giovedì , 16 agosto 2018
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L’Unione Europea e l’Egitto dopo due anni di rivoluzione

Alla vigilia del secondo anniversario della rivoluzione che depose Hosni Mubarak, in Piazza Tahrir infiammavano nuovamente gli scontri. Le proteste e le violenze nelle strade e nelle piazze d’Egitto costituiscono il leit-motiv che ha scandito questi mesi di transizione politica dai ritmi incerti e contrastanti. Dalle piazze egiziane si alza la sola voce di un popolo deluso, che accusa il Presidente Mohamed Morsi e i Fratelli Musulmani di aver tradito la rivoluzione e le aspirazioni del popolo egiziano. L’Egitto di oggi sembra la copia carbone di quello stesso paese che si ribellò due anni fa ad una dittatura durata 30 anni, il cui strumento più violento ed odiato fu proprio lo stato di emergenza prontamente rispolverato dal Presidente Morsi, in risposta agli scontri delle ultime settimane.

Anche l’Unione Europea, forte degli impegni reciproci assunti nel quadro di una partnership rafforzata, ha intimato alla Presidenza egiziana l’importanza di porre termine alle violenze e procedere in una transizione inclusiva, come ha detto Catherine Ashton, al termine del Consiglio Affari Esteri dello scorso 31 gennaio. In tale sede, i Ventisette si sono consultati sugli ultimi sviluppi della situazione politica egiziana in vista delle vere e proprie discussioni previste per il Consiglio Europeo oggi in corso, con l’obiettivo di ricordare il grande impegno economico e politico profuso dall’Unione verso l’Egitto. Un impegno quantificabile in quasi 1 miliardo di euro per il biennio 2012-2013, di cui 500 milioni condizionati dal principio del “more for more, che comporta la necessità di riforme politiche ed economiche per ottenere fondi aggiuntivi. L’erogazione dei fondi europei è poi legata al prestito di 4,8 miliardi di dollari ancora in discussione, dopo mesi di sospensione nelle trattative, con il Fondo Monetario Internazionale. Per la sua conclusione sono necessarie riforme – taglio dei sussidi su carburante e grano, nuove tasse ed aumento di quelle esistenti che Morsi ha preferito rimandare al post-referendum sulla costituzione e che, probabilmente, verranno concretamente discusse solo dopo le elezioni parlamentari di aprile. La delicata campagna elettorale richiede di silenziare impopolari verità. Tuttavia, senza riforme, la liquidità di cui l’Egitto ha estrema urgenza per far ripartire l’economia rimarrà congelata.

L’UE, maggiore partner politico e commerciale dell’Egitto, attende che questa strada sia finalmente intrapresa, anche grazie all’azione della Task-Force al Cairo, lanciata lo scorso novembre, un inedito strumento diplomatico dei Ventisette. Terza in ordine temporale nell’area del Mediterraneo, dopo quelle in Tunisia e Giordania, ma prima nel suo genere per complessità, prevedendo più di 500 partecipanti e discussioni con la società civile egiziana su temi fino ad ora considerati tabù, come i diritti umani ed i diritti delle donne, la Task-Force ha permesso all’UE di legare indissolubilmente le relazioni commerciali ed economiche alle richieste della società civile egiziana, un necessario “ponte tra la società e le autorità” nelle parole del Commissario Stefan Fule.

La democrazia, ha ricordato il portavoce di Catherine Ashton durante le discussioni sulla situazione egiziana alla plenaria del Parlamento Europeo di dicembre, non può essere conseguita tramite un “quick fix”. Richiede un dialogo inclusivo tra tutti i rappresentanti della società civile per arrivare ad una soluzione consensuale e duratura. In tal senso ha senz’altro fallito il processo costituzionale egiziano, nell’ambito del quale la nuova Costituzione proposta da un’Assemblea guidata da forze islamiste ed è stata approvata a dicembre con un referendum popolare che ha visto un’affluenza alle urne del 33%, cifra ben lontana dagli standard di rappresentatività auspicati dall’Unione. L’apertura, in questi giorni, al dialogo con l’opposizione è solo l’inizio della via che il Presidente dovrà percorrere nei mesi a venire ed una prova di democrazia su un palcoscenico che ha abituato la comunità internazionale a continui colpi di scena.

La strada verso la stabilità politica ed economica dell’Egitto rimane lunga e rallenta la ripresa economica del paese. L’UE vuole un Egitto stabile e democratico, capace di essere un interlocutore di rilievo in una regione problematica. Ma il polso di questa partnership rafforzata rimane ancora debole ed i principi democratici lungi dall’essere inscritti nel DNA della leadership egiziana.

L' Autore - Sara Bottin

Laureanda in "Politica Internazionale e Diplomazia" all'Università degli Studi di Padova. Stagista MAE-CRUI alla Rappresentanza Permanente d'Italia presso l'Unione Europea a Bruxelles, presso la quale mi sono occupata delle relazioni con i paesi del Mediterraneo e Medio Oriente. Da qui è sorto il particolare interesse per la politica estera dell'Unione Europea e le sue relazioni con i paesi dell'area mediterranea.

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2 comments

  1. Caro Enrico,
    la ringrazio per la segnalazione. Parole molto forti da parte dei due fratelli, sia nel paragonare Morsi ad Hitler che nel chiamare in causa i militari per riportare la pace nel paese.
    Dal mio punto di vista personale spero che le loro parole non siano espressione della maggioranza della popolazione. Se i militari decidessero nuovamente di prendere in mano la situazione politica dell’Egitto, temo che le conseguenze sarebbero ben lontane dal percorso democratico che tutti auspichiamo. Parlano da sé i mesi in cui il paese è stato guidato dallo SCAF. La paura dei gruppi più estremisti all’interno dei Fratelli Musulmani non deve portare ad una “caccia alle streghe” da parte dei poteri secolari!
    Quello che affermo sull’articolo di oggi sulla Tunisia, vale chiaramente anche per l’Egitto e per tutti i paesi alle prese con questo difficile percorso di crescita democratica: è necessario dare voce alle forze più moderate del paese, molto più numerose di quello che la stampa vuole dare a vedere.

  2. Vi segnalo l’intervista a due fratelli de Il Cairo sulla nostra testata.
    Si parla di rivoluzione tradita e di Morsi dittatore, paragonato ad Hitler.
    http://www.anordestdiche.com/story/egitto-due-anni-dopo-mubarak-morsi-come-hitler-uccidono-la-rivoluzione-esclusivo/

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