mercoledì , 21 febbraio 2018
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Federica Mogherini © European Commission, 2015

L’UE condanna le mutilazioni genitali femminili

Le mutilazioni genitali femminili sono usanze tradizionali legate a scopi religiosi ed etnici, praticate in alcuni  Paesi africani. L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha suddiviso le mutilazioni genitali in 3 tipologie: la circoncisione, l’escissione del clitoride e l’infibulazione. Tutte queste pratiche  vengono  effettuate su donne minorenni, spesso anche neonate, senza alcun tipo di prevenzione medica, a rischio di danni gravi alle vittime, a volte irreparabili. Oltre alle conseguenze fisiche, le donne che subiscono questo tipo di operazioni devono affrontare traumi psichici.

Nonostante negli ultimi anni si sia fatta  luce su queste tristi vicende che contraddistinguono alcune popolazioni africane, le statistiche riguardanti le vittime sono ancora molto alte: circa 125 milioni di donne hanno subito una mutilazione genitale, di cui 500.000 solo in Europa.

La dichiarazione congiunta contro le mutilazioni genitali

Per far fronte a questa violazione dei diritti umani e dei diritto dei minori, il 6 febbraio, proprio in occasione della giornata mondiale contro le mutilazioni genitali, Federica Mogherini, Alto rappresentante dell’ Unione Europea per gli Affari Esteri e politica di sicurezza, la Commissaria per la Giustizia e Parità di genere,  Vera Jourova, e il Commissario  per la Cooperazione internazionale e lo Sviluppo, Neven Mimica, hanno rilasciato una dichiarazione congiunta, negando alcun tipo di tolleranza per i Paesi che non condannino le pratiche di mutilazione.

Oltre alla dichiarazione, sono state avanzate altre proposte finalizzate a contrastare le mutilazioni genitali. Fra queste, la creazione di una piattaforma web a sostegno delle vittime. In questo modo gli operatori, come infermieri, giudici, agenti di polizia, funzionari competenti in materia di asilo, potranno entrare in diretto contatto con la vittima per aiutarla o soccorrerla.

Inoltre, la Commissione Europea ha stanziato altri fondi, circa 4,5 milioni, per il sostegno alle ONG che operano in aree dove sono praticate le mutilazioni, affinché si possano realizzare progetti finalizzati all’aiuto e al sostegno medico e psicologico per le vittime.

Con la dichiarazione congiunta contro le mutilazioni genitali, l’UE vuole esortare tutti i Paesi, e in special modo gli Stati membri, a vietare e punire queste pratiche, attraverso un giusto e dettagliato quadro normativo.

La legge italiana

Per questo è essenziale porre in essere  degli adeguati strumenti normativi a livello nazionale, che possano prevedere la fattispecie del reato di mutilazione e la giusta sanzione. L’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 20 dicembre 2012 ha infatti approvato la risoluzione che proibisce nella maniera più assoluta le mutilazioni genitali sulle donne.

In Italia, ad esempio, la Legge 9 gennaio 2006,n.7 “Disposizioni concernenti la prevenzione e il divieto delle pratiche di mutilazione genitale femminile” introduce l’art. 583 bis, che prevede la reclusione da 4 a 12 anni per chi cagiona mutilazioni genitali in assenza di esigenze terapeutiche. Inoltre, dopo la ratifica della Convezione di Lanzarote, è prevista un’aggravante nel caso la pratica sia stata commessa dal padre o da un tutore: si prevede quindi la decadenza della potestà genitoriale. Se invece la mutilazione viene commessa da un medico, secondo quanto previsto dall’articolo 538 ter, è prevista l’interdizione dalla professione e la cancellazione dall’albo dell’ordine professionale.

L’impegno della Mogherini

Nonostante l’impegno dei singoli Stati membri, il meeting del 6 febbraio ha sottolineato l’importanza di trovare un maggiore impegno comune finalizzato al contrasto di queste pratiche illegali. “Il nostro compito”, dice Federica Mogherini “è continuare ad adoperarci anche in collaborazione con l’Istituto Europeo per l’uguaglianza di genere  per migliorare la raccolta dati e le nostre conoscenze in merito alle mutilazioni genitali femminili. Inoltre proseguiremo con una collaborazione di esperti di livello nazionale ed accademico che partecipano direttamente agli sforzi per porre fine a queste pratiche”.

La dichiarazione è un segno tangibile dell’impegno dell’UE a contrastare qualsiasi forma di violenza o abuso sulle donne. Tolleranza zero per chi infligge alle donne simili torture. Questa è l’unica strada da seguire dall’UE e dalla comunità internazionale per tutelare e difendere i diritti delle donne di tutte le etnie.

L' Autore - Gaia Santori

Laureata in giurisprudenza presso l'università di Roma tre nel Maggio 2013, ho vinto una borsa di studio Erasmus per l'intero anno accademico 2010/2011 presso l'Univerità di Santiago de Compostela. Dall 'Agosto 2013 fino ad ottobre dello stesso anno ho frequentato un corso di perfezionamento dell'inglese giuridico ed economico a Boston. Le mie passioni sono il diritto internazionale,il diritto privato comparato e la geopolitica. Orgogliosa di far parte della redazione di Europae.

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