettato gli aiuti umanitari del Governo italiano pretendendo, al contrario, che le sue truppe lascino le città di Tripoli e Misurata.

Al contempo l’Italia non si è lasciata intimorire ed ha aperto le trattative con Sarraj per un nuovo accordo sull’immigrazione per pattugliare con dei radar e chiudere il confine a sud del Paese da cui transita la maggior parte dei migranti. Altro aspetto fondamentale è quello della lotta all’ISIS: l’Italia non solo ha coordinato operazioni umanitarie sul territorio libico, ma ha anche concluso un accordo internazionale che disciplina le modalità di autorizzazione tempestiva all’utilizzo delle basi di Aviano e Sigonella a richiesta degli Stati Unito, solo in caso di pericolo per difendere civili e militari sul campo.

L’intento dell’Italia è quello di far fruttare il seggio al Consiglio di Sicurezza ONU del biennio 2017/2018 per portare avanti il suo progetto diplomatico: la pace in Libia potrà essere duratura solo se interverrà un accordo che includa Haftar, tanto più che gli interessi economici italiani si concentrano nella regione da quest’ultimo controllata.

L' Autore - Angelica Petronella

Pugliese di nascita, cittadina del mondo per vocazione. Laureata in Giurisprudenza e successivamente diplomata SSPL presso l'Università degli studi di Bari con due tesi di diritto internazionale. Ancora fiduciosa nella giustizia, coltivo il sogno di poter un giorno giudicare anziché difendere.

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