domenica , 18 febbraio 2018
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I Ministri Orlando e Alfano al Forum UE - Balcani Occidentali © European Commission, 2014

Lotta al traffico di esseri umani: l’impegno del Forum UE-Balcani

Si è concluso il 12 dicembre scorso il Forum Unione Europea – Balcani Occidentali, al quale hanno partecipato il Ministro dell’Interno Angelino Alfano, il Ministro della Giustizia Andrea Orlando e rappresentati del Lussemburgo e della Lettonia, prossimi Presidenti di turno dell’UE, politici provenienti da Serbia, Montenegro, Albania, Bosnia-Erzegovina, Macedonia e Kosovo. Alfano in conferenza stampa si dichiara soddisfatto non solo dai progressi compiuti negli ultimi anni dai Paesi balcanici (in particolare ha elogiato la Serbia), ma soprattutto perché il Forum è stata l’occasione per confrontarsi su temi importanti e approvare un piano d’azione 2015-2019 contro il traffico d’armi.

I dettagli del piano non sono ancora noti, ma questo non è stato il solo argomento trattato: un argomento di primaria importanza è stato la lotta al traffico di esseri umani, principalmente donne e bambini destinati allo sfruttamento sessuale. Come per il traffico illegale di armi, anche quello degli esseri umani può essere contrastato solo da un’efficace cooperazione fra gli Stati: infatti i Balcani, da Paesi di passaggio, stanno sempre più diventando Paesi di origine delle vittime che giungono poi sul territorio dell’Unione. Se il problema è ormai noto e riconosciuto, gli strumenti messi in campo dai vari Stati balcanici per arginarlo sono per lo più insufficienti.

Un caso esemplificativo è quello della Bosnia Erzegovina (BiH): la sua complicata struttura politica, l’alto numero di rifugiati, i confini porosi e poco controllati, e l’attuale crisi economica la rendono un Paese di partenza, transito e di destinazione privilegiato dai trafficanti. La tratta di esseri umani è una forma moderna di schiavitù, che dagli anni dello sfaldamento dell’ex Jugoslavia si è diffusa sempre più nella regione. Dal 2004 circa la Bosnia Erzegovina è diventata un Paese di origine delle vittime, per il 90% bambine. Purtroppo i dati non sono precisi: si pensa infatti che i casi denunciati siano solo la cosiddetta “punta dell’iceberg”  e che rappresentino meno della metà della realtà. Ciononostante, stando alle statistiche ufficiali, dal 2007 al 2012 sono state 242 le vittime di tratta e solo in 74 casi è stato possibile istituire un processo.

Come mai questa disparità? Nonostante la Bosnia abbia compiuto passi importanti come lo stabilire Ministeri responsabili, nuovi attori per coordinare gli sforzi e aggiornare la propria legislazione, non ci sono stati significativi miglioramenti. I motivi sono principalmente quattro:

  • La mancanza di un’effettiva collaborazione e scambio di informazione con i Paesi confinanti, anche dovuta a relazioni interstatali non sempre facili
  • Una legislazione caotica ed eterogenea. La BiH è formata da due Entità più un distretto autonomo: ognuno di questi territori ha ampie autonomie. Il risultato è che la legislazione non è armonica e non solo impedisce di agire tempestivamente, ma crea confusione negli stessi addetti ai lavori
  • La corruzione. Come negli altri Paesi balcanici, anche in Bosnia l’indice di corruzione è molto alto: emblematico il caso di agenti di polizia coinvolti in prima persona nella tratta di essere umani. Il traffico di persone e la corruzione sono attività criminali strettamente collegate, la cui interrelazione è spesso a livello internazionale.
  • Mancanza di protezione per le vittime. Le vittime della tratta raramente riescono a scappare dai loro aguzzini e ancor più raramente denunciano le atrocità subite per paura di ritorsioni su di sé o sulla propria famiglia rimasta nel Paese di origine. Mentre in Croazia sono stati attivati un numero verde disponibile 24 ore su 24, e servizi ad hoc come case protette e assistenza psicologica, in Bosnia tutto questo è inesistente. Anzi, le vittime possono essere processate a causa dei crimini che sono costrette a commettere dai propri aguzzini.

La situazione bosniaca è solo un esempio, ed è simile a quella riscontrabile in Macedonia e in Kosovo, mentre netti miglioramenti si registrano in Croazia e  in Serbia. Il Forum interministeriale UE – Balcani Occidentali è sicuramente stata un’ottima occasione di confronto, ma non sarà sufficiente per contrastare efficacemente la criminalità organizzata. Alfano ha giustamente detto “insieme ci si protegge meglio”, ma ancor più chiaro  è stato il collega albanese Saimir Tahiri affermando che “bisogna cooperare in modo più efficace di come fanno le organizzazioni criminali, le quali, a differenza degli Stati, sanno adattarsi velocemente ai cambiamenti”.

L' Autore - Sarah Camilla Rege

Responsabile Allargamento - Laureata in Relazioni Internazionali presso l'Alma Mater Studiorum di Bologna. Da sempre affascinata dai Balcani, dopo un periodo di tirocinio con AIESEC a Novi Sad (Serbia) ho ultimato la tesi di laurea magistrale riguardante il mondo delle Organizzazioni Non Governative e la società civile in Serbia. Nel 2012 ho frequentato la summer school "Integrating Europe through Human Rights" presso la Higher School of Economics di Mosca.

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