domenica , 18 febbraio 2018
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L’UE apre all’ingresso della Serbia, ma con cautela

Il 28 giugno è festa tra i serbi. La chiesa ortodossa celebra il Vidovdan, giorno di San Vito, e in tale occasione si ricorda anche il 28 giugno del 1389, quando i combattenti serbi guidati dal conte Lazar I cercarono di opporsi all’avanzata degli Ottomani di Murad, nella battaglia di Kosovo Polje, della Piana dei Merli. Sono tanti i 28 giugno da ricordare nella storia serba e kosovara, raramente per episodi felici. Il 28 giugno 1914 un nazionalista serbo, Gavrilo Princip, assassinando a Sarajevo l’arciduca Francesco Ferdinando, dava inizio alla prima guerra mondiale, mentre in occasione dei festeggiamenti per il 600° anniversario della battaglia di Kosovo Polje, il 28 giugno 1989, Slobodan Milošević con un suo discorso infiammava gli animi dei nazionalisti serbi ed albanesi, ponendo le basi per una stagione di guerre sanguinose.

Anche il 28 giugno 2013 sarà una data da ricordare in Serbia e Kosovo. È l’inizio del loro percorso europeo. Il Consiglio Europeo infatti, accogliendo le proposte del Consiglio Affari Generali, si è pronunciato a favore dell‘inizio dei negoziati per l’adesione della Serbia all’UE, stabilendo che la prima conferenza dovrà essere indetta non più tardi del gennaio 2014, e delle trattative per l’Accordo di Associazione con il Kosovo. “Una data storica, giusto premio per l’accordo del 19 aprile e per l’impegno nell’attuarlo” hanno dichiarato i Presidenti del Consiglio Europeo e della Commissione Europea Herman Van Rompuy e José Manuel Barroso.

“Un risultato storico, ma non del tutto soddisfacente” ha invece chiosato Ivica Dačić, premier serbo, che si aspettava l’indicazione di una data precisa per la prima conferenza e sperava che si potesse cominciare prima di gennaio, magari a settembre o ottobre, spiegando che questo non è avvenuto perchè “la Germania non era d’accordo”. “Normale procedura” la risposta di Van Rompuy, che ha spiegato come la Commissione si metterà da subito al lavoro – prima del 15 luglio – per iniziare il cosiddetto “screening“, ovvero l’analisi dei passi che la Sebia dovrà compiere per recepire l’acquis communautaire. Priorità verrà data, in base a quanto dichiarato dal Commissario all’Allargamento Štefan Füle nei giorni scorsi, al capitolo 23 e 24 (rispettivamente “stato di diritto” e “lotta alla corruzione”), mentre il capitolo 35 verrà dedicato all’attuazione dell’accordo con il Kosovo. Una volta completato lo screening, verrà redatta una bozza del “quadro negoziale”, che sarà sottoposto al Consiglio Affari Generali e poi nuovamente al Consiglio Europeo.

É proprio quest’ultimo passaggio a rovinare la festa di Dačić, che riteneva – come molti altri Paesi – che il CE non dovesse esprimersi nuovamente e quindi che non fosse necessario attendere la sua prossima riunione – sessione ordinaria fissata per il 19 e 20 dicembre – prima di indire la prima conferenza sull’adesione. L’ulteriore verifica pare sia invece voluta dalla Germania, forse per permettere al nuovo Bundestag di esprimersi, dopo le elezioni del 22 settembre, anche se Van Rompuy ha cercato di giustificarla definendola un “passaggio dovuto”, perchè se ieri il Consiglio ha deciso “politicamente” di dare il via ai negoziati, nella prossima sessione “si esprimerà sul quadro negoziale predisposto dalla Commissione“.

Una piccola delusione insomma, non sufficiente però a smorzare gli entusiasmi di Dačić che ritiene che Belgrado possa completare in 4-5 anni il percorso di acquis (la Croazia ne ha impiegato 10) e può ora concentrarsi nuovamente sull’attuazione dell’accordo con il Kosovo, che inevitabilmente condizionerà qualsiasi passo europeo della Serbia e che procede, nonostante qualche intoppo.

Fissata la data delle elezioni kosovare – pare il 3 novembre -, i due Paesi si sono poi scambiati i rappresentanti nelle rispettive capitali, “ma non sono ambasciatori”, precisa Belgrado. Pristina ha anche concesso l’amnistia a chi aveva compiuto reati di ribellione armata, resistenza alla polizia, spionaggio e di altre 66 tipologie. Per alcuni reati ci sarà l’amnistia totale, per i più gravi degli sconti di pena. Un passo fortemente voluto da Belgrado a tutela dei serbi del Kosovo. Prosegue anche lo smantellamento delle unità di polizia serba di stanza nel Nord del Kosovo, nonostante il disaccordo sul numero di agenti da ri-assumere nella Kosovo Police (800 vorrebbe Belgrado, 180 rispone Pristina). E c’è ancora disaccordo anche sull’approvvigionamento energetico del Nord Kosovo, conteso dall’Associazione di Municipalità serbe e dal governo di Pristina, e sul prefisso internazionale: Pristina ne vorrebbe uno autonomo, ma questo significherebbe perdita di utenti per Telekom Srbija e Belgrado si oppone. Prossimo incontro l’8 luglio.

Rimane molto da fare anche per placare gli animi dei nazionalisti. Giusto ieri una sassaiola da parte di nazionalisti albanesi ha causato dei feriti tra una scolaresca serba, mentre pochi giorni fa il Vetëvendosje! ha scatenato delle proteste di fronte al Parlamento kosovaro in seguito alla ratifica dell’accordo con Belgrado. Da parte serbo-kosovara, c’è invece chi annuncia un boicotaggio totale delle elezioni del 3 novembre.

Continuano, insomma, gli impegni per Ivica Dačić e per il premier kosovaro Hashim Thaçi. Pare che siano anche intenzionati a recarsi a Mitrovica, per rimuovere insieme le barricate che ancora dividono le due zone della città. Un gesto simbolico, perchè rimuovere o aggirare insieme gli ostacoli è la strada giusta per camminare fianco a fianco verso la pace e verso l’Europa.

In foto: il Primo Ministro serbo Ivica Dačić incontra il Presidente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy nel gennaio 2013 (Foto: Council of the European Union)

 

L' Autore - Mauro Loi

Responsabile pubblicazioni - Ho conseguito nel 2007 la Laurea Magistrale in Scienze Strategiche (indirizzo Economico) con una tesi sul processo di ricostruzione dell'Afghanistan. Scrivo soprattutto di Balcani e Caucaso.

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