sabato , 24 febbraio 2018
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L’inverno sta arrivando: il Consiglio Affari Esteri in difesa dei diritti umani

I diritti umani sono stati al centro del Consiglio Affari Esteri (CAE) svoltosi ieri a Lussemburgo. I diritti violati in Siria, quelli di Yulia Tymoshenko nelle prigioni ucraine e quelli da tutelare contro i controlli statunitensi eccessivi in Francia. I ventotto Ministri degli Esteri europei si sono confrontati dunque sul ruolo che l’UE ambisce a giocare come promotrice dei diritti umani nel mondo. Messaggio quanto mai difficile da indirizzare all’esterno mentre i Paesi europei sono spesso divisi sulle principali questioni di politica estera.

Proprio la Siria è una delle materie su cui gli europei hanno dimostrato di non essere in grado di adottare una posizione condivisa. Questo si è manifestato soprattutto durante i negoziati che hanno portato all’accordo fra Stati Uniti e Russia sull’eliminazione degli arsenali di armi chimiche di Damasco. Il Consiglio di ieri ha ribadito l’appoggio europeo a questa soluzione, ma gli strascichi delle scorse settimane non possono essere ignorati. L’accento è posto in particolar modo sulla necessità di un processo politico che porti alla pace in Siria: per questo il CAE sostiene con forza la Conferenza di Ginevra, che dovrebbe essere convocata in novembre per tentare di risolvere la crisi siriana.

Questa soluzione politica deve essere indirizzata in primo luogo a costruire una Siria che risponda alle libere aspirazioni del popolo siriano, contro il quale sono stati utilizzati strumenti violenti e contrari al diritto internazionale. Atti come l’utilizzo di armi chimiche, certificato nello scorso agosto, costituiscono violazioni inaccettabili dei diritti umani.

L’attenzione dell’UE si concentra principalmente sulle vittime della guerra civile: i profughi nei Paesi circostanti e le persone che hanno dovuto abbandonare le proprie abitazioni, ma che sono rimaste in Siria (Internally Displaced Persons). La crisi siriana costituisce una crisi umanitaria immane. Non solo la popolazione è esposta alle violenze, ma, come ha ricordato l’Alto Rappresentante Catherine Ashton in conferenza stampa, deve affrontare sempre di più emergenze come la malnutrizione e le epidemie. Emergenze che possono solo peggiorare, perché come ha affermato Ashton, “l’inverno sta arrivando” e le condizioni climatiche non faranno che peggiorare le sorti delle vittime della guerra. L’UE deve predisporre programmi di aiuti “efficaci ed efficienti”, sulla base di una strategia regionale comprensiva, che coinvolga i Paesi adiacenti, richiamati a mantenere aperte le frontiere e sostenere il flusso dei profughi, anche grazie all’aiuto finanziario europeo.

L’inverno sta arrivando anche in Ucraina e la situazione di Yulia Tymoshenko rimane una delle questioni più spinose nell’avvicinamento all’Eastern Partnership Forum che si terrà a Vilnius a novembre. A domanda specifica, Ashton ha risposto affermando che il caso Tymoshenko costituisce un esempio di “giustizia selettiva”, che a sua volta si riflette sulla natura dell’intero sistema giudiziario ucraino. L’UE preme perché una soluzione venga trovata entro il vertice di Vilnius, indicando a Kyev il rispetto dello Stato di diritto come precondizione per un’ulteriore approfondimento dei negoziati per un Accordo di libero scambio. Anche in questo caso, l’UE mira a promuovere il proprio modello di democrazia e rispetto delle regole presso i propri vicini.

Un modello che bilancia sicurezza e privacy in modo differente rispetto a quanto accade oltreoceano. Dopo le reazioni stizzite, soprattutto in Germania, alle rivelazioni di Edward Snowden sul cosiddetto Datagate, è la volta della Francia di indignarsi. Le anticipazioni di Le Monde, secondo il quale la NSA avrebbe intercettato ben 70,3 milioni di conversazioni telefoniche o SMS in Francia solamente fra il 10 dicembre 2012 e l’8 gennaio 2013, hanno fatto scattare le reazione indignata del governo di Parigi. Il Ministro Laurent Fabius, all’uscita dal CAE, ha affermato che le informazioni a disposizione erano ancora troppo poche per parlarne con gli altri Ministri. Ha però ribadito la netta posizione francese, che ha trovato corpo nella subitanea convocazione dell’ambasciatore americano a Parigi.

Anche la Ashton in conferenza stampa ha risposto vagamente a una domanda a proposito, lasciando trasparire un certo imbarazzo. Premere su partner recalcitranti o regimi dittatoriali può essere semplice. Farlo sul proprio principale alleato molto meno. L’inverno si prospetta molto caldo per la politica estera europea.

In foto Catherine Ashton in conferenza stampa (Foto: Council of the European Union)

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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