giovedì , 16 agosto 2018
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Lo scontro diplomatico tra Italia e India preoccupa l’UE

Il grave conflitto politico che coinvolge Italia e India in merito alla questione dei due fucilieri di marina, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, ha raggiunto in questi giorni il culmine della tensione diplomatica ma non vedrà l’intervento diretto dell’Unione Europea. A confermarlo sono le dichiarazioni del portavoce dell’Alto Rappresentate dell’UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Catherine Ashton. L’UE si limita infatti a «prendere nota» delle discussioni in corso tra i governi di Italia e India, auspicando che si possa trovare attraverso il dialogo una soluzione «reciprocamente accettabile».

Già nel corso della primavera dell’anno scorso, l’operato dell’UE e in particolare di Lady Ashton era stato sottoposto a dure critiche da parte di numerosi esponenti politici ed europarlamentari italiani, che nel marzo 2012 erano arrivati a chiederne le dimissioni. L’Alto Rappresentante aveva giustificato il suo ruolo passivo sottolineando come la questione fosse al di fuori delle competenze europee e come l’Italia stessa non avesse, fino a quel momento, fatto esplicita richiesta di aiuto all’UE. Anche dopo le richieste di Roma, tuttavia, l’Unione non ha preso direttamente in mano le trattative con il governo indiano, che hanno continuato ad essere bilaterali. L’atteggiamento di apparente terzietà mostrato da Bruxelles, che infastidisce l’opinione pubblica italiana, non è quindi una novità di questi giorni. Ad una prima lettura, sembra infatti inconcepibile che l’Unione non si schieri con tutta la sua forza politica accanto all’Italia. Per quanto l’UE si sia spesa anche dietro le quinte per cercare di aiutare l’Italia a trovare una via d’uscita da una situazione politica e diplomatica a dir poco intricata, è evidente come in pubblico i rappresentanti delle istituzioni europee si siano mostrati molto prudenti nel condannare la condotta del governo indiano. Certamente, le stesse discutibili mosse delle forze armate e del governo italiano non hanno favorito una presa di posizione più esplicita da parte dell’Unione.

Per capire le ragioni della prudenza europea è necessario indagare almeno brevemente il livello delle relazioni tra UE e India. Dal 2004, è in vigore una partnership strategica molto ambiziosa che oltre a favorire una collaborazione tra i Europa e sub-continente indiano, vuole anche incentivare le relazioni economiche. L’UE è infatti il maggior partner commerciale dell’India. Nel 2011 l’interscambio di beni totale è stato pari ad un valore di circa 80 miliardi di euro, in crescita del 17% rispetto al 2010, triplicato rispetto al livello del 2000. La bilancia commerciale è stata a favore dell’Europa: sempre nel 2011 le esportazioni totali dell’UE in India sono state pari a 40,4 miliardi di euro, a fronte di un totale di importazioni pari a 39,4 miliardi. L’Unione è inoltre il principale investitore diretto, con un valore complessivo di 33,6 miliardi di euro di investimenti diretti in India nel periodo tra il 2000 e il 2011. Nel 2007 sono iniziati i negoziati per il varo di un’area di libero scambio che creerebbe un mercato di oltre 1,7 miliardi di persone. Come ribadito nell’incontro dello corso gennaio tra Catherine Ashton e il ministro degli esteri indiano Salman Khurshid, entrambi i partner sono impegnati per concludere l’accordo di libero scambio il più rapidamente possibile.

Nell’ottica di un partenariato di questa portata, che rappresenta insieme a quello con il Brasile una delle relazioni bilaterali strategicamente più importanti per l’Europa, dandole la possibilità di operare una sorta di bilanciamento del “G-2” sino-americano, lo scontro tra Italia e India rappresenta per l’UE una sorta di impiccio non voluto. La volontà di preservare le ottime relazioni con Nuova Delhi risponde pertanto alla volontà dell’UE di difendere e rilanciare un partenariato strategico ritenuto, non a torto, di fondamentale importanza. La preoccupazione che questioni diplomatiche pur rilevanti per un singolo Stato europeo, anche se importante come l’Italia, è condivisa in tutta l’Unione e riguarda gli stessi operatori economici italiani. Le imprese italiane ed europee, molto esposte in India, temono infatti che il deteriorarsi delle relazioni politiche tra Roma e Nuova Delhi possa causare problemi alle relazioni economiche e allo sviluppo del partenariato commerciale tra UE e India. Come ha sottolineato recentemente il rappresentante europeo in India, Daniele Smajda, «se un volume commerciale di 80 miliardi di euro sembra una somma considerevole, è ancora ben al di sotto del potenziale previsto dai ricercatori», che pure dipende dalle politiche economiche messe in campo dai due attori, non solo dal punto di vista commerciale. Per esempio, la decisione del governo indiano del settembre 2012 di aprire il proprio mercato di vendita al dettaglio anche agli operatori stranieri, ha permesso alle grandi catene internazionali di supermercati, non da ultima la francese Carrefour, di accedere ad uno dei mercati più importanti al mondo.

A fronte delle opportunità politiche, commerciali ed economiche offerte ad entrambi gli attori da una partnership rafforzata tra UE e India, non stupisce la riluttanza delle istituzioni europee e, in particolare, dell’Alto Rappresentante Ashton ad entrare direttamente nella vicenda legata ai due fucilieri italiani. Come più volte ricordato su queste pagine, la tendenza europea a dare priorità alle relazioni economiche e commerciali bilaterali con i grandi Paesi emergenti, rappresenta infatti una dinamica ricorrente nelle relazioni esterne dell’UE. Viste le priorità della politica estera europea, sembra quindi che l’Italia non possa attendersi dall’UE molto più di un sostegno silenzioso e di un vago appello al dialogo, per evitare che lo spiacevole incidente diplomatico possa danneggiare seriamente le relazioni UE-India.

L' Autore - Davide D'Urso

Caporedattore, Presidente del Consiglio di Redazione e Vice Presidente dell'Associazione OSARE Europa - Laureato in Scienze Internazionali e Studi Europei presso l'Università di Torino e la Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi, ho avuto esperienze professionali a Torino e Novara nei settori della comunicazione e dell'internazionalizzazione d'impresa. Nel 2014 ho lavorato a Bruxelles come addetto stampa per la Presidenza italiana del Consiglio UE. Vivo e lavoro a Torino. Scrivo di politica e istituzioni UE, Mediterraneo e politica di vicinato.

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